Se riuscissi a mettere per iscritto quello che provo quando lei mi è accanto fisicamente, lo farei. Credo sia diventata la cosa con la quale mi sfiderò più di tutte, finché non l'avrò vinta. Ad oggi, non mi sono neppure avvicinata alla vittoria, accontentandomi di scrivere due paroline in grado di riassumere tutto questo fardello sentimentale — fardello che non volevo neppure sfiorare, ma che mi ha presa in pieno senza un preavviso che avrei apprezzato.
Stringo le mani in piccoli pugni nascosti dalla lunga tovaglia bianca. Il piatto ancora pieno davanti a me non mi chiamava affatto. Piuttosto continuavo a rimarginare su qualcosa che non potevo cambiare — avrei potuto scappare, ma non sarebbe servito a nulla. La sensazione non mi avrebbe lasciata, anzi, forse sarebbe peggiorata, rendendomi pazza.
Inizio a controllare la sequenza dei miei respiri, rendendola una cosa tutt'altro che spontanea. Ogni respiro si faceva più corto, non sentivo più il sangue scorrere, la giacca di pelle non mi serviva più, e se avessi potuto avrei tirato via anche la camicetta.
Sentivo due occhi bruciarmi addosso, ma non mi preoccupai di cercarli a mia volta. Poi un calore confortante racchiuse le mie mani piccole, permettendo al cuore di tornare a pompare regolarmente il sangue. Abbasso lo sguardo sulle mie mani, coperte dalle sue, colorate di vita. Mi guardava come se sapesse quello che mi stava facendo, come se non fossi la prima, ed avrei voluto esserlo. Deglutisco, forse troppo forte, che quasi mi imbarazzai. "Come stai?"- chiese, avvicinandosi ancora un po', che quasi i suoi capelli ribelli avrebbero potuto sfiorarmi la fronte. Annuisco e basta, pensando potesse bastare, anche se con lei non basta mai nulla, le spiegazioni non sono mai abbastanza. I suoi occhi si fanno seri, quasi severi. "Perché mi dici cazzate?"- mi rimprovera, allentando la presa sulle mie mani. "Non sono cazzate.."- sbuffo, tirando via del tutto le sue mani dalle mie. Un gesto che l'aveva infastidita tanto da chiudere la conversazione lì. Distoglie lo sguardo da me ed appoggia i gomiti sul tavolo, proseguendo con la cena. Ti amo, avrei voluto dirle, sembravano parole talmente assurde da pronunciarle. Eppure erano le uniche che avrei voluto dirle, senza dover rispondere a stupide domande. La risposta sarebbe stata la stessa.
Come stai?
Ti amo. Ecco come sto.
Ti amo da star male e non riesco a dirtelo, o forse ho paura di non sentirmi amata allo stesso modo. Non so se merito il tuo amore, non so se merito amore in generale, e non perché io sia un mostro, ma questo tipo di intimità sentimentalmente è difficile da raggiungere per il mio carattere ingestibile.
Sto pensando tutto questo ancora con gli occhi persi sul suo profilo, senza sapere di guardarla in modo stupido. Infatti si volta e corruga la fronte, sospirando. "Che c'è?"- sbotta.
Ti amo.
"Niente, scusami, stavo solo...pensando."- rispondo impacciatamente, muovendomi sulla sedia con fare imbarazzato. I suoi occhi sono ancora su di me — ho paura possa mandarmi a 'fanculo. Invece la sento sorridere, dandomi l'impressione di aver mollato le redini della sua arroganza costruttiva. Mi prende per la nuca e mi avvicina a lei, stampandomi un bacio sulla fronte. Il malumore era passato.
Speravo facesse qualcosa per convincermi che, invece, non l'amavo affatto. Ma, in fondo, perché cazzo avrebbe dovuto convincermi del contrario? Non sapeva neppure cosa stava facendo...stava assorbendo il mio amore senza saperlo.
Dopo quel bacio aveva preso di nuovo le distanze dal mio posto, ma i miei occhi non stavano facendo lo stesso con il suo corpo. La sua mano tornò sulle mie ed io tornai a respirare. Mi piaceva guardarla, mi piaceva guardare le maniche della sua camicia, immaginandola mentre le arrotolava malamente sui gomiti; mi piaceva guardare i suoi tatuaggi, alcuni più sbiaditi di altri, ed immaginarla mentre sceglieva quei disegni con i suoi criteri del cazzo; guardavo i capelli pettinati male, sparati in aria come se non avesse avuto voglia di farsi bella per gente della quale non gliene fregava nulla; e poi i suoi cerchietti nei lobi maltrattati dall'adolescenza che aveva vissuto tardivamente. Strofina le mani sul viso ogni qual volta che si sente a disagio, forza una risata per non essere scortese, mette da parte le cose che non potrebbe tollerare nella sua quotidianità pur di non discutere con qualcuno, osserva i movimenti delle persone intorno a noi, gioca con i piercing quando è annoiata, tira fuori la sigaretta dal pacchetto con i denti e non le fuma mai fino in fondo, come se non le piacesse la fine delle cose che le danno piacere.
Ti amo. Lo stavo ancora pensando, ed avrei voluto regalarle il dono della telepatia, per non essere obbligata a dar suono a quelle due paroline odiose.
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ChickLitbrevi racconti. Non sono brava a raccontare questa storia in ordine cronologico, con precisione, dettagliatamente. So cosa ho provato ma non so descriverlo.
