Prologo

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Il sole di quel giorno era tiepido, la primavera era arrivata da poco ma le giornate sembravano non volerne sapere di riscaldarsi, le temperature continuavano ad essere basse e nella scuola Leonardo da Vinci di Roma, in cui i riscaldamenti avevano da sempre problemi e le aule erano sempre tremendamente fredde, costringendo così i ragazzi ad indossare strati su strati di vestiti per potersi riparare dalle temperature decisamente basse.
Christian, con i capelli più scompigliati che mai da quando aveva deciso di lasciarli un po' crescere, con il mento poggiato sulla mano era perso tra i suoi pensieri mentre osservava il cielo a metà tra il sereno e il nuvoloso, odiava quel genere di giornate, gli sembrano così eternamente indecise e lui, a diciannove anni e una vita sgangherata alle spalle, aveva bisogno di certezze in quel momento della sua vita. A richiamare la sua attenzione fu il suono della campanella, che gli fece emettere un sospiro di sollievo e si poggiò contro lo schienale della comoda sedia in legno per poi massaggiarsi con una mano il collo dolorante.
- "Questa giornata sembra non finire più." Si lamentò il moro e si girò alla sua destra dove, come sempre, c'era Mattia che aveva la sua medesima espressione annoiata.
- "L'ultima ora e poi sarà finita." Cercò di consolarlo il minore e, allo stesso tempo, di consolare anche se stesso che sentiva la testa scoppiargli per il dolore. "Senti, oggi hai da fare?" Chiese all'altro.
Christian si leccò le labbra e scosse la testa.
- "Niente di particolare."
- "Io ho casa libera, ti va di venire?"
Christian e Mattia erano fidanzati, dopo alcune difficoltà e dubbi successivi alla famosa sera del diciottesimo compleanno di Mattia i due avevano iniziato una relazione nell'estate successiva al loro quarto anno. Dopo l'incidente avuto da Mattia il maggiore non si era più staccato da lui nemmeno per un momento, inizialmente Christian si diceva che fosse per i sensi di colpa che lo attanagliavano, poi si era detto che fosse per la forte amicizia – o meglio l'aveva definita fratellanza – che li legava ma dopo che, in una notte di inizio agosto – le loro labbra si sfiorarono ancora una volta Christian non riuscì a trattenere oltre i suoi sentimenti e i due ragazzi finirono per fidanzarsi. Dopo più di un anno Christian e Mattia continuavano a stare insieme, avevano le loro difficoltà ma, tutto sommato, poteva andare peggio. O forse no.
Christian sorrise alla proposta del biondo e non perse un momento per annuire.
- "Non serve manco che me lo chiedi." Rispose lui e si sporse in avanti per dargli un bacio a stampo. "Io però subito dopo scuola devo andare a prendere mia sorella in università."
- "Allora ci vediamo più tardi."
- "A che ora ci vediamo?" Chiese Christian, impaziente di poter passare del tempo con il suo fidanzato.
Nelle ultime settimane, infatti, i due ragazzi avevano avuto qualche difficoltà a vedersi oltre la scuola, Mattia era impegnato con il ballo e Christian frequentava un corso scolastico pomeridiano di scrittura creativa e far combaciare i loro momenti liberi si era rivelato un po' difficile.
- "Appena ti liberi." Rispose, un po' sbrigativo, Mattia. "Ti aspetto a casa." Aggiunse e abbozzò un sorriso, la loro conversazione fu poi interrotta dall'arrivo in classe della professoressa d'inglese.+

Lacasa di Mattia era silenziosa, così come il minore aveva detto non c'eranessuno in casa, gli unici rumori udibili erano quelli dei pochi uccellini dipassaggio nel giardino e il respiro pesante dei due ragazzi che se ne stavanosdraiati, nudi, sul letto di Mattia con il corpo martoriato dai segni di quelloche avevano appena fatto.
