Teneva stretto nella mano un lembo di stoffa, serrando gli occhi, irrigidendo il corpo.
Contatto, doveva mantenere il contatto. Non doveva confonderli, non doveva confondersi...

Acqua. La prima cosa che percepì fu l'acqua. Ancora. Era sempre l'acqua.

Iniziarono con poche gocce, come una leggera pioggia.

Aprì gli occhi. Era nella sua stanza, nel suo letto. Doveva mantenere il contatto con la realtà. Doveva restare vigile. Doveva riconoscere il confine.
E poi iniziò ad aumentare, ad aumentare, una pressione invisibile che le premeva le coperte addosso, che la schiacciava al letto.
Riusciva a percepire l'acqua, riusciva a sentirla scorrere sulla sua pelle, riusciva a percepire i suoi capelli che si impregnavano.

Chiuse gli occhi di nuovo.

«È tutto nella mia testa» si disse. «Nulla di questo è reale. È tutto nella mia testa.»

Poi non riuscì più a respirare.

«Nulla di questo è reale» si disse, mentre soffocava. «Nulla di tutto questo è reale.»
Ma non riuscì a trattenersi dallo smettere di respirare. Sapeva che non era reale, ma non riusciva a non pensare a quanto lo sembrasse.

"Ora arrivano le voci" pensò, quando concesse ai suoi polmoni di respirare.

Riusciva a percepire l'acqua scorrerle lungo il collo, invadere il suo corpo.

«Dovresti provare a fuggire» udì. Alla fine aveva ragione. Erano arrivate le voci. Arrivavano sempre.
«Davvero, cosa ci fai ancora qui? Tutto non farà che peggiorare.»

"Non è reale, non è reale. Tutto questo è nella mia testa."

«Ne sei sicura? Davvero puoi dire qual è la differenza»

«Nulla è reale, nulla è reale, tu non sei reale, nulla è reale, il confine, devo trovare il confine, il confine»

«E se tutto questo fosse reale? Se fossi tu a non esserlo»

«Nulla di tutto questo è reale, nulla di tutto questo è reale, è tutto nella mia testa.»

«Ma in fondo, ha importanza? La realtà vale davvero la pena di essere distinta dalla tua mente?

In fondo non importa cosa farai, soffrirai comunque. C'è solo una via d'uscita»

Quando aprì gli occhi, le bruciarono, come se fossero a contatto con dell'acqua salata. Ma non sentiva il sapore del sale
«Questa è la prova che non è reale» pensò, distrattamente. Ma non aveva importanza, in quel momento.
Quello che importava era la finestra in fondo alla stanza, distante eppure nitida.

«Sarebbe così semplice» dicevano le voci, ora moltiplicatisi nella sua mente.

«Lo hai già fatto. Ora sarà solo più veloce. Un salto e la differenza tra realtà e immaginazione sarà inutile. Il dolore sarà passato.»
«Davvero pensi che a qualcuno importi davvero? Probabilmente nemmeno loro esistono. Nemmeno tu esisti. Tutto questo non è reale.»

Alzarsi dal letto fu difficile. Le coperte sembravano troppo pesanti, e camminare era difficoltoso. L'acqua la respingeva, la rallentava.

Ma alla fine, barcollando, riuscì a raggiungerla. Il vetro freddo sotto le dita avrebbe dovuto aiutarla a pensare più lucidamente, ma non ci riuscì.

«Tutto questo non finirà mai. Il dolore non finirà mai.»
«Forza, dimostrami che non è reale.»
«Pensi davvero che a qualcuno importerà?»
«Non puoi aspettare di svegliarti, questo non è un sogno. Questa è la tua vita.»
«Inutile»

L'aria fredda della notte non la sorprese. Ma la pioggia sì.

L'acqua fresca le inzuppò il capelli, si adagiò sul suo viso facendolo sembrare piangente, e quando aprì la bocca portò un sapore dolce, come nettare.
Il contatto con la realtà. Il confine.

Il mattino successivo non aveva davvero voglia di alzarsi, ma sapeva che avrebbe dovuto farlo. Come ogni giorno.
Aveva due telefonate importanti da fare. Avrebbe dovuto avvertire il suo psichiatra che era meglio che continuasse a prendere le sue pillole, e la sua famiglia che quel giorno aveva un impegno molto, molto importante, e purtroppo non sarebbe potuta venire in piscina con loro. 

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