Segreti

228 11 4
                                        

Clary rimase zitta per qualche secondo,o forse minuto,non aveva più la certezza di niente.

Non era certa di che ore fossero, di che giorno fosse, di come si chiamasse, di quanti anni avesse, ma soprattutto...di chi fosse sua madre.

-C'è qualcosa che dovrei sapere?

Ormai era questo il metodo che usava: stava sul misterioso e parlava come se fosse sua madre a dover sputare fuori tutto, non lei.

-Smettila Clary. Dimmi cosa sai.

-Oppure? Cosa fai? Tanto sarà semplice farmi dimenticare questa conversazione, o sbaglio?

Jocelyn rimase senza parola, cercava di dire qualcosa ma boccheggiava soltanto.

-Cosa cerchi di dirmi?

Era spaventata, si percepiva dal suo tono di voce e dalla sua espressione preoccupata.

-Cerco di dirti che le madri normali non fanno dimenticare alle proprie figlie il proprio passato con qualche strana pozione o magia oscura!

Jocelyn sbiancò di colpo.

Tutto era venuto a galla.

Tutte le sue paure più grandi stavano avendo luogo in quel momento esatto.

Tempo qualche mese e sua figlia avrebbe scoperto tutto.

Tutto quello da cui aveva sempre cercato di proteggerla, di nasconderla...

-Hai intenzione di stare muta tutto il giorno o vuoi darmi delle spiegazioni?-continuò Clary

Dopodiché,senza aver ricevuto una risposta,sbuffo violentemente,uscì di casa e sbatté la porta alle sue spalle con una tale furia da spaventare anche Madame Dorothea.

Clary's POV

Correvo per le strade di New York con il viso rigato di lacrime,senza sapere dove andare.

Il mio chignon disordinato ormai si era sciolto del tutto lasciando ricadere i miei lunghi capelli rossi sulla schiena.

Potevo solo immaginare l'espressione che avevo in faccia: ero sconvolta.

Il mio viso ormai era segnato da occhiaie profonde che ricordavano le lunghe notti passate a pensare, i miei grandi occhi verdi ormai erano spenti,come se tutto il loro vivace colore,la loro gioia, fosse scivolata via con le lacrime.

Ero sola. E non avevo un posto dove stare, dove dormire.

Se solo ci fosse stata qualche amica nei paraggi...

Ad un tratto ci fu un movimento rapido, indistinto e non ci feci in tempo a muovermi che una mano mi afferrò ...

Urlai, ma come in un incubo non mi uscì altro che un grido soffocato.

In un primo momento non capii il perchè non riuscissi a gridare, ero troppo spaventata per concentrarmi, poi dopo qualche secondo realizzai che il mio "aggressore" mi stava tappando la bocca con una mano.

Chi era quell'uomo? Che fosse qualcuno mandato da mio padre?

Se non addirittura lui...

Appena sentii la puzza di alcool e vidi la faccia di quell'uomo, che rideva come un matto, capii che era solo un comune mondano (di quelli stupidi) e tirai un sospiro di sollievo.

Lui si avvicinò sempre di più a me e prima che io potessi tirargli un bel calcio, qualcuno mi precedette:

un uomo gli tirò una bottiglia di birra in testa, e quell'idiota cadde sul colpo.

When The Darkness ComesWhere stories live. Discover now