Il porto - Capitolo 1

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Il viso cominciava a fargli male dopo tutta quella strada percorsa, erano i tagli dell'aria che sentiva ogni volta che accelerava con la sua moto, ma ormai era giunto a destinazione, sentiva l'odore di sabbia, ma non quella estiva, piena di conchiglie e sassolini, era una sabbia sporca, ruvida e dura che aromatizzava l'acqua di un forte odore di stagno, era arrivato al porto.

L'autostrada lo aveva distrutto, ormai aveva la patente da un mese, ma non si era sentito di andare ad alte velocità e soprattutto, dopo esser stato bloccato in un banco per sette ore, non ce la faceva a rimanere seduto ancora per mezz'ora, ma per Giulia lo faceva.

Adorava la sua moto, ma c'erano stati numerosi motivi per cui l'aveva voluta comprare:  ricordava ancora quando il primo giorno di superiori era entrato nel grande cortile dell'istituto pieno di ragazzi e ragazze, e ad un certo momento si era sentito da lontano l'eco dei motori degli, ormai, uomini che occupavano le classi di quinta; non era impressionato dalla cilindrata, dalle fiamme disegnate, dalla velocità o dalla potenza, ma dalla massa di ragazze che si formavano intorno a quel rettangolo a due ruote e all'uomo che lo cavalcava.

L'affluenza di gente che si era formata intorno alla sua moto all'inizio non era poca, ma dopo due settimane solo qualche ragazzino di terza e quarta con il patentino rosa era rimasto a fargli  innumerevoli domande sul suo veicolo per poi vantarsi con i propri compagni di aver parlato con un ragazzo di quinta, ma il motivo principale era Giulia.


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