- "Mi è sembrato di capirlo che ti sono mancato." Ridacchiò Christian, con i capelli sudaticci attaccatialla fronte, e si girò fino a trovarsi appoggiato sul petto del fidanzato.
Mattia abbozzò un sorriso e allungò una mano per accarezzargli la schiena nuda.
- "Va tutto bene?" Gli chiese il riccio e aggrottò la fronte. "Èda un po' de tempo che me sembri un po' strano, me sbaglio?"
Il minore, a quella domanda, sospirò e scosse la testa.
- "No, non ti sbagli." Ammise e smise di accarezzare la schienadell'altro.
- "È successo qualcosa?"
Il latinista annuì e si mise a sedere nel letto, poggiando la schiena contro latestiera del letto.
- "Dobbiamo parlare, Christian." Annunciò.
- "Detta così mi sembra una cosa seria." Scherzò Christian e imitò ilcompagno, mettendosi a sedere a gambe incrociate sul letto sfatto.
- "È una cosa seria." Precisò il biondo con tono decisamente serio.
- "Matti, è successo qualcosa?" Chiese, nuovamente, il più grande cheiniziava a preoccuparsi seriamente per l'espressione dell'altro. "Mi staifacendo preoccupare." Aggiunse. "Ti sei cacciato in qualche guaio?Stai male? Parla, ti prego."
Mattia scosse debolmente la testa e sospirò.
- "Non è niente di tutto questo." Rispose lui. "Riguarda noi."
- "Noi? E che problema ci sta tra noi?" Replicò il moro e inarcò unsopracciglio. Quel discorso nemmeno era iniziato ma già stava infastidendoChristian.
- "Christian, dai, lo sai bene."
- "No, che non lo so, altrimenti non starei qua a chiedertelo."
- "Ultimamente non riusciamo mai a vederci, se non fosse per il fatto cheandiamo a scuola insieme non ci vedremmo da settimane." Si lamentò Mattia.
- "Eh, lo so, ne avevamo già parlato mi pare." Rispose Christian."Ma tanto tra due settimane il corso mio finisce e possiamo vederci dipiù, come facevamo prima. Dov'è il problema?"
- "Non è così facile come dici tu." Borbottò il latinista.
- "E perché non è facile? Ti giuro, Matti, io non ce vedo difficoltà."Scrollò le spalle il più alto. "Basta avere ancora un po' de pazienza."
- "Io però sta pazienza non ce l'ho più, okay?" Sbottò Mattia e, conuno scatto, si alzò dal letto.
- "Che stai a dire?"
- "Quello che senti, io non c'ho più pazienza di sta co te." Disse ilpiù piccolo, con il tono di voce più freddo che Christian gli avesse maisentito usare, lo sguardo glaciale che a stento si soffermava sul ragazzo nudonel suo letto.
- "Mi stai a prendere in giro?" Inarcò un sopracciglio il più alto e,a sua volta, si alzò dal letto. "Dimmelo Matti, mi stai a prendè per ilculo? Perché se è così non è proprio uno bello scherzo!" Esclamò, alzandoil tono della voce mentre sentiva le gambe diventare più deboli sotto losguardo freddo del suo fidanzato.
- "Vorrei che fosse uno scherzo ma non lo è." Mugugnò il minore e abbassòlo sguardo. "Senti Christian, mi dispiace, va bene? Ti giuro che l'ultimacosa che vorrei è farti soffrire ma io non ce la faccio più ad avere questarelazione. Non mi sento in grado di portarla avanti, farebbe soltanto staremale entrambi e non ce lo meritiamo."
- "Ma tu devi essere impazzito, non ci sta altra spiegazione." Scossela testa, incredulo, il più grande. Come poteva Mattia dirgli quelle cose?Quando aveva iniziato a pensarle? "Com'è che all'improvviso pensi stecose? Perché non mi hai mai detto niente?"
