Harry James Potter era seduto tranquillo al suo banco assistendo ad una noiosa lezione di storia della magia. La Weasley era nel banco di fronte al suo e lui non riusciva a smettere di pensarla costantemente. Neville, il suo migliore amico, si rifiutava di dargli una mano e continuava a prenderlo in giro per i suoi tentativi falliti di conquistarla che andavano avanti da 7 anni.
Per tutta la durata di quei noiosissimi 47 minuti e mezzo le aveva mandato bigliettini per chiederle di uscire almeno una volta con lui ad Hogsmead per tenere la mente occupata. I suoi genitori in quel momento erano di ronda per l'Ordine della Fenice visto che era evaso da qualche mese un potente Mago Oscuro che si faceva chiamare Voldemort. Lui e Neville avrebbero voluto partecipare ma gli era stato proibito perché il raid era in orario scolastico e saltare le lezioni sarebbe stato sospetto.
Neville era in tutto e per tutto un fratello per Harry essendosi conosciuti da prima che potessero parlare (non a caso la loro prima parola fu il nome del rispettivo amico). I genitori di Neville si erano da poco trasferiti in America per poter stare tranquilli e lontani dai guai ma l'appena diciassettenne aveva rifiutato ed era rimasto a vivere dai Potter che erano comunque il suo padrino e madrina. Il biondino sapeva che Harry accanto a lui era nervoso come ogni volta che i suoi andavano in missione e lo capiva. Se l'Ordine aveva da fare allora qualcosa di grave stava per succedere. Pensò di dirgli qualcosa per rassicurarlo ma decise per il contrario, non sarebbe arrivato a nulla e tra l'altro Harry continuava sempre a ripetere che doveva mantenere l'immagine da tipico bello stronzo che ha tutte le ragazze ai piedi e che è un asso nel Quidditch. Tutte le ragazze tranne due: Weasley e Granger. La seconda aveva una cotta enorme per il suo amico che era talmente cieco che non se ne sarebbe accorto nemmeno se gli avesse scritto un cartello luminoso e la prima era semplicemente troppo testarda per poter ammettere di essere innamorata di lui. Harry ne era certo. Erano entrambe nel suo anno e se non si fosse dato una mossa l'avrebbe persa per sempre e non era un opzione.
Il suo flusso di pensieri venne interrotto da qualcuno che bussava e entrava senza aspettare risposta.
<Professore mi scusi ma ho bisogno di Potter> annunciò la professoressa McGrannit facendo voltare di scatto il giovane verso di lei con gli occhi spalancati. Tutta la classe si voltò a osservarlo comprese la Weasley e la Granger che però avevano un mezzo sorriso stampato in volto probabilmente pensando che fosse nei guai. Fatto stava che Neville aveva un brutto presentimento a riguardo perché la professoressa doveva essere con gli altri dell'ordine. Lentamente Harry guardò il suo migliore amico ignorando gli sguardi curiosi degli altri e in silenzio e più serio che mai si alzò seguendo fuori dalla porta la professoressa. Una volta fuori dallo spazio uditivo dell'aula Harry tentò di chiedere spiegazioni ma la donna lo ignorava spudoratamente. Arrivarono all'ufficio del preside e il giovane Potter cominciava davvero a sentire l'ansia e la preoccupazione.
<Pallini acidi> disse Minnie al gargoyle e salirono le scale di nuovo in silenzio. Dietro al grande portone di legno scuro si stagliava in tutto il suo splendore lo studio del preside che Harry conosceva a memoria per tutte le volte che era stato convocato li. Si rese conto che per l'ennesima volta durante l'estate non era cambiato per nulla. Ma nonostante questo il ragazzo sentiva che nell'aria c'era qualcosa di cupo e triste. L'ufficio sembrava spento da ogni suo colore. Anche Fanny sembrava di un rosso sbiadito e i suoi occhi erano socchiusi, quasi dormienti.
<Harry ragazzo mio siediti pure> il vecchio preside gesticolò alla sedia davanti alla sua scrivania. Harry non si mosse.
