'Cause you're my medicine
Yeah you're medicine
And yeah you're my medicine
You're my medicine

Harry non ha parlato per tutto il tragitto, è rimasto in silenzio e non mi ha chiesto assolutamente nulla. Per me, che potrei implodere da un momento all'altro, è qualcosa di incomprensibile, perché non so come questo suo comportamento mi faccia sentire.
Il suo volto porta ancora i segni dei colpi di Brett, sebbene il ghiaccio abbia attutito parecchio ed il gonfiore stia scemando. Lo guardo a lungo ma lui non mi restituisce gli sguardi, troppo impegnato a guidare, e quando arriviamo a casa sua, senza che lui mi avesse avvertita della nostra meta, mi sta davanti come a farmi strada.
Entriamo e il soggiorno è più in disordine del solito, con magliette sparse un po' ovunque ed il disegno di un molo con gabbiani lasciato a metà. Riesco a vedere il carboncino posato sul cavalletto e lo sgabello ancora lì davanti. Forse quando Liam l'ha chiamato, Harry stava disegnando. Forse ha lasciato perdere la sua passione più grande per venire da me.
Mi guarda mentre si toglie il giubbotto. Mi guarda per davvero, squadrandomi da capo a piedi ed è un po' fastidioso visto che sta in silenzio.
"Spogliati" mi ordina.
Lo guardo sorpresa da tutta questa autorità. Non faccio le cose soltanto perché me le dice lui, ma non mi dà il tempo di replicare perché se ne va ed entra in bagno.
Io resto immobile, non mi sgancio nemmeno il giubbotto, bensì penso seriamente di aprire la porta ed andarmene.
Sento dei rumori provenire dal bagno ed Harry esce di nuovo, sfilandosi la maglietta di dosso e guardandomi con un cipiglio nervoso.
"Spogliati" mi ripete impaziente. "O vuoi che lo faccia io?"
Lascia la maglietta sul divano e si sbottona i jeans, sfilandoli veloce e trascinandosi via anche i boxer, restando quindi completamente nudo di fronte a me. Si lega i capelli e poi si avvicina alla penisola, portandosi una sigaretta alle labbra ed accendendola. In tutto questo, io lo fisso senza parole, con gli occhi incatenati sul suo corpo, sui suoi gesti così naturali e forse un po' adirati, che non capisco bene se ce l'abbia con me e cosa voglia fare. Poi mi guarda di nuovo e alza un sopracciglio.
"Stai ancora così?" mi esorta e io deglutisco.
"Perché devo spogliarmi?" chiedo piano, come se non avessi voce.
Harry si toglie la sigaretta dalla bocca e si dirige di nuovo verso il bagno, io gli guardo il sedere perché... beh, perché non dovrei?
Spalanca la porta e mi fa segno di raggiungerlo, così ci entro anch'io in questa stanza e noto cosa mi sta indicando: la vasca da bagno si riempie d'acqua.
Mi bacia la testa e mi cinge un fianco con delicatezza.
"Spogliati" adesso lo sussurra dolcemente, come se fosse un segreto, ed un po' io e lui lo siamo, perché meno persone ci vedono meglio è per entrambi, considerato quanto male gli faccia Brett quando lo colpisce. Volto il viso verso il suo e mi sorride appena, con dei leggeri brividi di freddo sulle spalle muscolose.
Gli afferro le guance con entrambe le mani e lo bacio prima di togliermi i vestiti di dosso, con lui che fa finta di non vedermi, controllando che l'acqua sia della temperatura giusta.
Entra prima di me, che nel frattempo mi lego i capelli come ha fatto lui, e mi fa segno di sedermi tra le sue gambe. L'acqua è calda, ma non potrebbe mai essere più bella del tepore che mi trasmette stare a contatto col suo corpo.
Mi accarezza con una mano bagnata e mi sposta dei ciuffi dal collo, inumidendomi la pelle. Compie gesti leggeri e morbidi che mi fanno rilassare anche se ho la schiena curva.
Mi sento uno schifo ripensando a questa giornata e anche stare con lui non riesce a scacciare del tutto questo alone di tristezza che mi pervade. Ho davvero perso Oli? Ho davvero fatto in modo che una delle parti migliori di me se ne andasse in questo modo del tutto innaturale, come se qualcuno me l'avesse strappata di dosso con la forza?
Baciare Harry è diverso da baciare Oli perché fanno parte di due mondi completamente differenti, sebbene entrambi rientrino nella mia vita ed in ciò che sono. Eppure, adesso, è Harry che cerca di curare le mie ferite, tagli profondi che mi lacerano l'anima e che sono causati proprio da Olive, l'ultima persona che avrei pensato potesse mentirmi e farmi male in questo modo.
