mi,mi mi , mi re do mi , re ...si sol mi fa...mi....
Danza de la moza donosa , di Alberto Ginastera , la n. 2 di tre.
Qualcuno la descriveva come una macabra rosa rossa ,dal sapore aspro , che come succo di limone corrode le ossa,un caldo appetito e gocce d'incenso e morbide trecce nere , che
completavano le asperità del pizzo, gelosamente nascosto tra le mani , come una creatura viva.
È Come danzare su petali di ceibo , rossi ,delle pietre sulla lava che affondano in una vasca di miele , appiccicoso; è un pianto incontrollabile di una fanciulla , all'inizio nascosto , celato,
ma che poi arde come un forte incendio , risuonando in tutta la casa , per trovare pace solo nel suo riflesso , malinconico e bagnato , una leggera e inafferrabile dissonanza.
Il pianoforte sul palco era calorosamente illuminato da un concentrato cerchio di luce , che spuntava da una profonda oscurità della sala , inondata dal silenzio degli spettatori ,vampiri.
Saliva sul palco , che a causa di questo contrasto netto , sembrava sospeso nel nulla , un punto bianco in un foglio nero; il palcoscenico di un teatro
piuttosto importante era diventato il posto più intimo sulla faccia della terra.............
In cima al mondo lo attendeva una grande coda di balena ,firmato Petrof , con due pedali , aperto , nero.
La luce avvolgeva le sue guance , baciandole calorosamente ,davanti a lui.....il vuoto , un burrone ; si sedeva e iniziava....... così .....il ballo.
Buono , si sentiva buono quel giorno , e si sentiva bene , solo con il suo pianoforte , solo con i suoi suoni , in una Buenos Aires di altri tempi , nella prima metà del 900 , così lontana
da inutili guerre.
la ,la, la , sol fa la sol.....sol fa mi sol fa.... mi..
Dei grandi occhiali neri e rotondi si posavano sul suo naso , due grandi lune , o forse due seni , erti ,inclinati , ripidi.
Di nuovo la luce ,forse per augurargli buona fortuna , lo baciava , con delle labbra carnose , ma quello era un bacio d'addio , infatti era rimasto il rossetto che come promemoria
gli avrebbe ricordato quell'istante , l'attimo prima.
La gamba tremava , sbatteva senza fermarsi , l'emozione da contenere era troppa , il sangue aumentava la velocità con cui circolava , il respiro si affrettava , il sudore scendeva sin
dai capelli per asciugarsi sulla camicia...............
"i tuoi occhi fremono vendetta , esiste sempre una sete che ti accende con estranea colorità , quella voglia imprevedibile,quell'accento di ribellione...
e come catrame che si indurisce al sole , la tua fame si fa più secca e consistente , tanto da non lasciare aria per la stridula voce che già cantava sottomessa"
A volte , raramente , suonare e vivere combaciano. Ci sono dei momenti in cui un suono , unito ad un altro , inizia a pesare come la nostra anima , e il nostro spirito come
quei accordi. In questi attimi , simili a deserti estesi , cosa siamo veramente non ha più importanza , chiunque , anche un assassino può esserci lì , ad Ushuaia , alla fine del mondo.
Fa bene al cuore , suonare fa proprio bene al cuore , lo riempie di gioia , lo avvolge con un asciugamano e lo culla , lo difende dal resto , è una donna di vita , non un'avventura ,
un matrimonio eterno.
"non ti resta che miseria , quando svicoli tra gli angoli nascosti della stanza , quando la tua voglia di toccare il soffitto si fa acuta , eppure sei sicura"
Pioggia mesta cadeva dagli occhi lucidi sulle unghie delle mani , che iniziavano a prendere delle ottave , forti e rapide , come cascate.
Voleva urlare , non gli bastava più il pianoforte per esprimersi , voleva dimenarsi , in quella distesa di passione ,ballare con quella fanciulla in lacrime , amarla , e urlare di nuovo , le ottave
disperate risuonavano nella stanza , nel buio oltre il palco , travolgendo tutti i presenti , un vento argentino , dal sapore di asado , soffiava forte nelle mura di quell ambasciata , e la faccia del pianista
contorta e soppressa , desiderava solo liberarsi , sfogarsi , evolversi e svilupparsi .
Le dissonanze fomentavano solo i suoi muscoli: era in cima al mondo , tutto il suo corpo era pieno di sentimento , ogni suo movimento trasmetteva un forte calore , e quelle ottave
che si facevano sempre più pulite e forti , come pugni , battevano sul suo cuore , che accellerato , veloce , gli faceva quasi da metronomo ,scendeva da un'altissima montagna ,
bendato , reggendosi a fune lunghe e marroni , fedeli e legate a solide rocce , per poi saltare su grandi aculei che come tacchi , sul legno , rumorosamente segnavano il passaggio di ballerine , che
si perdevano in un fuoco , da cui uscivano carboni a forma di ciliegia.
Oramai era arrivato , gli era sembrato di aver vomitato a lungo , e ora ancora tutto sporco di vomito si trascinava , pronto a cantare per l'ultima volta.
"cerchi ancora di sentire l'odore caldo e nauseante di quei giorni in cui ti accendevi tra le vivande e sporcavi di miele le tue insicurezze.Quel vino rosso che versavi a flotti tra i tuoi segreti che impastavi di riso ,
e ognuno doveva di ricordi quel tavolo , magari con un sorriso troppo pronunciato , o con le arance spaccate a metà"
grazie ,grazie grazie , grazie per esserci , punta di diamante , gonna corta , mascara offuscato , pelle morbida come pane , grazie per essere apparsa sotto al sole , per avermi avvicinato
con i tuoi raggi , avvolto con i tuoi capelli e accudito sulle tue gambe , in una fredda estate , ricordando il mio mite inverno , temendo la primavera.
grazie per rasserenarmi , grazie per il tuo mare , ora affondo nel freddo di questa libertà apparente , cercando il tuo abbraccio , in un fondale di luglio .
