Il fratello lo teneva per mano con presa ferrea, riconobbe che avevano sei anni; Adan lo stava trascinando via da qualcosa, ma cosa? Inoltre, sentiva una strana pressione sotto al petto, a sinistra...cercò di abbassare lo sguardo, ma la voce di chi lo trascinava lo bloccò "Non puoi permetterti di guardare in basso ora!", calò l'oscurità.
Aprì lentamente gli occhi, il piccolo lampadario di bronzo si accese, questo significava che lei era arrivata; malvolente alzò gli occhi e notò la madre, vestita da lavandaia del 1800, subito il ragazzino pensò "Che stress questa donna." Sbuffò mugugnando qualcosa, la donna irritata rispose "Cerca di parlare in una lingua più comprensibile Amos, su è ora!" Chiuse la porta di colpo e si allontanò verso la cucina.
Egli si alzò lentamente, infastidito dal rumore, aprì l'armadio da cui prese la solita felpa senza cerniera, viola come i suoi occhi, e i pantaloni neri che si abbinavano ai capelli "Potevano darle un po' di fantasia...", se lo ripeteva ogni maledetta mattina.
Inspirò profondamente e si vestì, dopodiché uscì e si ritrovò subito in cucina, ma contemporaneamente anche in salotto e sala da pranzo "Vorrei stringere la mano all'architetto" i pensieri deprimenti in prima mattinata erano una ruotine intoccabile.
La donna/madre/lavandaia sempre con tono scocciato, gli disse ad alta voce "Allora! Sarà passata mezz'ora! Ah, e ricordati di scopare la terrazza caro"
Il corvino, a due metri da lei, stando vicino al tavolo, mormorò "Non ti sento, sono in salotto" subito gli spuntò un sorrisino, ma che portò a ricevere un coppino violento, poggiò la mano sul collo massaggiandosi.
Immediatamente il ragazzo udì una voce strillante "Non fai ridere! Ti lamenti delle condizioni economiche della donna che ti ha cresciuto? Ingrato...Egoista..." Amos preferì uscire e cominciare a scopare la terrazza, qualche volte lanciava un'occhiata al recinto che doveva "proteggere" quella vecchia casa, sperando che il postino passasse e gli desse un giornale, l'unica cosa interessante in quel momento di gelo, infatti era in pieno inverno.
Cercò di distogliere i pensieri sul postino e si concentrò sul suo compleanno, compiva quattordici anni, ed era il giorno dopo, probabilmente lo avrebbe festeggiato pulendo la cacca del cane Bartolomeo, "Che nome strano...tra tutti i nomi, Bartolomeo, che non penso sia per cani..."
"Hey!" Un ragazzo in bici si fermò davanti al recinto, Amos alzò gli occhi violacei e lo guardò; aveva i capelli biondi, molto riccioluti, ma non si intravedevano molto perché aveva un cappellino in testa, inoltre aveva gli occhi con varie sfumature di verde, la corporatura non snella come quella di Amos, ma leggermente più robusta, di una statura alta.
Passarono alcuni secondi in cui il corvino fissava il biondo, alla mente gli venivano un sacco di pensieri "Ma chi è? Che fine ha fatto il vecchio postino? Quel cappellino è orribile, rosso e verde insieme? Perché mi fissa? Forse perché non gli sto rispondendo..."
Il biondo notò la sorpresa e cercò di capire cosa stesse pensando, sorrise imbarazzato dicendo ad alta voce, per farsi sentire "Sono il nuovo postino! Mi chiamo Charlie, piacere..." i suoi occhi si posarono sulla scopa "Oh scusa, stavi lavorando? Devo solo lasciarti il giorn-"
Venne interrotto dal sobbalzo di Amos che gli rispose "Io?" Lanciò la scopa via "Io non scop-, cioè intendo non pulisco...a terra."
Charlie non riuscì a trattenere una risata "Oh sì, avevo capito" Scese dalla bici con il giornale stretto nella mano destra.
Il corvino si avvicinò al recinto e di nuovo tranquillo afferrò il notiziario, affermando "Io sono Amos, comunque, piacere mio...posso farti una domanda?" Non aspettò di avere il permesso e continuò a parlare "Sembri avere più o meno la mia età, come hai fatto a trovare un lavoro...?"
