Era il primo giorno di scuola del quarto anno di liceo e già ero in ritardo.
Uscii di corsa da casa e iniziai a correre. Abitavo abbastanza vicino alla scuola, quindi ci andavo a piedi.
Passai davanti a mille negozi e mille vetrine piene di abiti stupendi, mi distraevo ogni volta che ci passavo davanti e nella distrazione non vidi che il semaforo per attraversare era diventato rosso.
Corsi sensa mai fermarmi e mi ritrovai davanti a una limousine che ovviamente mi prese in pieno.
Ero caduta e mi faceva male tutto ma avevo abbastanza forze da insultare il mondo che sembrava avercela con me.
Dalla macchina scese un ragazzo alto e muscoloso. La faccia non si vedeva bene, era coperta da un ciuffo ricciolino marrone e da un velo d'ombra. Aveva uno smoking nero che gli dava l'area di un imprenditore; cosa impossibile visto che sembrava avere la mia l'età.
Quando si avvicinò a me, riuscii a vederlo in volto.
Aveva gli occhi verdi come la pietra giadeite, il naso alla russa e un sorriso luminoso.
" Ei, stai bene?" mi chiese porgendomi una mano per rialzarmi.
Annuii, mi vergognavo, in fondo era stata la mia ossessione per i vestiti a portarmi in questa situazione.
Accettai il suo aiuto e mi ricomposi.
"grazie e... scusa " dissi a voce bassa.
"non ti preoccupare, è stato solo un incidente" disse sorridendo.
Ad un tratto mi ricordai di essere in ritardo.
Ogni volta! Succedono sempre a me queste cose.
"scusa ma devo scappare, sto facendo tardi a scuola" dissi in fretta.
Poi lo guardai e lo vidi un po' malinconico ma non avevo tempo per pensarci.
Stavo per prendere il mio zaino da terra quando lui mi anticipò.
"ti do un passaggio, per scusarmi" disse tornando allegro.
"ma non è stata colpa tua... " precisai.
"non fa niente, voglio comunque offrirti un passaggio, in fondo è stato il mio autista a farti cadere." disse divertito.
Mi arresi e accettai l'invito.
Non ero mai stata su una limousine e a dire il vero non ne avevo mai vista una.
Lui come un gentleman mi aprì la portiera e mi fece accomodare davanti a lui.
"allora... Come ti chiami? " mi chiese per sciogliere il ghiaccio.
"Bacco " dissi fredda.
"ti chiami come il dio del vino? " disse calmo per poi scoppiare in una risata.
Questa risata la trovai sia dolce che fastidiosa allo stesso tempo.
"si e tu come ti chiami? Black? " dissi infastidita.
Tornò serio, si girò verso il finestrino ma tenendo gli occhi chiusi. Era incredibilmente bello, sarei rimasa per ore a fissarlo.
Era cupo, misterioso e incuteva timore e cercava di nasconderlo con un sorriso; ma non era bravo a nascondere le cose.
"perché Black? " disse con un tono quasi triste.
Aveva già capito il perché ma voleva sentirselo dire.
"ma non è ovvio? " dissi indicando prima il suo vestito e poi la macchina.
"e poi tranne quando sorridi, hai l'area di chi è in un buco nero" dissi seria quasi con un tono preoccupato.
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Yin Yang
ChickLitLoro erano come il bianco e il nero, diversi ma si completavano a vicenda. Insieme formavano lo yin yang e quando lui, Peter, il figlio di un imprenditore miliardario, dolce e gentile, incontra lei, Bacco, una ragazza come le altre, divertente e sol...
