Mi trovavo sul tetto di casa a guardare le stelle come ogni notte dopo che è andata via. Avevo la musica nelle orecchie. Partí Wendy, una delle mie canzoni preferite di Ultimo. Sentivo tutti i generi di musica ma in notti come queste Ultimo era d'obbligo, mi faceva pensare a lei e a quando cantavamo le sue canzoni insieme. La mia canzone preferita venne stoppata dal mio telefono che squillava.
<Dalila, scendi che è tardi, vai a letto>
<papà non ho sonno>
<non importa, vai a dormire, domani hai scuola>
Attaccai a mio padre e iniziai a scendere dal tetto di casa. Entrai dalla finestra e mi ritrovai in questa camera che tanto odiavo. Priva di ricordi per me. Mi sono trasferita a Londra con papà e mamma circa due anni fa. Inizialmente vivevo in Italia, a Roma, in una villetta dove adesso sono andati i miei nonni per non lasciarla incustodita. Li si che ho dei ricordi, e al contrario di questa casa, quelli che ho li sono veramente belli. Mi misi il pigiama e feci una crocchia disordinata con i miei capelli neri e boccolosi. Lavai i denti e poi andai a dormire. Mi aspettava una giornata orribile.
*il mattino dopo*
Mi svegliai con le urla di mio padre al piano di sotto
<DALILA SVEGLIATI>
<sono sveglia>
Mi alzai dal letto controvoglia, aprii l'armadio e presi la divisa della scuola. Aveva una camicia bianca con dei dettagli verde smeraldo e per le ragazze una gonna nera con i ricami verde smeraldo e per i ragazzi un pantalone. Non mi è mai piaciuto il mio corpo e i segni nell'interno coscia lo fanno capire abbastanza bene. Sto, infatti, invidiando i ragazzi che hanno i pantaloni. Sistemai i miei boccoli sciolti sulle spalle e spruzzai un pochino di acqua profumata alla fragola. Lei mi ripeteva sempre una frase delle canzoni di Ultimo "tu che profumi di sogni e di fragole", prima profumavo anche di sogni, ora solo di fragole. Mi piacerebbe riavere il "profumo" dei sogni.
<Dalila>
<eccomi>
Scesi le scale con il telefono in mano rischiando anche di cadere. Salii in macchina dove papà mi aspettava.
<dopo voglio andare da mamma, mi accompagni?>
<lavoro fino a tardi, se vuoi ci andiamo domani>
<ok>
<sei pronta per la nuova scuola?>
<no>
La conversazione si fermò a causa delle mie risposte fredde e dirette. Sarei voluta andare da mamma ma papà deve lavorare e ovviamente non gliene do una colpa. Arrivai davanti alla scuola, era abbastanza vecchia ma sembrava comunque accogliente.
<vuoi che ti accompagno?>
<no tranquillo>
<se non vuoi stare a casa prendiamo un dormitorio qui vicino>
<nono, preferisco venire a casa, ho tutto lì, e almeno posso andare da mamma senza problemi>
<va bene, a dopo stellina>
Papà mi chiama così da sempre, quando ero più piccola andavo sempre in montagna con lui e mamma e guardavamo sempre le stelle. Entrambi mi hanno sempre raccontato il motivo per cui mi chiama stellina; praticamente una notte stavamo guardando le stelle e io avevo gli occhi che brillavano per la bellezza di quelle piccole lucine. Soprappensiero entrai nella scuola e dimenandomi un pochino per la mia scarsa altezza riuscii a trovare la segreteria. Trovai una signora con i capelli brizzolati, aveva gli occhiali poggiati sul naso e stava leggendo qualcosa.
<buongiorno>
<buongiorno, lei è?>
<Dalila, Dalila Palmieri>
<ah bene, la matricola italiana, non ho tanti dati su di te, posso ripeterteli almeno vediamo se sono corretti?>
<certo>
<Dalila Palmieri, hai compiuto da poco 18 anni, tuo padre si chiama Marco Palmieri e tua madre Arielle Fiore>
<tutto giusto>
<perfetto, vuoi un dormitorio qui vicino? la scuola non ne ha e qui vicino ci sono circa 20 stanza quindi dovrai metterti in lista>
<no no grazie, non abito molto lontana da qui>
<ok, inizierai dalla seconda ora, ormai la prima è iniziata, ecco l'orario>
<ok, grazie e arrivederci>
Mi allontanai dalla segreteria e guardai la mia prossima ora, astronomia, ok è un segno. Mentre camminavo per i corridoi per cercare il mio armadietto mi scontrai con un ragazzo.