<Com'è andata?> chiese invece <La missione intendo. Sono già tutti al quartier generale?> rimarcò con insistenza. Voleva togliersi quel peso dal suo stomaco che si era insinuato con la paura dell'ignoto.
<È di questo che dobbiamo parlare Harry> il tono di Silente era sempre rimasto sullo stesso piano dolce. E se il diciassettenne era spaventato in quel momento non saresti riuscito a dirlo con certezza. Suo padre gli aveva sempre insegnato a "metter su" una faccia priva di emozioni per nascondere i sentimenti deboli. Padre, quella parola gli metteva una certa inquietudine ma spinse la sensazione in fondo alla mente e si concentrò sul preside.
<Forse è meglio se ti siedi Potter> lo avvertì con uno strano tono di voce la McGrannit a cui Harry pareva avesse gli occhi lucidi.
<Sto bene in piedi grazie Minnie. Mi dica che succede preside> era incredibile che anche in momento del genere quel ragazzo riuscisse a contenersi e chiamarla anche Minnie. La professoressa McGrannit era sempre più orgogliosa del suo alunno migliore.
<Bene Harry come sai oggi l'Ordine era in missione perché una talpa aveva lasciato intendere ad un attacco poco fuori Londra> il giovane annuì come ad indicargli di proseguire <Era un modo per non averci tra i piedi così da poter attaccare Diagon Alley in modo tranquillo. Quando arrivammo, la era la devastazione, Mangiamorte ovunque e chiunque avesse un minimo di coraggio che combatteva per tenere gli altri al sicuro soprattutto i bambini. Arrivò Voldemort poco dopo di noi e i tuoi genitori ingaggiarono un duello con lui visto che erano gli unici liberi> il respiro di Harry si bloccò a mezza via tra il naso e i polmoni impedendogli di respirare come si deve. Ma non disse nulla, continuò a fissare Silente negli occhi pregandolo di dirgli che i suoi stavano bene.
<Harry devi capire che hanno salvato due bambini, fratello e sorella. Erano lì in mezzo alla strada e quando Voldemort li ha visti ha pensato bene di ucciderli ma i tuoi genitori.. loro si sono messi in mezzo dando loro il tempo di scappare> la McGrannit aveva lacrime che scendevano libere sulle sue guance. Harry era impassibile. <Sono morti da eroi figliolo> fu in quel momento che colpì forte, il dolore. Mandò al diavolo la sua compostezza e pese la prima cosa che aveva vicino e la scaraventò a terra, poi ne prese un'altra e un'altra ancora urlando cose che nemmeno lui sapeva. In quel momento era buio. Aveva appena perso entrambe le persone più importanti della sua vita, due punti fermi che sapeva ci sarebbero stati per sempre. Ma era una bugia, non c'erano più se ne erano andati. Pensò alla sua sorellina Camilla che in quel momento stava sicuramente mangiando e parlando allegramente con le sue amiche in Sala Grande di ragazzi carini o di cose da ragazza normali del quarto anno. Pensò alle piccole pesti che li stavano aspettando a casa senza sapere che non tornerà più nessuno. Mai più. Pensò a come rompere la notizia con i suoi fratelli più piccoli e il suo cuore urlò di nuovo. Pensò anche a come dirlo a Neville e di come ora era Lord Potter visto che era il primo maschio della famiglia e anche maggiorenne.
La sua vita era appena stata stravolta da due semplici parole: Avada Kedavra. Continuava a lanciare e distruggere cose urlando e facendo scoppiare tutto il suo dolore. Non si accorse nemmeno che la McGrannit era uscita dall'ufficio per tornare 5 minuti dopo con Neville alle sue calcagna molto preoccupato per il comportamento violento del suo migliore amico. Guardò il preside che gli fece cenno di aspettare che si calmasse prima di intervenire e quando lo vide accasciarsi in ginocchio si fiondò da lui prendendolo per le spalle e stringendolo a sé mentre lui si aggrappava con forza alla sua divisa.
