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E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce - Giovanni 3,19

Il suo volto, quel giorno quando la incontrai, mi parve contenere ogni cosa.

Inclinava il capo facendo passare l'attenzione da un estremo all'altro della mente, come se riuscisse a tenere ogni azione sospesa ad un filo sul quale tutto scivolava come gocce d'acqua. Socchiudeva di poco le palpebre, "per sentire il gocciolio" affermava, che batteva tiepido sul bordo della tettoia della stanza e sui vetri grossi ed oscurati dalla sublimazione dell'acqua.

Dapprima, ne ebbi paura.

Come avere paura di tale dolcezza? Ora credo di poter dire, con un poco di timidezza, che le cose enormi spaventano sempre, strappano la nostra ragione e ci rendono inermi, senza le armi della ragione, e come bambini o come animali ci acquattiamo nelle zone coperte che ci paion più protette.

La luce non è solo verità assoluta, categorica: è uno smascheramento, una mancanza di protezione, finché non ci si adatta e non diventa protezione lei stessa. Nella luce, bisogna ammettersi, è immediato, ineluttabile. Il dubbio si rischiara e gli angiporti d'ombra brillano anche per l'occhio che non desidera guardare. è una completa onestà forzata. La violazione più grande si scioglie nella consapevolezza della mancanza di giudizio, d'osservatore, di pubblico; quando ci si spoglia d'ogni pelle, nulla rimane se non la non esistente materia della luce stessa. Non è forse questo il desiderio e timore più grande? Conoscere è debolezza umana, ed osservarsi, nudi, significherebbe osservare tutto il mondo conoscibile. Da dove nasce questa paura di finalmente afferrare il traguardo? è grande e terribile assaporare la gioia della conclusione.

Si muoveva incedendo con il silenzio attutito dei sogni "ciò che l'aere non tocca non crea rumore", sottolineava per narrare la sua eternamente effimera natura. Ciò che non suona esiste? Ciò che non è definito dai confini su cui l'aria rimbalza, è attualmente qualcosa?

Atterrisce tale presenza sotto il mio duro tetto. "O vasta Signora, qual (sacro?) motivo la guida in quest'umile dimora?". Come ci si rivolge agli dei? Come ci si rivolge a tutto ciò di cui siamo succubi?

Ella sorrise come può sorridere il sole, o come sorride il cielo stellato in una notte estiva, quando gli umori della terra si alleviano, dopo tanti sospiri. "Conosco la tua sete ed il tuo cuore, le tue infinite parole che non puoi" e le sue labbra si schiudono "non desideri fermare. Vieni." m'avvicinai pien di tremori, e le sue labbra primavera sussurrarono al mio umano animo:


Ode al lampo o Esistere.Historias para obsesionarse. Descúbrelo ahora