Quella notte, senza nemmeno l'ombra di una stella, in quel cielo scuro della trafficata New York, lui se ne stava seduto sul tetto di un palazzo abbandonato, cercando, ancora una volta, di sentirsi il re di quella beata città che amava con tutto se stesso. Se ne stava solo, solo con i suoi pensieri più intimi e le sue preoccupazioni apparentemente insensate ma evidenziate dal corso degli anni e della sua vita movimentata. Non poteva fare a meno di sentirsi più vecchio di quel che era e che dimostrava...proprio lui che avrebbe avuto l'eternità a sua disposizione! Poteva essere giovane e vigoroso per sempre, ma nel profondo sentiva il peso degli anni. Lui, Eredan Callagher, il più potente stregone di New York, si sentiva vecchio! Rimase fisso su questo tormento, fino a quando non scorse, nell'oscurità, un'ombra agile e scattante che gli si avvicinava. Allora, non poté non pensare che "quell'ombra", molto più giovane di lui, lo avrebbe accompagnato per il resto dell'eternità. Essa si presentava come un ragazzino di non più di sedici anni, capelli biondi, talmente chiari che avevano dei riflessi bianchi e brillanti come un faro nella notte; erano scompigliati e coprivano la fronte con qualche ciocca ribelle che, arricciandosi alla punta, ricadeva sugli occhi di un blu sorprendentemente brillante, luccicavano nascondendo qualcosa di disumano in quel bellissimo ragazzo dai lineamenti spigolosi ma armoniosi. Eredan pensava che fosse uscito dal quadro più bello di un qualche famoso pittore, con le sue lentiggini, il naso all'insù e la pelle pallida, quasi dello stesso colore della neve appena caduta. Come ogni cosa troppo bella, però, non era destinata a durare, almeno non intatta. Era come se la bellezza fosse stata la concessione di una strana e, perciò, inaffidabile creatura soprannaturale, ma, come ogni favore donato da qualcuno di poco raccomandabile, non ci si può illudere che non richieda nulla in cambio. Purtroppo ciò che la creatura desiderava era troppo per le povere persone a cui lo chiedeva, quindi sceglieva di punirle togliendo loro quello che di più prezioso avevano. Al ragazzo che lo stregone stava osservando mentre gli veniva incontro, saltando da un tetto ad un altro, era stata sottratta la caratteristica che rende gli umani ciò che sono, così fragili ma talmente entusiasti di ogni attimo del proprio tempo, pronti a gioire per una nascita e a disperarsi per una morte. Per gli umani l'imprevedibile vita non è paragonabile alla monotona eternità, in cui tutto è noiosamente scontato e ripetitivo, la stessa a cui era stato costretto il giovane biondo. Di certo sarebbe rimasto bellissimo per sempre, ma non avrebbe mai vissuto davvero. Di questo Eredan se ne dispiaceva tanto, perché provava ogni giorno quella sensazione terribile sulla sua stessa pelle olivastra. Anche lui non aveva scelto di essere immortale, ma nel suo caso era diverso; lo era perché era il frutto dell'unione tra un semplice umano e un potente demone. Tutta la sua specie era così e, ovviamente, lui non sarebbe stato l'eccezione! Se lo aspettava, quasi ancor prima di nascere da quella donna che aveva considerato sua madre per quasi novantadue anni, finché la vita non le era scivolata via come se fosse stata un semplice granello di sabbia spazzato via dal vento impetuoso. Quell'agile ragazzo dagli occhi azzurri, invece, non aveva nemmeno potuto immaginare quello che gli sarebbe capitato, tanto lo credeva impossibile. Così il giorno in cui era successo, aveva dovuto accettarlo e basta. In quel momento Eredan era così preso dai suoi ragionamenti ad occhi aperti che non si accorse nemmeno che la persona scambiata per un'ombra, ma che aveva affollato la sua mente nei secondi precedenti, gli si era palesata