Uno

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Io compio un errore dietro l'altro come quello di prendere questa metro immagino.

Io compio un errore dietro l'altro e lo faccio continuamente come quello di non valutare le scelte che affronto nella mia vita.

Perché Bologna è una città calma, è fresca, là i mattoni rossi brillano sotto una delicata coltre di sole.

A Milano invece c'è la nebbia, il caos frenetico, gente che ti soffoca con il suo menefreghismo piatto, severo e asciutto.

È una giungla la metropoli lombarda, bestie feroci le sfide che questa città ti propone.

È una palude di cemento la città dove passerò almeno sei anni della mia esistenza, e tutto per colpa di mio fratello che è riuscito a convincermi con le sue ambigue intenzioni a trasferirmi da lui.

Città studi, il quartiere dove si trova localizzato il suo appartamento.

Piola, la fermata alla quale sarei dovuta scendere per raggiungerlo.

Un treno guasto che ha interrotto il suo tragitto, l'imprevisto che non doveva capitare.

Almeno non oggi che di avventure ne ho già vissute parecchie con i tre treni e il traghetto che mi hanno portato via dal luogo caldo e accogliente della mia infanzia.

E la mia terra mi manca come mi manca l'aria da respirare qui dentro, un'aria soffocata e che nemmeno una finestra aperta sarà in grado di donarmi tranquillità.

Qualcuno in effetti l'ha aperta questa finestra, qualcuno che presto si rivolge a me con due occhi vispi che cercano in un modo o nell'altro di trovarsi a loro agio in una situazione del tutto fuori controllo.

"Guarda che te poi sedé, bionda, mica te magnano qua a Milano."

Ricambio il suo saluto e mi siedo a pochi passi da lui onde evitare di infrangere le trentamila regole assurde che questa pandemia ha portato con sé.

"Tutt'apposto?"

Annuire mi sembrerebbe eccessivo, ma non rispondergli decisamente maleducato.

Per questo mi limito a raccontargli la verità e a fidarmi di lui, uno sconosciuto pescato quasi per caso su un vagone non molto affollato.

"Mi faccio prendere dal panico alcune volte."

"L'ho notato."

È il suo commento spontaneo prima che presto aggiunga ben altre informazioni che potrebbero farlo scambiare per un serial killer.

"Sul treno stavi avendo problemi con la valigia e sembrava fosse caduto er mondo."

Credo di ricordarmi di lui e del suo tentativo di salvaguardare un taccuino rosso dalle grinfie della sua squinternata compagna di viaggio.

È stata buffa quella scena ma ancora più stramba l'anziana signora che continuava a fissarlo, forse terrorizzata dai tatuaggi che con audacia questo ragazzo non cela.

Più ridicola su quella carrozza devo essergli sembrata io però che con poca grazia ho fatto cadere tutte quante le mie cose.

"Sì, infatti poi mi è caduta la valigia."

Ridacchia ma apprezzo la sua risata genuina, perché non si sta sforzando a parlare con me.

È spontaneo, non sembra nemmeno un carcerato o una persona poco raccomandabile come quella signora pensava.

È solo un eccentrico ragazzo della mia età con uno spiccato gusto per la moda e qualche problema a tenere la bocca chiusa.

Perché dovrei aver paura a parlarci?

Un errore dietro l'altro||Damiano DavidStories to obsess over. Discover now