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"Dai Franci fammela leggere" Marco andava avanti da giorni "no Marco, mi vergogno" continuavo a dirgli.

Gli avevo raccontato di aver scritto una storia sulla mia più grande passione, la F1, e che avevo pubblicato tutto su Wattpad.
Voleva leggerla ma avevo creato un account con un nome di fantasia quindi non poteva trovarmi.
Era una storia d'amore e mi vergognavo che potesse capire quali erano i miei veri sogni nel cassetto, anche se ormai irrealizzabili.

"Ma come? Agli estranei si e a tuo fratello no? Sei proprio una stronza" aveva continuato "appunto, sono estranei, non mi conoscono, non hanno idea della mia faccia. Tu sei mio fratello" avevo detto sinceramente "dai adesso vado sennò mi fai fare tardi a lavoro" avevo poi continuanto mentre prendevo le scarpe per uscire di casa.

In macchina avevo pensate alle sue parole, perché mi vergognavo a farla leggere alle persone a me vicine?
La risposta la sapevo, non volevo che capissero che quello che avevo scritto era il mio sogno, che avrei pagato oro per poter vivere quella vita. Non volevo che sapessero.

Ero arrivata al negozio puntuale.
Odiavo questo lavoro. Commessa in una catena di negozi, qui ero solo un numero e non avevo nessuna ambizione.
Ci lavoravo da quasi 2 anni ormai, avevo iniziato come sostituta e alla fine ero rimasta. Non mi piaceva.
Nessuno stimolo e anche molto noioso ma i soldi mi servivano e quindi continuavo.
Avrei potuto cercare altro, ne ero a conoscenza ma se poi non mi fosse andata bene? Magari mi licenziavano dopo qualche tempo e io sarei rimasta senza lavoro. Non poteva essere e quindi mi accontentavo.

Anche in amore era cosi e il peggio era che ne ero consapevole.
Conoscevo Pietro da 4 anni ma solo da 2 anni e mezzo era il mio fidanzato.
Mi aveva corteggiato a lungo ma non avevo mai ceduto, sapevo che non sarebbe durata ma poi una sera, sfinita dalle sue attenzioni eccessive, ci ero cascata.

Da allora erano passati più di 2 anni, ad un certo punto avevo creduto anche di essermi innamorata ma no. Sicuramente provavo affetto nei suoi confronti ma l'amore era altro. O almeno ci speravo.
La nostra era abitudine, non volevamo uscire dalla nostra comfort zone. Anche per lui era cosi, dopo che ero caduta nelle sue braccia aveva mollato.
Niente più corteggiamento. Eravamo diventati una coppia abitudinaria da subito.

Sapevo che il motivo per cui continuavo a rimenere con lui era sempre lo stesso.
Paura.
Paura di non trovare nessuno e di rimanere sola, paura di deludere la mia famiglia, paura di tutto insomma e quindi mi accontentavo.

A lavoro almeno avevo stretto amicizia, Clara era diventata la mia migliore amica in pochissimo tempo.
Eravamo simili e insieme eravamo una forza della natura, sul lavoro e fuori.
Sapevo di poter contare su di lei sempre, era l'unica che sapeva della storia e che l'aveva letta tutta più volte.

"Hai un dono sorella, fattelo dire" mi diceva sempre facendomi arrossire "c'è quelle parole, mi sembrava di vedere un film. Io non amo leggere ma ho letto la tua storia almeno 5 volte da quando l'hai pubblicata e leggendo i commenti non sono l'unica a cui è piaciuta, dovresti provare a pubblicarla" mi aveva detto quel giorno durante la chiusura. In negozio eravamo rimaste sole. Lei sistemava i maglioni e io chiudevo cassa "ma chi vuoi che mi pubblichi mai? È una storia troppo particolare perché possa piacere ad un pubblico grande, è troppo dettagliata sulla F1" avevo detto ed ero convinta delle mie parole. Ero già contenta che tanta gente l'avesse letta e che fosse piaciuta. Mi aveva risollevato l'umore nell'ultimo periodo.

Quella sera a casa avevo pensato alle parole di Clara, quanto mi sarebbe piaciuto che qualcuno pubblicasse la mia storia ma sapevo che era improbabile, mi ero addormentata fantasticando, come sempre.

Love me - Hate me - Kiss meDove le storie prendono vita. Scoprilo ora