C'era uno strano silenzio lungo il percorso per Gare du Lyon, interrotto ogni tanto dal fischio della locomotiva o dallo sfrigolio che provocavano le ruote, sfrecciando su i binari ghiacciati.
I passeggeri, a differenza del personale, sedevano tranquilli, incuranti dalla tempesta che minacciava di venire.
Il convoglio era colmo di viaggiatori, che per paura della bufera avevano anticipato il loro ritorno a casa. Solo alcuni i più fortunati erano riusciti a riservarsi uno scompartimento, gli altri, accalcati nei corridoi tentavano di rimanere in piedi ad ogni sobbalzo.
-è occupato quel posto? - chiese una voce timorosa da fuori lo scomparto, la donna a cui era stata posta la domanda non sposto gli occhi da la giornale, si limitò a scuotere la testa. L'altra parve offesa da quel gesto semplice, gonfiò il petto e con aria altezzosa sistemò i suoi bagagli nell'apposito cassetto.
C'era mancanza d'ossigeno nell'aria, era normale che ci fosse tensione tra le le due signore, già all'apparenza si vedeva che provenivano da due ambienti differenti, certamente erano cresciute con
un'educazione diversa, sviluppando così comportamenti distinti.
Ogni tanto la borghese distoglieva la sua attenzione dal suo ricamo e la spostava su lei, studiava il portamento, la posizione eretta la gamba accavallata sull'altra, l'orlo della gonna più corto dell'ordinario ( una ragazza per bene non avrebbe portato vestiti sopra il ginocchio), le calze rosse, la pelliccia lunga fino agli stivaletti, i guanti neri delicatamente appoggiati sotto il cloche sulla poltrona, la capigliatura stile "marcel" e il trucco eccessivo. La incuriosiva, nonostante non capisse le ragioni che la spingevano ad atteggiarsi in quel modo.
L'altra non aveva bisogno di guardarla maggiormente per capire chi fosse, le era bastata la sua entrata; i suoi abiti risalivano alla moda prima della guerra, vestiti di tessuto costoso per mostrare la propria ricchezza, l'indumento di un verde oliva lungo fino al polpaccio era ornato da una pelliccia nera, di quest'ultima era rivestito anche il colletto il bordo delle maniche e il cappello. L'unico tocco di modernità era il taglio di capelli all'orecchio che le andava ad incorniciare il viso.
La voce che le aveva interrotto la lettura precedentemente parlò di nuovo: - c'è scritto qualcosa di interessante? - disse nervosamente indicando con la testa il giornale.
Incredula della domanda alzò lo sguardo, i loro occhi si incontrarono per la prima volta, aveva notato qualcosa in quella donna, qualcosa che non la rendeva simile alle altre, ma ciò non addolcì la sua voce quando parlò: - non molto, l'Italia ha annesso Fiume, il resto delle pagine tratta solo di orli di gonne troppo corti e di cappelli con le piume. Siete spesso interessate a ciò che accade nel mondo? -
Arrossì, nonostante la vergogna, non fermo le sue parole: -A dire il vero sì! Mio marito non mi dice cosa deve o non mi deve interessare – concluse spavalda. Era come se quella donna le facesse nascere insicurezze, come se dovesse dimostrarle che era sbagliato ciò che pensava della sua vita, che una donna non doveva per forza portare una gonna corta per manifestare la propria indipendenza.
- Nessuno ne aveva dubitato, come vi chiamate? - aggiunse con un sorriso,
- Aline, voi?- rispose sorpresa da quell'invito a conversare,
- Vivienne- concluse.
- Oltre al giornale a quali letture vi dedicate? -
- Un po' di tutto- rispose lei – leggo molto Virginia Woolf, penso sia una scrittrice rivoluzionaria oltre ad essere una donna molto emancipata-
- non ho letto gran che di lei, preferisco temi meno forti, per questo prediligo Jane Austin-
- ovviamente-.
Dopo l'affermazione da parte di Vivienne ci fù una pausa, interrotta in seguito dalla voce insicura di Aline:
- Vivienne, posso farvi una domanda?-
- Se proprio devi- bofonchiò annoiata
- Come puoi essere così ...?- balbettò lei
- Così come!?- la interruppe
- Così così immatura, con la tua gonna corta e il rossetto appariscente!-
- Non sapete neppure che cosa significa essere immaturi! Secondo voi la gonna corta e il rossetto fanno di me una persona irresponsabile? Secondo voi una persona, una donna come voi, come me dovrebbe essere giudicata per il tipo di abbigliamento che porta?- urlò
- Se per voi l'abito non definisce chi siete perché addobbarvi in questo modo?-
- Voi non capite- disse con una risata amara – l'abito è solo una parte della ribellione, pensate di essere libera ma vi sbagliate, non lo sarete mai finché non dimostrerete che non vi tengono in pugno-
- Quindi dovrei vestirmi da prostituta? Come dovrei chiamarvi se non sgualdrina? E' già tanto se ho tutto questo rispetto nei vostri confronti-
- Chiamatemi "flapper"-.
La loro lite fu interrotta da una voce maschile proveniente dall'altro lato della porta:
- Aline vieni ho trovato dei posti nella sala ristoro- pronunciò quelle parole con tono rude ed altezzoso , come se si riferisse ad una subalterna, ella obbedì, uscì frettolosamente portando con se le valige, non sarebbe tornata.
Rimasta sola, Vivienne cadde in un dormi veglia fin quando non sentì il treno fermarsi sbuffando.
La Gare de Lyon era una distesa di gente dai bizzarri cappotti dai colori accesi indaffarati con borsoni o valige.
Vivienne percorse la strada che la conduceva al parcheggio, sentiva la presenza di qualcun altro ma non osò guardarsi intorno, si lascio trascinare alla macchina lentamente, fu solo allora che lei ruppe il silenzio:
- ciao- disse timidamente Aline
- ciao- rispose lei
- mio marito è andato ad una cena di lavoro, io volevo tornare a casa, potresti accompagnarmi?-
- non ti vergogni a farti accompagnare a casa da una donna, soprattutto una come me?- osservò lei
Aline non rispose, con un gesto veloce occupò il sedile del passeggero, non si vergognava.
UN ANNO DOPO
- Sbrigati o faremo tardi!- urlò Vivienne distante pochi metri dal locale il "Cafè du Dome", incitò nuovamente Alien con un un gesto della mano.
- Ah trovato!- cinguettò lei, tirò fuori dalla borsetta un rossetto e la raggiunse.
- Dai muoviti non voglio fare brutta figura in presenza della Curie, lo sai che la stimo molto- bofonchiò Vivienne stufa
- Ho detto a mio marito che sarei andata ad una riunione del club del libro se torno a casa col rossetto rosso...- non terminò la frase, appoggiò il trucco nel palmo della mano dell'amica e lasciò che ella lo usasse su di lei, mentre raggiungevano le altre ragazze al tavolo biascicò:- al diavolo mio marito-.
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CHIAMATEMI FLAPPER
Historical FictionIn questa piccola storia di poche righe, volevo raccontare come era vista una donna negli anni venti.
