Blood, Pain & Tears

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Erwin scese stancamente da cavallo, non curandosi di legare le briglie a qualche ramo, sapeva che l'equino non sarebbe scappato, troppo stanco dalla lunga corsa a cui Erwin l'aveva sottoposto.

Trascinando i piedi sull'umido tappeto verde raggiunse l'unico albero che si stagliava imponente in quella landa desolata. Vi si sedette alla base ignorando la sensazione di bagnato che alla lunga gli avrebbe inzuppato i pantaloni, per la precisione, l'unica zona dei pantaloni che era rimasta ancora asciutta.

Erwin aveva cavalcato incessantemente per giorni, fermandosi solo per cambiare cavallo e rifornirsi di viveri, rinunciando alle preziose ore di sonno per arrivare in tempo sotto quell'albero. E se già aveva a disposizione poche ore per arrivare a destinazione, le intemperie non gli avevano di certo facilitato il viaggio, il biondo aveva passato due intere settimane sotto una pioggia battente che non lasciava vedere al di là del proprio naso. Ad un certo punto Erwin aveva temuto di essersi perso, ma senza perdersi d'animo e con la determinazione che lo contraddistingueva, fidandosi del proprio istinto era riuscito a raddrizzare la rotta e riportarsi in carreggiata.

Stanco per i lunghi giorni di viaggio Erwin appoggiò la schiena e il capo contro il tronco del grande albero, lasciandosi andare in un sospiro liberatorio per inspirare a pieni polmoni subito dopo. L'odore di pioggia ed erba bagnata gli pervadeva le narici da fin troppo tempo, un piccolo sorriso gli affiorò sulle labbra, per lo meno Ajok [1] gli aveva dato un po' di tregua e la pioggia aveva smesso di scendere circa un paio d'ore prima.

Il giovane rabbrividì per il freddo, la divisa era zuppa d'acqua, nonostante avesse avuto addosso il mantello a poco era servito, i pantaloni avevano perso del tutto il loro colore originale, sporchi di fango com'erano, gli stivali avevano cominciato a cedere, lasciando entrare un po' acqua dalle suole, la camicia ormai trasparente gli si appiccicava fredda alla pelle, rendendogli difficili i movimenti, il mantello gli pesava sulle spalle, il cappuccio era abbandonato all'indietro, i capelli biondi gli ricadevano scomposti in ciocche gocciolanti. Il viso pallido e scavato dalla fame, le occhiaie scure e fonde per la mancanza di sonno e le labbra screpolate e violacee per il freddo non gli donavano un bell'aspetto, ma ad Erwin poco importava, di certo la persona che avrebbe dovuto incontrare stava messa peggio di lui.

Racimolò tutto il coraggio che aveva in corpo e con una lentezza disarmante Erwin voltò il capo a destra, posando lo sguardo su una piccola pietra levigata, conficcata in parte nel terreno. Ogni anno quella vista gli faceva gelare il sangue nelle vene, gli mozzava il fiato e gli faceva tremare tutti gli arti, i brividi gli attanagliavano il corpo mentre i sensi di colpa e il dolore gli attanagliavano il cuore.

Erwin schiuse le labbra esitante «Ciao padre» solo due parole lasciarono la sua bocca, parole che pesavano come macigni, vomitate in un sussurro troppo debole per essere udito da anima viva, in totale contrasto con la forza con cui aveva cercato di farle uscire, districandole dai fili del nodo che aveva in gola.

Rimase fermo immobile per svariati secondi con lo sguardo fisso su quella modesta lapide prima di inspirare con forza e distogliere lo sguardo. Si morse il labbro superiore raccogliendo con entrambe le mani tutto il coraggio di cui era in possesso per poter continuare a parlare.

«Sono venuto anche quest'anno, hai visto?» un sorriso amaro nacque sul volto di Erwin, le dita che avevano cominciato a giocare aggressivamente tra loro emulando alla perfezione il tormento che Erwin sentiva nell'anima.

«Quest'anno mi sono laureato» si interruppe incerto, in attesa di un segno da parte del padre, un qualcosa che gli facesse capire che fosse fiero di lui. Un qualcosa che non arrivò, lasciando solo un grande vuoto ed un senso di smarrimento nel cuore già disintegrato del giovane.

«E mi sono arruolato nel Corpo di Ricerca, come ti avevo detto di voler fare l'ultima volta che sono venuto qui, ma senza Nile [2].» disse quel nome a denti stretti con il tono pieno di disprezzo, come se stesse parlando del peggior essere vivente esistente sul pianeta Terra.

Blood, Pain & Tears ~Erwin Smith~ || OneshotHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora