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Gli orecchini di Donna Fiammetta

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La pioggia crepitava in modo aggressivo e impetuoso sui vetri della grande finestra del salone. L'Estate era un ricordo ormai sbiadito. Col passare del tempo il sole aveva lasciato il passo alle nuvole e le giornate erano divenute sempre più fredde e cupe. Al secondo piano di un piccolo appartamento di periferia era deceduta una donna molto anziana che viveva da sola. Il suo nome era Celestina Pincherle. I conoscenti l'avevano ribattezzata "Donna Fiammetta" sia per i modi bruschi ed altezzosi che la contraddistinguevano sia per l'aspetto fisico smunto e magro. Aveva sempre condotto una vita ritirata. Usciva molto di rado per gli acquisti principali o per recarsi alla piccola libreria di fronte la sua casa. Era appassionata di spiritismo e magia nera. Per questo suo vezzo i vicini di casa la evitavano. Era talmente abituata a sentirsi addosso gli sguardi di tutti, che aveva sviluppato una particolare forma di ritrosia sociale. Pur mostrandosi educata e rispettosa, aveva una attitudine a nascondersi quasi a mimetizzarsi. Percorreva scale e corridoi e strade sfiorando i muri, incollandosi alle pareti. Il fisico sembrava aiutarla nel camuffarsi: era infatti talmente magra e diafana da sembrare un fantasma. Le braccia e le gambe erano così sottili che si perdevano nel grande cappotto di cammello che usava in tutte le stagioni. Le ossa degli zigomi le sporgevano come due chiodi dal viso in procinto di bucarle la pelle e lo sguardo era reso torvo proprio dall'eccessiva magritudine. Donna Fiammetta, nonostante l'aspetto e l'età era lontana dall'essere una donna debole. L'anziana conduceva una vita autonoma e brillante. Lo fece almeno sino all'ultimo momento della sua vita. Da parecchie settimane la signora non si faceva vedere in giro. L'insegnante Ritter, insospettita dalla lunga assenza della donna e dal cattivo odore che appestava il sottoscala, avvertì l'amministratore condominiale, che chiamò la polizia. Si recò quindi insieme a due corpulenti agenti presso l'indirizzo. Per aprire la porta usò le chiavi passepartout in suo possesso. I due agenti entrarono per primi. Il fetore della carne decomposta aveva riempito l'intero appartamento. Dopo le indagini del caso, il medico patologo attribuì la dipartita della povera donna ad imprecisate cause naturali. "Povera donna mi mancherà. A modo suo sapeva farsi amare e notare". "Aveva parenti?" lo interruppe l'agente. "No era sola e credo che non possedesse nulla. Raccontava con orgoglio che le sue uniche ricchezze fossero i suoi libri, quel quadro che vede sulla parete e che la ritrae con il suo amato gatto nero ed un paio di orecchini di brillanti". "Il quadro è davvero bello. Lo porteremo alla biblioteca comunale insieme alla collezione di libri. Gli orecchini potrebbero essere usati per il funerale e per pagare altre spese". Il ritratto in realtà era scarno e scuro, anche perché il viso della donna era spoglio e privo di monili di alcun tipo. I due agenti e l'amministratore si misero alla ricerca dei due orecchini, ma nonostante l'accurata indagine non riuscirono nel loro intento. "Niente da fare, sembrano essersi volatilizzati. Del funerale si occuperà il comune. Qui abbiamo finito. Mr. Charles allerteremo subito l'ufficio comunale che manderà gli operai". Trascorse una mezz'ora. Il citofono avvertì, con un suono tonfo, l'amministratore dell'arrivo dei due necrofori inviati dal comune. "Finalmente siete arrivati. Sapete non è per niente piacevole passare il proprio pomeriggio in compagnia di un cadavere. Trovate la povera signora nell'altra stanza. Adesso se permettete vi saluto. Questo tanfo mi sta uccidendo." L'amministratore uscì velocemente fermandosi di tanto in tanto sulle scale bloccato dai conati di vomito. "Mettiamoci al lavoro Samuel. Mi aspetta la partita a freccette al pub". Samuel alzò il suo sguardo verso il collega. Annuì sorridendo flebilmente. Girò quindi il capo e fissò il lungo corridoio che collegava l'ingresso al salone. Samuel era un ragazzo particolare. Non parlava quasi mai ed aveva sempre una espressione curiosa sul viso. Era vissuto per molti anni in un