1. Incontro

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Era una calda mattina mancuniana di agosto e, dopo una lunga scrematura, era finalmente giunto l'ultimo giorno delle selezioni. Dopo il covid che aveva messo in ginocchio l'intero comparto artistico e dello spettacolo, spegnendo anche gli entusiasmi dei giovani aspiranti musicisti e danzatori professionisti che vedevano davanti a sé un futuro nero, a Manchester fu inaugurata una nuova Scuola delle Arti e dello Spettacolo aperta a studenti provenienti da tutta Europa. Per incentivare le iscrizioni, la direzione pensò di sperimentare, almeno per il primo anno scolastico, un format televisivo girato all'interno delle aule di studio e degli spazi comuni per promuovere la scuola in tv rendendola appetibile alle nuove generazioni di artisti.
Il campus quella mattina strabordava di ragazzi pieni di sogni che si guardavano tra loro un po' con diffidenza e un po' con la speranza di placare i propri timori nella condivisione coi timori degli altri. T tremava un po', si guardava intorno e gli sembrava che tutti i ballerini italiani accorsi per le selezioni volessero stargli lontano, poi sentì un vociare confuso e subito pensò di essere il protagonista di quelle chiacchiere, così si isolò ancora di più. Arrivò al banchetto, prese il suo numero, se lo attaccò sul petto e andò a sedersi silenzioso in un angolo.
L'unico che gli si avvicinò era un ragazzo con gli occhi puri e un sorriso bambino stampato sul volto. Il suo viso quasi angelico e innocente cozzava con l'abbigliamento punk: canotta nera dei Crass e pantaloni neri skinny infilati in un paio di anfibi alti fino quasi al ginocchio, bracciali in pelle e borchiati e la chitarra a tracolla. Gli si sedette accanto, anche lui silenzioso ma continuando a sorridere. Poi decise di rompere il ghiaccio:
- Sei italiano, giusto?
- Sì!
- Io sono L e tu?
T. - rispose con voce flebile e tenendo lo sguardo basso.
L allora inclinò la testa di lato come un cucciolo di cane e poi la abbassò per porsi alla portata dell'altro sguardo, gli sorrise e riuscì a sentire finalmente il suono della risata di T. Una risatina timida, imbarazzata e quasi sussurrata.
- Oh, finalmente un sorriso! Sei un ballerino?
- Sì.
- Di che genere?
- Hip hop, ma qua vorrei provare ad approfondire anche modern. Tu?
- Io suono il piano e la chitarra... - seguì qualche istante di silenzio riflessivo, poi continuò. - Qua è pieno di musicisti che sicuramente saranno meglio di me, chissà se riuscirò a spiccare e convincerli a prendermi! Vabbè, mal che vada mi sono fatto un giro a Manchester, mica cazzi?!
T rise.
- Ma dai, vedrai che andrà tutto bene! Pensa a me che vengo da un genere nato per strada e per il quale certi passi sono praticamente ostrogoto! Non credo che le cose che improvvisavo nella mia stanza e il corso intensivo di modern contaminato che ho fatto prima di venire qua possano bastare a farmi fare bella figura. Da piccolo feci anche classico per un po', ma non basta neanche quello. Vogliono gente preparata, qua, l'eccellenza!
- Vogliono anche gente con un talento innato, magari ce l'hai!
- Magari!
- E poi l'importante è che tu sia bravo nell'hip hop. Poi se entri avrai l'opportunità di studiare anche il resto.
- Eh, bisogna vedere se LORO mi ritengono bravo nell'hip hop!... - gli scappò una risatina nervosa. - Senti, ma sei campano? - chiese per cambiare argomento e tranquillizzarsi un po'.
- Sì! - rispose L ridendo. - Si sente tanto?
- No, è che mio padre è originario di Napoli e avevo riconosciuto un po' l'accento.
- Uà veramente? Il mondo è proprio minuscolo... E tu di dove sei?
- Veneto, un paesino in provincia di Vicenza. Anche se da piccolo vivevo a Milano.
L non rispose e gli fissò il petto.
- Ué ma stanno chiamando te!
- Cosa?
- Hanno chiamato il tuo numero!
L era riuscito a farlo rilassare al punto che T non si era reso conto che era arrivato il suo turno.
- Cazzo, corro, ci vediamo dopo!
- Ti aspetto qua! - gli disse L con voce tenera, e gli sorrise.
Poi volse lo sguardo verso un gruppetto di ragazzi da cui per tutto il tempo si era sentito osservato.
- Che c'è? - chiese all'unico di loro che continuava a fissarlo.
- Ma tu sai chi è quello?
- Eh?
Il ragazzo gli si avvicinò, e incalzò.
- Sai chi è quello?
- Si chiama T.
- Sì, ma sai chi è?
- Si chiama T. - rispose nervoso, avendo percepito l'intento polemico.
- È il figlio di Louise Michel!
- L'anarchica? - gli chiese ironico.
- Eh?
- Niente, lascia stare...
- L'ex etoile dell'Opera di Parigi e della Scala, ha fatto la storia!
- E quindi? Che state cercando di dire?
- Che è tutto una presa per il culo, lui già sa che entrerà togliendo il posto a qualcuno di noi, anche se sarà sicuramente una pippa e noi lo meritiamo di più! Ma dai, uno che fa breakdance che vuole studiare modern? E che ne vuole sapere? Però lo prenderanno lo stesso!
- Ma perché non vi fate un po' i cazzi vostri?
- Oh, ma come ti permetti?
- E voi come vi permettete di parlare così di lui senza che possa difendersi? Guardatelo ballare e solo allora potrete giudicarlo, sennò chiurite 'o cess'!

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