nel passato il nostro futuro

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Nel passato il nostro futuro

Una luce può risvegliare dei ricordi profondi, come accadde quella sera a Livia mentre stava camminando lentamente verso casa. Era scesa dal bus poco prima. Non aveva fretta di tornare, non c’era nessuno ad aspettarla e sperava solo che arrivasse in fretta il giorno dopo. Il buio era sopraggiunto all’improvviso, dopo il lavoro aveva girato per il centro, cercando di allontanare il più possibile il momento del rientro. La sua piccola casa era lontana dalla strada, vicino ad altre vecchie costruzioni, che un tempo formavano una cascina. Si fermò nell’oscurità in un campo di grano ad ammirare le lucciole. Tracciavano scie luminose, disegni che duravano il tempo breve di un battito di ciglia. Era bello vederle libere. Una volta, tanti anni prima, ne aveva viste tante sprigionare tutte insieme una luce intensa, abbagliante per i suoi occhi di bambina. Ma erano prigioniere, sotto un bicchiere rovesciato sul tavolo: le aveva catturate suo padre per farle una sorpresa. Lei le liberò subito ed il vero piacere fu vederle uscire dalla finestra, mentre la ringraziavano con i loro messaggi luminosi. O almeno così le era sembrato.
Ripensava, con grande malinconia, alla sua fanciullezza, bella e spensierata. Poi tutti i suoi sogni si erano infranti, uno dopo l’altro. Quando entrò in casa i ricordi le giravano vorticosamente nella testa e si accorse subito di non aver voglia di leggere, come era solita fare tutte le sere. Quei piccoli insetti, padroni della luce, avevano risvegliato in lei il desiderio del passato. Così prese una vecchia scatola di latta piena di foto, scritti, cartoline ed altri oggetti che la legavano all’unico periodo felice della sua vita, dieci anni prima, al suo paese, con i suoi amici e con Marco. Gli aveva voluto bene, con l’amore di cui può essere capace una ragazzina di quindici anni. Nessun altro sentimento era stato per lei così profondo, ma le sue aspettative erano svanite in un attimo quando si era dovuta trasferire. Prese in mano l’unica cartolina che lui le aveva spedito subito dopo la sua partenza. Rappresentava i giardini dove andavano a giocare e c’era solo un “ciao” come saluto.
– Un po’ poco da chi ti aspettavi ti scrivesse poesie – aveva sempre pensato lei.
Poi non era più tornata, non sapeva bene il perchè, era solo successo così. E questo era un rimpianto in più.
Il francobollo grande, non il solito piccolino che c’era sulle altre, rappresentava Manzoni e su questo lei aveva fantasticato: I promessi sposi, il grande amore. Purtroppo cominciava a staccarsi, dopo anni di passaggi da una mano all’altra. Con un dito ne accarezzò il bordo alzandolo leggermente e qui ebbe un sussulto: sotto si vedeva il segno di una biro.

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