Samantha scese le scale a quattro del torrione est del castello Kramer, dove c'era il suo piccolo atelier. Dalla finestrella a ogiva aveva visto Fulvio e voleva raggiungerlo per salutarlo. Per ricordargli che lei esisteva. Ma quando arrivò al cortile, il ragazzo era già andato via con la sua moto. Seduta dietro vide una ragazza fasciata in jeans talmente stretti che le segnavano il sedere, un top super aperto e, ciò che la colpì di più fu un paio di sandali rossi, come il top, dal tacco 12. Guardò le sue sneakers e la sua tuta nera larga. Come competere? Arrivò al cancello battendo le mani con forza sulle sbarre. Lacrime amare cominciarono a scivolarle sulle guance. Lei la cenerentola del castello non avrebbe mai potuto competere con nessuna sciacquetta di turno. Diede un calcio ai ciottoli del viale e fece per risalire verso la magione. Si fermò quando vide tutta la servitù in fila per l'ispezione mattutina. Una pratica che odiava ma il padrone così esigeva. Abbassò gli occhiali scuri per nascondere gli occhi rossi e a testa bassa continuò il suo cammino sperando di non incontrare Juno Kramer. Ma Gideon, il maggiordomo, che capeggiava la fila la fermò prendendole con grazia un braccio e la affiancò a sé proprio mentre il grande capo passava.
Juno Kramer era senza dubbio un uomo bellissimo ma terrificante. Un diavolo. Occhi scuri penetranti e taglienti, un volto spigoloso incorniciato da una barba ben curata e da folti capelli neri. E altissimo. Forse un metro e novanta. Doveva avere più o meno 36 anni, 13 più di lei. Indossava un paltò con il bavero in astrakan, guanti di pelle neri per proteggersi dal freddo, ma per Samantha era ostentazione di ricchezza, un paio di ray-ban dalla montatura a filo. Samantha guardò Gideon con una smorfia. Non era un membro della servitù e quindi non doveva passare l'esame. Ma non era neanche un membro della famiglia. Era un'ospite ... da quando aveva 10 anni e aveva perso i genitori.
Quando Juno si fermò davanti a lei si tolse gli occhiali e la guardò. Nessuna traccia di emozione o fastidio. Lei sostenne il suo sguardo. Senza timore. Ma non levò gli occhiali. Non voleva che vedesse i suoi occhi. Non voleva che capisse cosa le faceva il nipote. Juno la osservò a lungo. "Di sicuro si chiederà come mai sono ancora qui" pensava Samantha "Ancora due anni Juno Kramer. Appena entro in possesso dell'eredità dei miei genitori me ne vado. Ti liberi di questo parassita".
Juno continuò l'ispezione e poi salì sul sedile posteriore della berlina che lo avrebbe condotto ai suoi stabilimenti. Samantha tirò un sospiro di sollievo. Salutò Gideon, Augustina la governante, il resto della servitù e rientrò nel suo piccolo atelier.
Aveva 10 quando i suoi genitori, Terence Gregory e Melissa Davenport, morirono in un attentato presso l'ambasciata inglese del Burundi dove Terence ricopriva l'incarico di Ambasciatore. Samantha fu ferita ad un fianco, da una coltellata. Si salvò ma restò orfana. L'unico parente prossimo era Rose Grecory Kramer, una cugina del padre e moglie di Pietro Kramer, il fratello maggiore di Juno, e madre di Fulvio.
Fu accolta in casa, ovvero, nel maniero avito della famiglia Kramer benevolmente. Ma lei si sentiva sempre di troppo. L'orfanella della situazione. Fino al compimento dei 18 anni Samantha accettò di farsi mantenere da Rose ma dopo, assolutamente no. Si manteneva agli studi, presso l'Accademia delle Belle Arti, grazie alle borse di studio sia per merito sia perché figlia di un Diplomatico morto per crimini di guerra. Vitalizio che le dava un minimo di indipendenza e che arrotondava con gli introiti di una piccola impresa che aveva avviato. Disegnava inviti, partecipazioni nuziali e quant'altro su commissione. E con la vendita di qualche tela quando organizzava delle piccole mostre presso una galleria gestita da uno dei suoi professori. Era molto parca. Non le piaceva ostentare lusso. Indossava sempre delle tute nere larghe e delle sneakers, o dei jeans con felpe o t-shirt. E per qualche occasione abiti che confezionava lei stessa. Ma qualsiasi cosa indossasse, e Samantha non ne aveva coscienza, era sempre bellissima. Con i suoi capelli lunghi e ramati, leggermente ondulati, gli occhi verde-grigio, un viso delicato ... una bellezza preraffaellita come l'aveva definita ... ... Juno Kramer.
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Quando risalì nel suo Atelier, Samantha cominciò a gettare tutto all'aria. Era stanca di vivere così! Stanca di essere di troppo! Stanca di non meritare affetto! Sì certo! La zia Rose le voleva bene ma anche lei, in un certo senso, era un'ospite.