<Amico, sfogati sono qui> lo aveva rassicurato Paciock che sapeva già tutto dalla professoressa e ne era rimasto sconvolto. Non poteva nemmeno immaginare il dolore di Harry. Era la prima volta che lo vedeva piangere da anni ormai, avranno avuto circa sei anni entrambi e non si ricordava nemmeno perché avesse pianto.
Passarono quelle che sembrarono ore affinché Harry si calmasse e riprese controllo di sé stesso. Si alzò da terra ma restò il più vicino possibile a Neville perché aveva bisogno di lui e l'amico non obiettò.
<Voglio i miei fratelli qui, adesso>
<Harry sono al sicuro al quartier generale con Molly e Andromeda. Non possiamo farli restare>
<Non mi interessa con chi sono o se sono al sicuro io li voglio qui!> esclamò iniziando a sentire la rabbia crescere dentro di lui. Neville gli poggiò una mano sulla spalla per farlo restare calmo.
<Bene, li andrò a prendere io stesso ma prima dobbiamo sistemare tutte le questioni> aprì un cassetto e ne tirò fuori una lettera e un anello. <Il testamento dei tuoi genitori e l'anello dei Potter-Peverell. Qui c'è tutto quello che devi sapere ragazzo mio> Harry fece un leggero cenno del capo nella direzione del preside e con mano tremante si infilò l'anello al dito sentendosi avvolgere dalla magia che gli ricordava vagamente i suoi genitori. <Ora per quanto riguarda i tuoi fratelli. Li faremo venire qui e aggiungerò una stanza in più nella torre di Grinfondoro così che potrete stare tutti insieme in questo periodo buio della vostra vita ma tu non venga isolato dai tuoi compagni così come la dolce Camilla>
<Può esserci anche Nev? Non credo di riuscirci senza di lui, fa parte della famiglia> disse interrompendolo il nuovo Lord senza guardare l'amico negli occhi, era sempre strano per lui dimostrare affetto a meno che non fosse con sua madre o i suoi fratelli piccoli.
<Certo non vedo perché no, se per il signor Paciock non è un problema>
<Nessun problema signore> rispose pronto. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per Harry.
<Bene allora è deciso. Vado e torno> entrò nel camino e sparì in una fiammata verde. Il silenzio che seguì era opprimente e il biondino sapeva bene a non spingere troppo sulle questioni personali. La professoressa era seduta su una poltrona nell'angolo e continuò a piangere in silenzio per due persone meravigliose che hanno dato la vita per salvare due bambini innocenti.
Non fu molto che Silente tornò con tre bambini.
<HARRY!> urlarono tutti e due contemporaneamente correndo incontro al fratello maggiore e stritolandolo in un abbraccio.
<Hey piccoli! Volete percaso atterrarmi?> chiese con finto entusiasmo Harry. La sua forza d'animo era incredibile. L'amore per i suoi fratelli era infinita e voleva che sapessero della morte dei loro genitori nel miglior modo possibile. Neville ancora una volta si trovò ad ammirare quello che per lui era ormai un fratello. Era davvero orgoglioso di come stava gestendo la storia e sperò solo che con il tempo sarebbe tornato quello che era prima. Lo sperava davvero con tutto il cuore.
<Harry siamo a Hogwarts?> chiese Cassie con fare curioso.
<E dove sennò piccola Cassie?!> lo prese in giro il maggiore arruffandogli i boccoli neri molto simili ai suoi.
<Hogwarts! Riro ma quindi anche noi stiamo qui?> chiese il piccolo Eliot saltellando.
<Certo campione! Non vuoi restare qui con me e la Lilla?>
<Si! Ma la mamma e papà? Non sono tristi se siamo tutti qui?> l'innocenza con cui lo chiese fu una pugnalata.
<Sono sicuro che mamma e papà saranno felici di sapere che siete qui>
<Dov'è Lilla?> chiese la piccola vocina di Cassie che ora era aggrappata alle gambe di Neville.
