Dieci anni prima
<Adesso basta John! È l'ora di finirla con questa roba, me lo avevi promesso!> sento mia madre gridare al piano di sotto. I miei genitori ultimamente litigano spesso, a quanto ho capito papà fa un lavoro pericoloso e la polizia potrebbe prenderlo ma lui è molto bravo con me, non voglio che lo portino via. <Julie ti ho già detto che è tutto sotto controllo... siamo al sicuro! Allison anche è al sicuro, non permetterò che le succeda qualcosa lo sai> Le mie lacrime rigano il mio piccolo viso, prendo Teddy, il mio orsacchiotto preferito; me lo ha regalato nonna Rose appena sono nata ma ora lei è in cielo dallo scorso anno... chissà se ora lei mi vede da lassù, chissà se può aiutare papà...
Anche mamma non sta molto bene, lei mi sta crescendo con tanto amore, fa tanti sacrifici con me anche se i soldini sono tanti, lei dice che quelli guadagnati da papà non vanno bene per me; per questo fa tanti turni e lavora in ufficio per tante ore.
<Allison, dove sei?> sento la voce di mia madre nella mia cameretta ma io non voglio uscire dal mio lettino, questo è l'unico posto sicuro che ho quando loro due litigano. <Ally esci da lì... ti potresti fare male> mi tira per un braccio e mi fa accomodare sulle sue ginocchia, mi sorride ma capisco che non è sincero. <perché piangi?> prendo un fazzoletto per asciugarmi le lacrime <Perché sono stanca di sentirvi litigare... perché litigate ?> rimane pietrificata, non mi risponde.
Dieci anni dopo
Dieci anni fa ho avuto l'ultima conversazione di senso compiuto con mia madre, da quel giorno, tutto è andato a scemare così come la mia vita. Ora ho diciotto anni, mi sono diplomata due mesi fa e ora sto preparando le valigie per partire e andare al college. La mia vita non è stata facile e non lo è tuttora... vivo con un padre narcotrafficante e una madre che dieci anni fa, esattamente dopo qualche mese da quella conversazione, si è data all'alcol pensando di risolvere tutti i problemi ma invece, ne ha solo aggiunti altri.
Con l'avanzare dell'età, la mia vita non è stata una delle migliori perché tutti sapevano che nomina ha la mia famiglia, mia madre ha sempre cercato di proteggermi e di rendermi una bambina "normale" ma da quando anche lei si è lasciata andare, io non ho più l'appoggio di nessuno e nonostante io volessi cambiare il mio stile di vita, la società non me lo ha permesso, mi ha subito etichettata come la "figlia dello spacciatore" o "figlia dell' alcolizzata". Il periodo delle medie è stato il più brutto per me perché ho sofferto di anoressia: i miei compagni mi prendevano in giro perché sapevano le mie origini e tanti mi dicevano "a colazione ti fai di cocaina o marijuana?". Da lì ho provato rifiuto per il cibo, ho toccato i 20 kg a tredici anni, ero alta 1.58 e non avevo nessuno accanto: mio padre in giro per il mondo a spacciare e mia madre buttata sul divano con delle bottiglie per terra. Per fortuna ho incontrato una persona speciale che tuttora è la mia migliore amica: Cassandra, lei ha due anni in più di me e studia al college di Seattle economia. È lei che mi ha fatto scoprire la Seattle Pacific University: inizialmente la mia idea era fare business management ma purtroppo non ho superato il test ma sono entrata a lettere moderne.
Faccio un giro della la casa per l'ultima volta, non so quando ritornerò e se ritornerò a Jacksonville; saluto quella che è stata la mia casa per diciotto anni, una casa che da bambina amavo ma che da adolescente ho odiato e volevo solo scappare da qui al più presto. Prendo le mie valigie e scendo le scale, mio padre si è offerto di accompagnarmi in aeroporto: l'unica cosa bella di lui è che con me è sempre stato amorevole, nonostante fosse un narcotrafficante, non mi ha mai voluto privare di nulla. Prima di andare via dò un bacio sulla fronte a mia madre che come sempre, dorme sul divano con accanto una bottiglia vuota di Gin.
<Ciao mamma> sussurro vicino al suo orecchio ma lei ovviamente non mi sente... con gli occhi lucidi mi lascio la mia casa alle spalle e salgo sulla Porche di mio padre.
<Sei pronta? Hai preso tutto?> chiede prima di mettere in moto <Si, possiamo partire>. Il viaggio verso all'aeroporto sembra intenso e così decido di rompere il ghiaccio <Ora che me ne andrò cosa farai? Insomma, hai intenzione di lasciare ancora mamma così? Aspetti che muoia di epatopatia?> chiedo con tono di rabbia e delusione. Lui non risponde, ovviamente ma appena ci fermiamo al semaforo rosso, si gira verso di me alzandosi gli occhiali da sole e li noto i suoi occhi lucidi. < pensi che in questi anni io non ci abbia provato? L'ho portata in un SERT, pure in un centro di alcolisti anonimi dove poteva aprirsi con gli altri ma lei ha preferito chiudersi. Ho lottato credimi ma se non si è in due a provarci, non si risolvono i problemi e soprattutto, non si abbattono gli ostacoli>. Cavolo io tutto questo non lo sapevo, mi hanno tenuto all'oscuro di tutto! <Scusa... non sapevo di tutta questa storia> abbasso la testa imbarazzata <Eri una bambina, non potevo portarti traumi ... già li avevi e poi la situazione è peggiorata e non volevo complicarla di più con l'arrivo di assistenti sociali> in effetti, nonostante io fossi in uno stato di abbandono, mio padre non ha voluto farmi inserire in una casa famiglia, mi ha sempre voluto bene e posso immaginare il dolore che ha provato in quegli anni, solo che io non lo vedevo. < Ci ho provato Ally, ci ho provato. Ho provato a cambiare, a mollare il giro dello spaccio e so quanto hai sofferto in passato, ricordo della tua anoressia e credimi che avrei voluto esserci io al posto tuo. Ho pensato più volte di farla finita ma tu mi hai dato la forza di continuare a vivere. Proverò ad essere un uomo e un padre migliore, sto tentando di uscire da questa merda ma è complicato. I soldi ci servono per i tuoi studi, per le spese, per tua madre... se andassi a fare l'operaio in fabbrica,non mi basterebbero 1500 dollari per vivere. Per quanto sia difficile per me, io sono contento che tu vada via: costruisciti un futuro, li nessuno ti conoscerà e non dovrai più soffrire. Stai a Seattle e per un po' non tornare.>
Le sue parole fanno male eppure, c'è tanta verità. Arriviamo all'aeroporto, lo abbraccio e poi lo saluto; mi dirigo a fare il check in e dopo poco, prendo posto in aereo.
Sono pronta a iniziare questa nuova vita, devo farlo per me stessa, devo lottare come ho sempre fatto.
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Diversi ma simili
ChickLitAllison ha un passato tormentato: padre narcotrafficante, madre alcolizzata. Si dice che in famiglia ci sia sempre una pecora nera ma lei, sembra la più raccomandabile insomma, la pecora bianca. Stanca di vivere in quella situazione, Allison dalla...