Juno aveva ereditato tutto dopo la morte del padre, sebbene fosse il figlio più piccolo. Ma Pietro, più grande di lui era un poeta, un filosofo non adatto a guidare un'azienda, anzi una holding come la Kramer & Co. Enterprise. Juno a ventitré anni era già laureato in Economia alla Bocconi, un Degree all'Harvard Business School e un MSc Banking, Finance e FinTech ad Oxford. Era pronto per guidare l'azienda di famiglia.
Alla morte del padre Johannes, avvenuta da lì a poco il suo rientro dall'Inghilterra, Juno, il nome stava per Johannes Jr, aveva ereditato tutto. A Pietro solo le quote azionare per permettergli di vivere anche senza lavorare. Quote che alla sua morte, per un infarto fulminante mentre era a letto con una delle sue amanti, erano andate al figlio Fulvio e amministrate dalla madre ad vitam. In sostanza, anche quelle azioni alla fine erano amministrate da Juno. La cognata si fidava ciecamente di lui. Juno ammirava questa donna che, pur innamorata follemente del marito, ne aveva subito tutte le angherie. Per poi trovarsi sola con un figlio scavezzacollo e donnaiolo come il padre. Aveva 17 anni quando rimase orfano e si sentiva come un principe ereditario. Bello, biondo con occhi azzurri, ricco e alto. Non come Juno ma il suo metro e 83, insieme a tutte le altre sue caratteristiche, faceva effetto sulle ragazze. Quando Rose ebbe l'affidamento di Samantha, per lei fu una benedizione. La figlia che aveva desiderato e non avuto. La crebbe come se fosse sua anche se quella bambina era restia a mostrare affetto. Era timida, molto riservata, timorosa di dar fastidio. E poi aveva subito un grave trauma. Da quella ferita al fianco non guarì mai. Quella ferita le ricordava la perdita dei suoi genitori e l'orrore che aveva vissuto in quei giorni. Ciò che più la sconvolse fu la violenza carnale che la madre subì davanti agli occhi del marito, legato e imbavagliato, e dei suoi. Non le fu riservato lo stesso trattamento ma vide sparare ai suoi genitori a sangue freddo e lei colpita ad un fianco. Quelle atrocità la segnarono per sempre. La fecero maturare. In quella guerra perse tutto. Ogni ricordo che aveva dei suoi genitori, Le foto, gli oggetti, i giocattoli, i vestiti. Tutto. Quando riuscì a riprendersi la prima cosa che fece fu il ritratto della sua famiglia. Lei tra i suoi genitori, come li ricordava ai bei tempi. Li aveva disegnati su un pezzo di cartoncino e con una matita.
L'aveva poggiato sul suo comodino nella stanza a lei riservata al maniero. Un giorno, tornando da scuola, vide che era stato incorniciato. Abbracciò la zia per il regalo che le aveva fatto. Il più bel regalo. La zia non sapeva il perché di quell'abbraccio improvviso. Juno sì!
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Quando erano andati a prenderla a Roma, alla Farnesina, avevano trovato una bimba che sembrava più piccola della sua età. Magra, lo sguardo impaurito.
Se ne stava in un angolino. Muta. Rose era stata accompagnata da Juno. Il marito non si faceva vedere da giorni. La prima persona che Samantha vide fu propro il giovane. All'epoca aveva 23 anni ed era da poco a capo dell'holding di famiglia. L'effetto che si fecero entrambi fu diverso. Per Samantha, era l'uomo cattivo. Quell'espressione severa, stampata perenne sul suo volto la spaventava; per Juno quella ragazzina lo intenerì. Ma non era capace di mostrare affetto, non sapeva come fare. La madre era morta nel darlo alla luce. Il padre, per natura era anaffettivo e il fratello era un egocentrico e un egoista che incolpava il fratello minore per la perdita della madre. Per Samantha, in quella casa, le uniche persone cui mostrava un minimo di affetto era la zia Rose, il cugino Fulvio, che all'epoca aveva 14 anni, Augustina, la governante e Gideon, il maggiordomo. Lo zio Pietro era inesistente e il Signor Kramer, o Herr Kramer, come si faceva chiamare dalla servitù, la intimoriva. Quando lo vedeva scendere per la colazione o la cena lei correva a nascondersi dietro la zia. Poco a poco, riuscì a superare l'avversione. La bambina parlava solo Inglese, lingua madre, e francese. Non conosceva l'italiano. Juno convinse la cognata ad iscriverla all'International School di Milano. Una scuola privata ma costosa. Non doveva perdere la conoscenza delle lingue e, al contempo, impararne di nuove. Crescendo, imparò correttamente l'italiano mantenendo un lieve accento very british.
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Solo per un tuo sorriso
Literatura FemininaJuno e Samantha: due anime solitarie. Un grande amore