<Prima andiamo nella nostra nuova stanza e poi vado a prenderla va bene?> i due piccoli annuirono Harry lanciò un ultimo sguardo alla professoressa e a Silente in un ringraziamento silenzioso e poi uscì con la sua principessa in braccio ed Eliot sulle spalle mentre il suo migliore amico gli camminava affianco. Ricevettero parecchi sguardi straniti da parte di tutti quelli che avevano già pranzato o che si stavano dirigendo in Sala Grande ma il maggiore dei Potter li ignorò uno per uno sentendosi vuoto dentro. In quel momento era solo un'apparenza di ciò che era di solito. Entrò nella sala comune soddisfatto della meraviglia dei suoi fratelli più piccoli e notando di come ai piedi delle scale era apparsa una porta con una targhetta oro con su scritto: Potter & Paciock. Dietro nascondeva una piccola Sala Comune e un letto enorme dove Harry avesse potuto dormire con i più piccoli e pure con Camilla se avesse voluto. Poco più in là c'era la stanza di Neville. I bambini si erano sentiti subito a loro agio nella loro nuova sistemazione ed erano già sul pavimento a giocare con i giocattoli che si erano portati dal quartier generale. In ogni caso i loro bauli erano ai piedi del loro letto con tutto ciò di cui avevano bisogno, compresi i loro giocattoli preferiti e Bibo l'orsetto senza la quale Cassie non riuscirebbe a dormire.
<Li guardi tu mentre vado a chiamare Camilla? Voglio dirglielo mentre siamo soli> chiese Harry a Neville.
<Certo amico, puoi contare su di me> gli diede una pacca amichevole e espirò quando lo vide uscire.
<Cassie allora ti insegno a giocare a scacchi?> si sedette con uno sguardo di sfida. Se dovevano essere gli ultimi momenti di felicità di quei bambini, li avrebbe resi memorabili.
Harry nel frattempo si dirigeva con il cuore pesante verso la classe di incantesimi dove sapeva essere sua sorella. Bussò alla porta e quando ricevette risposta entrò cauto sentendosi gli sguardi brucianti di tutti addosso. Quello che faceva più male era quello della sua sorellina.
<Potter cosa posso fare per lei?> chiese Vitious. Harry gli consegnò un bigliettino che dopo che ebbe finito di leggere ricevette uno sguardo di tristezza.
<Ehm professore avrei bisogno di parlare con mia sorella> questo catturò la sua attenzione e delle sue migliori amiche: Jenny e Mary a cui allungò lo stesso biglietto del professore. Voleva che almeno loro lo sapessero prima di vederlo sulla prima pagina del giornale dei giorni seguenti. Prese per mano la ragazzina e uscì nel completo silenzio e non parlò finché non raggiunsero un giardino interno e si sedettero su una panchina ascoltando l'acqua della fontana che era poco lontana.
<Riro mi stai facendo preoccupare, cosa succede?>
<Lilla.. io non so nemmeno come dirtelo!> esclamò esasperato sentendo le lacrime tornare su di nuovo. <Ricordi che oggi c'era la missione dell'Ordine? Mamma e papà hanno salvato due bambini ma..> le parole gli morirono in gola mentre guardava la sorella collegare i punti e cominciare a piangere. Istintivamente la strinse forte a sé cominciando a piangere lui stesso.
<Mi dispiace così tanto sorellina> le disse lui mentre sentiva la sua maglia bagnarsi delle sue lacrime e l'aria riempirsi dei suoi singhiozzi.
<Mi dispiace, mi dispiace Lilla>
<Non è colpa tua Harry. Ti voglio bene> il cuore di Harry si sarebbe potuto rompere da un momento all'altro se non ci fosse stata sua sorella.
<Anche io Cami ti voglio bene> e restarono lì a darsi conforto l'un l'altro e più tardi non ebbero il cuore di dirlo ai piccoli.
Camilla quella notte dormì nel letto con il suo fratellone che si era appena trasformato nella sua ancora di salvezza nell'oscurità.
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Siamo solo noi 4// Harry Potter
FanfictionLa famiglia Potter è una delle famiglie più esuberanti e gioiosa di tutte con i suoi 4 figli. Harry (17 anni) Camilla (14 anni) Cassie (6 anni) e il piccolo Eliot (4 anni). Arriva però un periodo in cui un famoso e potente mago oscuro sarà in liber...