- "È da un po' che ci penso in realtà." Ammise Mattia. "Poi c'èstato questo periodo in cui ci siamo visti poco e ho capito fosse la cosamigliore da fare."
- "La cosa migliore per chi?!" Replicò, visibilmente alterato, ilriccio e recuperò i suoi boxer e la maglia dal pavimento. "E ste cose nonme le potevi dire prima di scopà?" Gridò lui e indossò i due indumentivelocemente. "Dieci minuti sti dubbi non ce l'avevi?!"
- "Christian, dai, non fare così." Sospirò il più basso. "Comese tu non avessi mai fatto una cosa simile. Non sei mai andato a letto conqualcuno e poi l'hai mollato?"
- "Non l'ho mai fatto con te!" Rispose Christian. "E mai l'avreifatto e pensavo fosse lo stesso per te." Aggiunse. "Te giuro, tiguardo e non ti riconosco. Ma chi seitu? Che ne hai fatto de Mattia?"
- "Sono sempre io, Christian." Ringhiò Mattia, come se fosse luiquello in diritto di essere nervoso in quella situazione. "Possiamorestare amici, io ti voglio ancora bene."
- "Amici." Ripeté, sconcertato,il più alto e recuperò anche i suoi pantaloni. "Ti pare che io possoessere un amico tuo?!"
- "Magari non subito, ma con il passare del tempo capirai pure tu che è lascelta migliore."
- "Te sei impazzito." Disse il riccio, ormai stanco anche di urlare esi allontanò di qualche passo dal suo ex fidanzato. "Te non sei normale.Questo non è normale."
- "Christian, ascoltami per favore." Disse Mattia e si avvicinò alui, tentò di prendergli le mani ma quello si scansò e indossò il suo jeans."Posso capire che adesso tu stia male, che ti sembra che niente abbiasenso ma, ti giuro, c'ho pensato bene prima di prendere questa decisione. Èvero, avrei dovuto parlartene prima, confrontarmi con te ma non mi sembrava maiil momento giusto e alla fine ho deciso tutto da solo. Mi dispiace, veramentetanto, non avrei mai voluto farti soffrire ma non ti meriti di stare conqualcuno che non ti vuole, spero un giorno tu possa capirmi." Concluse lui.
Christian non aveva mai messo in dubbio una parola pronunciata da Mattia, gliaveva sempre creduto ciecamente, era convinto che il corvino non lo avrebbe maifatto soffrire e ogni giorno viveva nella paura di fare qualcosa che potesse,anche indirettamente, ferire il compagno e mai – mai da quando aveva conosciutoMattia – aveva pensato che a fare una cosa simile sarebbe stato Mattia. Il suoMattia. Quel Mattia che lo stava lasciando come se non fosse niente di che, chesembrava anche annoiato dalle sue reazioni e la sua espressione non lasciavaaffatto trasparire il dispiacere che diceva di provare.
- "C'è un altro?" Chiese Christian, con il cuore ridotto a pezzi e lavoglia di svegliarsi e scoprire che era soltanto un brutto sogno.
Mattia a quelle parole trasalì e l'altro interpretò quella reazione come unarisposta positiva.
- "Vaffanculo, Mattì. Tu per me non esisti più."
Furono quelle le ultime parole che Christian rivolse a Mattia prima direcuperare tutte le sue cose e correre via da quella casa che aveva vistol'inizio e la fine di quell'amore che Christian, era certo, si sarebbe portatodietro ancora per molto. Le strade dei due ragazzi sembravano essere destinatea separarsi, era stato Mattia stesso a scegliere di farlo, ma nessuno dei duesapeva quanto la vita può essere imprevedibile e quanti assi nella manicaavesse ancora il destino in serbo per loro.
Christian e Mattia, forse, si sarebbero rincontrati ma chi sarebbero statil'uno per l'altro? L'amore o l'odio

Chi sei tu?//zenzonelliDove le storie prendono vita. Scoprilo ora