Salutava da lontano, ma io finsi di non averlo notato. Gli occhiali da sole servivano a questo, nessuno avrebbe potuto dirmi che lo facevo apposta, negli ultimi due giorni ne avevo fatto un'arte. Cercavo di rimediare a quello che mi avevano inculcato fin da bambino essere un errore imperdonabile, anche se a me non lo era sembrato.
«È un tuo amico?» Trasalii alla voce di mia madre, sperai che non stesse indicando chi pensavo, ma non avevo fortuna oggi. Come avrei potuto quando Oleg si sbracciava come se stesse dando indicazioni per far atterrare un Boeing 747?
«Un compagno di università.»
«Vuoi andare a salutarlo?» mi chiese.
«Non siamo così intimi» L'ultima parola quasi mi si incastrò in gola, me la schiarii e continuai. «L'ho solo aiutato ad ambientarsi. Sai, ha dovuto lasciare tutto a causa di questa guerra.» minimizzai. Presi il tubetto di crema a protezione altissima che mia sorella teneva sempre in borsa e la aiutai a spalmare la lozione sulla piccola peste che scalpitava per correre a tuffarsi in mare con gli amichetti. Lei e mio cognato erano la coppia perfetta agli occhi dei miei genitori: si erano innamorati al liceo, avevano resistito alla lontananza dell'università solo per sposarsi e sfornare con precisione al secondo la mia prima nipotina a nove mesi dal matrimonio ed erano in attesa di un maschio. Con una sorella così perfetta non sentivo minimamente la pressione io che non riuscivo a stare con la stessa ragazza per più di una settimana di seguito, certo che no, soprattutto quando mia madre diceva casualmente che papà avrebbe tanto voluto che il suo cognome continuasse e io ero la sua unica speranza. Mancava solo che sfoderasse un orologio con cui fare il conto alla rovescia del tempo che mi restava per renderli orgogliosi e fare il mio dovere da bravo figlio maschio.
Alzai lo sguardo sentendomi osservato e incrociai quello di Oleg, era a due file di ombrelloni di distanza. Mi pentii di avergli suggerito la stessa spiaggia in cui la mia famiglia veniva sempre, ma a mia discolpa allora volevo solo essere gentile dopo quello che aveva passato. La gentilezza era l'ultima cosa che mi veniva in mente nel vederlo avvicinarsi in costume e con un sorriso che sapevo essere destinato a me.
Mi alzai in piedi. «Faccio un giro.» dissi e ringraziai che mio padre e mio cognato fossero ancora al bar a condividere una birra da "uomini sposati con prole". Per mia fortuna una splendida ragazza camminava poco distante da Oleg, la notai appena ma mia madre sorrise, sperava sempre che la prossima mi avrebbe fatto mettere la testa a posto.
Indicai a Oleg le cabine sperando capisse e mi fermai a parlare con la ragazza prima di raggiungerlo con calma.
«Tu sei pazzo!» sbottai chiudendomi la porta della cabina alle spalle.
Oleg rise, posò le dita sul mio torace e io fremetti. «Troveremo un modo.»
Non riuscii a resistere un secondo di più, lo spinsi contro la parete e lo baciai.
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Oleg
ChickLitMi hanno sempre insegnato che essere un bravo figlio significa sposare una ragazza e continuare il cognome paterno, ma se non fosse quello che voglio? 500 parole contest #pride2022