Charlie pensò che fosse piuttosto spacciato, ma non gli diede peso e gli rispose con cortesia "C'è un ufficio apposito, se vuoi ti ci porto...comunque ho quindici anni"
Amos mugugnò come segno di assenso "Ah sì? Sì mi sarebbe molto utile, grazie" lanciò un'occhiata preoccupata alla casa, per controllate che la madre non vedesse, per poi tornare alla discussione "Quando potresti? Scusa la pressione, ma diciamo che vorrei staccarmi da questo posto più possibile" il ragazzo dagli occhi verdi gli sembrava affidabile, o forse lui che si stava lasciando andare con uno che sembrava un possibile amico?
Charlie pensò un attimo, per poi replicare "Anche subito, la tua casa essendo in fondo alla via è l'ultima a cui devo portare il giorn-", non fece in tempo a finire la frase che Amos aveva già scavalcato il recinto, e guardava la bici "Mi accompagni con questa?"
Il biondo in primis sorpreso, rise leggermente, imbarazzato da tutta quella sfrontatezza "No, ti faccio compagnia a piedi..." afferrò i manici della bici e si incamminò, seguito dall'altro ragazzo, che aveva un sorriso stampato in faccia "finalmente lontano da quella vecchia topaia".
Dopo circa un quarto d'ora arrivarono al luogo prestabilito, Charlie gli aprì la porta sorridendo educatamente "Prego, entra, ora ti faccio vedere", Amos lo guardò per un attimo, stranito da tutta quella gentilezza, ma la curiosità di guardare il posto prevalse, rimanendo in poco tempo deluso, infatti c'erano solo quattro pareti grigie, un tavolo con un uomo anziano, che dormiva appogiato su dei fogli.
"Sicuro di essere nel posto giusto?"
Il biondo annuì e si avvicinò all'anziano, lo spostò con delicatezza e prese i fogli, che porse al corvino "Firma con il tuo nome, poi scrivi residenza, anni, tutore...", il ragazzo dagli occhi violacei fece in fretta a perdersi in quell'elenco, ma cercò di scrivere tutto "Ehm, ma come funziona?", con un sorriso Charlie gli rispose "Manderà questo documento all'ufficio centrale, tranquillo, è sicuro".
Amos si guardò un'altra volta intorno, sentì la porta di ferro, all'entrata, aprirsi, si volse subito preoccupato che fosse la madre, ma subito si accorse che ci fosse qualcosa di diverso, poiché quest'essere era per metà... "Capra- deve essere un satiro", e aveva delle corna di media lunghezza, molto magro, e all'apparenza sporco.
Notò che Charlie porgeva la mano all'essere malandato, con un sorriso gentile "Stai tranquillo...", ma subito il satiro scappò via, Amos non riuscì a trattenersi "Perché cerchi di filrtare con una capra?" Si accorse di aver detto qualcosa di sbagliato quando vide il biondo fulminarlo con lo sguardo "Non stavo filrtando! Cercavo solo di aiutarlo, e comunque non è una capra!".
Il corvino sospirando e con aria compiaciuta rispose "Un satiro, conosco la Grecia" guardò il ragazzo con il cappellino orribile "Perché cercavi di aiutarlo? Può farti del male" probabilmente non stava migliorando la situazione, perché Charlie non sembrava prospetto a cambiare la smorfia irritata, che si allentó solo dopo che quest'ultimo gli si avvicinò "Molti di loro sono in una situazione per niente buona, stavo cercando di capire che è successo...non sembrano più volersi dedicare a ciò che amano, sembrano perennemente tristi...", proseguì per altri cinque minuti, ma dopo non continuò il discorso perché sentì la pancia di Amos brontolare, sospirò "Hai fame?"
Il corvino annuì, avendo recepito solo quelle due parole, gli fu aperta ancora la porta e uscirono.
Si incamminarono nuovamente, diretti all'unico fast food di quella piccola e malandata città; pareva strano ad entrambi di come fossero quasi confidenti, nessuno dei due era riuscito a trovare un amico; nonostante i loro caratteri diversi, potevano mai legarsi?.
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Amos
AdventureIn un mondo parallelo, in cui i giovani con sangue divino e non, si ritrovano a studiare insieme come se non fosse niente, ma non hanno nessun contatto con gli dei e le dee. Sanno di avere poteri divini, ma nessuno si ricorda più da chi proviene. C'...