davanti e se ne stava in piedi a fissare lo stregone con quegli occhi incantatori. Aveva la testa leggermente piegata di lato e stava fischiettando per attirare l'attenzione; le braccia piegate e le mani poggiate sui fianchi lo facevano sembrare un colosso che si stagliava contro il cielo e sovrastava il candore della bianca luna, dandogli un po' di brillantezza grazie ai capelli d'oro e ai vestiti scuri che indossava. Dall'angolo destro delle labbra, forse troppo rosse per una carnagione così chiara, scendeva un rivolo di sangue scarlatto. Le pupille, nere come il carbone, erano molto dilatate, segno che si fosse nutrito da poco. Eredan, anche vedendolo col sangue che gli macchiava la maglietta nera, non si scompose, anzi, quasi divertito, disse: <<Stanotte con chi hai fatto a botte, Raph? La prossima volta non la passerai liscia!>> <<Oh, andiamo Ered! Hai preso troppo sul serio la parte del padre!>> <<Raphael, non hai il permesso di picchiare, uccidere o nutrirti di un umano. Questo lo sai bene! Essere quello che sei non ti rende intoccabile... c'è una Legge da rispettare!>> - lo rimproverò Eredan con voce leggermente scocciata. <<Oh giusto! I privilegiati siete voi stregoni; voi potete trasformare in rane chiunque!>> cantilenò sarcastico il biondo, Raphael. Alzò gli occhi al cielo e un bagliore di fuoco attraversò i suoi occhi per un attimo - <<Se sono un essere assetato di sangue non ci posso fare nulla!>> -. Ered pensò che il ragazzo avesse nostalgia dei tempi in cui era un semplice e comune sedicenne, ma non lo avrebbe ammesso nemmeno sotto tortura! D'altronde anche lui stesso era così, lo avevano sempre considerato una testa calda, ma, conoscendo Raphael, si era reso conto che non reggeva nemmeno il confronto. - <<Senti Raph>> - Ered cercò di assumere un tono di voce conforme alla situazione ma con scarsi risultati. Non gli era mai riuscito di essere autorevole - <<So che non è facile, ma devi controllarti. Resisti all'impulso che provi, non devi comportarti come un mostro solo perché sei...>> - non finì la frase. Quella parola era la maledizione del ragazzo che aveva davanti. <<Una creatura maledetta: è questo che sono! >> - La frase precedentemente interrotta da Ered fu completata proprio da Raphael, che la pronunciò scandendo ogni singola parola, mettendoci il suo accento spagnolo, testimonianza dei primi dieci anni della sua vita da umano trascorsi a Madrid. - <<Sono un vampiro>> - concluse con un filo di malinconia nella voce, celato dalla sua solita maschera di sarcasmo e di menefreghismo. Ecco, questa era stata la punizione inflitta al biondo dal "demone della bellezza". In cambio del fascino innaturale, al demone non era stato restituito nulla, perciò aveva sottratto a Raph la cosa più importante: ogni possibilità di normalità; lo aveva privato della vita.
Spazio autrice--- ehm...ciao! Io sono Salick o Sal, scegliete voi come chiamarmi. Questa è la prima parte di questa mia prima storia. Ho sempre amato scrivere, ma non ci ho mai provato seriamente...questo è il mio primo tentativo (eheheh). Accetto ogni tipo di commento o critica (soprattutto, segnalatemi eventuali errori grammaticali), purchè sia costruttiva, non insulti o roba del genere. Detto ciò, vi saluto e ringrazio quelli che mi daranno sostegno in questa mia prima "avventura". Ci vediamo al prossimo capitolo, ciaoo <3 p.s. la copertina è in ""fase di creazione"" =D
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La mia eternità, a te...🥀
Fantasi"Ogni cosa bella non è destinata a durare." Questa è la teoria del potente stregone Eredan Callagher riguardo un sedicenne bellissimo ma fuori dal comune, a cui è stata tolta la cosa più importante per un umano. A seguito di un susseguirsi di catast...