<guarda dove vai ragazzina>
E si fermò davanti ad un armadietto, immagino il suo. Guardai i numeri, superai il ragazzo che aveva l'armadietto numero 99 e continuai a camminare per cercare il mio, poi ricordai che il mio era il numero 100 così tornai indietro.
<scusa per prima, non ti avevo visto, sei nuova?>
<si>
<ok, io sono Jason, tu sei?>
Sbuffai ma decisi di rispondergli
<Dalila>
<sei italiana?>
<non si sente dal nome?>
<che ora hai dopo?>
Ma questo ragazzo non aveva niente di più interessante da fare? Chiusi l'armadietto e dopo cinque minuti di conversazione riuscii a guardarlo per la prima volta in faccia. Era un bel ragazzo, altissimo, abbastanza muscoloso, con gli occhi color nutella e i capelli biondi.
<wow, sei davvero bella>
Non risposi a quell'affermazione ma ripesi il discorso di prima
<ho astronomia>
<anche io>
<senti, te lo dico subito, evita di provarci perché nonostante sei un bel ragazzo non voglio avere relazioni>
Mi guardò e rispose
<stai tranquilla, mi piace un'altra ragazza a me, solo che volevo chiederti scusa e con la scusa farmi un'amica>
Annuii
<dai andiamo, altrimenti facciamo tardi>
Mi mise un braccio sulle spalle e camminammo insieme verso l'aula di astronomia. Entrammo e ci sedemmo davanti ad altri due ragazzi.
<Dalila, loro sono Michael e Brian>
Michael aveva gli occhi verdi e i capelli rossi anche lui era alto e abbastanza muscoloso. Il ragazzo che aveva di fianco era più alto di Michael e Jason, aveva i capelli neri e gli occhi dello stesso colore, aveva dei lineamenti perfetti, che lo facevano sembrare una persona abbastanza dura e difficile da gestire. Il primo a parlare fu Michael.
<ciao Dalila, Jason domani abbiamo la partita te lo ricordi?>
<non sono come te Mike, scommetto che te l'ha ricordato Brian>
Sorrisero e poi guardarono me
<vieni alla partita?>
<non conosco nessuno>
<conosci me e Jason>
Annuii incerta. Quel Brian non aveva ancora aperto bocca. In quel momento entrò il professore.
<Buongiorno, questo è un nuovo corso infatti abbiamo ragazzi di tutti gli anni, vi conosco tutti perché come sapete sono il vostro insegnante di letteratura. Ho però notato che qui abbiamo una nuova ragazza>
Lesse il mio nome con un briciolo di difficoltà
<prof, gli occhiali> Jason glieli ricordò e il professore gli sorrise
<hai ragione Jason, bene, allora Dalila>
Vidi gli occhi di tutti su di me
<vuoi parlare di te e perché hai scelto questo corso?>
<sono Dalila e vengo dall'Italia, ho scelto questo corso perché sin da bambina ammiravo le stelle e mi sono sempre piaciute tantissimo>
<hai una costellazione preferita?>
<si, Draco e Orione>
<stella preferita?>
<Rigel>
<particolare, pianeta preferito?>
<la Luna, anche se non è un pianeta>
<bene, grazie per esserti presentata, Brian non sei più l'unico italiano>
Brian non risponde, fece solo un cenno annoiato con la testa.
La giornata a scuola era andata molto bene. Jason mi accompagnò a casa.
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L'isola che non c'è
RomanceDopo tanti problemi passati una ragazza si ritrova in una nuova scuola a Londra. Incontrerà persone che l'aiuteranno e persone che faranno di tutto pur di renderle la vita impossibile. Lei sarà abbastanza forte per superare il tutto?