orfanotrofio dove aveva condotto una vita triste e solitaria. Era stato soprannominato "Gazza ladra" per il suo vezzo di rubare tutto ciò che lo affascinasse e nasconderlo in una cassa di legno che teneva nel suo armadio. Proprio questa ossessione gli era costata molto cara. "Samuel, prima o poi ti caccerai in un bel guaio, un guaio irrimediabile" gli ripeteva il reverendo Stevens rettore dell'istituto. Ma la Gazza era incurante delle continue paternali. Rubava di tutto e poi lo nascondeva come da clichè. " Preparo la bara, tu per favore componi meglio che puoi la donna. Sbrigati non abbiamo tutto il pomeriggio". Samuel si inginocchiò. Accarezzò il viso della donna. Gli occhi si riempirono di lacrime che subito caddero solcandogli il viso. Non si era ancora abituato alla tristezza del suo lavoro. Destò la sua attenzione la mano sinistra della povera Fiammetta. Era chiusa in una stretta fatale. Samuel con delicatezza iniziò a sciogliere le dita dal rigor mortis. "Sono due orecchini. Sono Bellissimi. Devono essere miei". Si assicurò che il collega non lo vedesse e cercò di prenderli velocemente. Lo distolse dalla sua azione uno scricchiolio. Da un vecchio comò della donna apparve un gatto. Aveva un respiro rantolante, e delle crosticine marroni gli oberavano il naso di muco. Era molto vecchio. Sembrava non vederci bene. Per questo adoperava il naso la lingua e i denti per orientarsi. "Cosa vuoi bel gattone? Gli orecchini? Ormai la tua padrona non ne avrà più bisogno. Li prenderò io." Il gatto indispettito dalla risposta lo graffiò con i suoi artigli affilati. Con un balzo si allontanò e uscì dall'appartamento. Scemò lentamente miagolando fino a sparire. "Ahia!" urlò Samuel. "Ma che combini? Smettila di giocare col gatto! Ahahaha". Samuel fece appena in tempo a riporre nella tasca destra i preziosi gioielli per poi aiutare il collega. Portarono la bara alla Cappella di Sant'Andrea dove il Reverendo benedì la salma. Quindi la seppellirono facendo scendere il feretro nella fossa con un montacarichi e permettendo alla corda, con meccanica indifferenza, di cominciare la sua discesa della bara verso il sonno eterno. "Ciao a domani". I due si salutarono. Samuel corse verso casa. Era impaziente di riporre la refurtiva nella grande cassa di legno. Giunto a meta aprì la porta e dopo essersi spogliato prese gli orecchini dalla tasca del vestito appoggiato sul divano. "Meravigliosi!" Dalla finestra aperta che dava sul cortile Samuel udì un rumore. Sembrava il calpestio di un animale. "Miao, Miao". Era un gatto nero che si era introdotto nell'abitazione. A guardarlo bene non era un felino qualunque. Era il vecchio gattone di donna Fiammetta. "Ma come diavolo sei arrivato qui". Samuel poggiò gli orecchini sul tavolo e prese la scopa per colpire l'orrendo gattaccio. "Vieni qui... non ti faccio niente" ripeteva in maniera ossessiva. Tutto accadde in pochi attimi: il gatto emise un suono orrendo. Samuel si fermò per un istante e, terrorizzato, fuggì verso la porta. L'aprì e si lanciò dentro l'ascensore per mettersi in salvo. Il gatto si voltò in tempo per vedere dove si stesse dirigendo il ragazzo. Gli si lanciò contro facendo cadere all'indietro Samuel che era già dentro l'ascensore e schiacciava ossessivamente il tasto T, per portarsi via da quell'inferno. Quando le porte dell'ascensore si chiusero, il braccio destro di Samuel, intento a combattere, rimase incastrato. L'ascensore muovendosi glielo tranciò di netto. Samuel cominciò a levitare schiacciandosi contro il soffitto della cabina. Una luce abbagliante concluse l'orrore. A piano terra giunse un corpo da cui era stata risucchiata la carne e la pelle era appiccicata alle ossa come il cuoio. Il gattone ritornò in strada con fare sornione. Nel frattempo nella piccola biblioteca cittadina, il direttore aiutato da alcuni impiegati, aveva attaccato al muro il grande quadro che ritraeva Donna Fiammetta. "Grazie alla donazione di questa donna, la nostra biblioteca potrà fregiarsi di alcuni volumi davvero interessanti. Merita davvero il nostro ringraziamento. E poi questo quadro è davvero bello e luminoso. Saranno quei bellissimi orecchini punto luce alle orecchie della signora..."



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