Ripenso al viso di Harry quando l'ho visto la scorsa sera, dopo le botte che aveva appena subìto. Ripenso agli sguardi degli altri, a Liam che tenta di evitarmi, a Serena che mi sciacqua il viso ed ecco che c'è di nuovo Harry che molla tutto quanto, mette in pausa la sua vita per venire da me. Per curarmi con una medicina speciale, che non sono nient'altro che le sue braccia forti, pasticciate e forse anche pericolose.
Ma la verità è che il problema principale sono io. Sono stata io per i miei genitori, io per le mie coinquiline, io per Oli, io per Liam ma, più di tutti, io per Harry. E mi accorgo di non meritarmi affatto tutte queste cure e attenzioni e affetto, perché non gli ho offerto assolutamente nulla che potesse dipingermi in maniera adatta a questo amore incondizionato.
Piango in silenzio, incurvando le labbra verso il basso e chiudendo gli occhi, come se questo potesse bastare a fermare lo tsunami di emozioni che mi investe. Vorrei sparire per un po', rinchiudermi in una stanza al buio e poter essere capace di non pensare fin quando sarò pronta, ma non posso. E meno male che non posso, perché altrimenti non sarei in grado di sentire le labbra di Harry baciarmi la nuca, indugiando qualche secondo in più per farmi sentire il calore della sua bocca contro la mia pelle che è fredda, è sempre fredda perché io sono fredda. Sono congelata, indecisa, superficiale e scettica e mi odio perché non mi merito un sole come lui, come Harry, che rischio di oscurare con queste stronzate che faccio. Ché essere me, ancora e ancora, è più difficile di quanto sembri.
Mi lascio sfuggire un singhiozzo e ho uno spasmo dove il mio corpo sembra volersi richiudere su se stesso, così Harry allunga un braccio, lo immerge in acqua e mi stringe a sé, facendo aderire del tutto i nostri corpi, che essendo nudi dovrebbero anche essere liberi, ma in realtà sono più incatenati che mai.
Non dice niente, mi lascia piangere in silenzio carezzandomi le spalle e il collo con le mani bagnate, la sigaretta l'ha spenta non appena ho iniziato ad incupirmi. Non mi chiede nulla, eppure so che dovrei dargli una spiegazione, ma ho paura che se parlassi scoppierei a singhiozzare rumorosamente. Perciò apro gli occhi e li sollevo, guardando verso la parete che ho di fronte, inspirando dalla bocca.
"L'ho persa" dico piano. "Ho perso Oli"
Harry sta immobile dietro di me, non mi aspetto affatto che mi risponda e invece lo fa.
"No, non l'hai persa" fa scorrere una mano sul mio petto, fermandola poi sopra il mio seno sinistro, all'altezza del cuore. "È sempre con te"
Lo guardo con la consapevolezza di non avere un aspetto nemmeno minimamente decente, con le ciglia bagnate, pallida e sciupata come mia madre nei momenti peggiori della sua vita. Tiro su col naso, le lacrime incastrate in gola.
"Tu non mi lascerai, vero?"
Non so bene come riesca a pronunciare questa domanda e a dirla tutta mi sento anche in imbarazzo, ma Harry, senza farlo apposta, è come se riuscisse ad eliminare ogni limite autoimposto, a distruggere ogni mio singolo muro. Mi vergognerei da morire se non fosse per la sua bocca che si distende in un lieve sorriso, quasi malinconico.
"Non ti lascerò mai" mormora prima di baciarmi a fior di labbra.

Esco dalla camera di Harry con addosso una sua felpa e gli stessi pantaloni che avevo prima, mentre mi strofino un asciugamano sui capelli umidi. Harry è ai fornelli e c'è un leggero odore di cibo nell'aria, accompagnato da soffici note di musica.
"Va meglio?" mi chiede senza guardarmi.
Annuisco con un mugugno e mi avvicino alla penisola, sedendomi poi su uno degli sgabelli mentre lo osservo cucinare sotto le note finali di Baby I'm yours degli Arctic Monkeys. Muove una gamba e la testa a ritmo e c'è un'atmosfera allegra che mi fa sorridere.
"Lo chef oggi la delizierà con una pietanza vegetariana e celestiale"
Alzo le sopracciglia nella sua direzione.
"Celestiale?" ripeto.
"Esatto: celestiale"
Mi viene da ridere e poggio l'asciugamano sullo sgabello accanto mentre la musica scema e il rumore del cibo in padella fa da sottofondo. C'è qualche secondo di silenzio in cui mi concedo di guardarmi attorno, coi quadri ancora per la casa, finché sento le note di I say a little prayer di Aretha Franklin.
"Oh, adoro questa canzone!" esclama Harry tirando la testa all'indietro. Muove il bacino a ritmo con un mestolo in mano e socchiude gli occhi mordendosi il labbro inferiore, dopodiché inizia a cantare con trasporto e fa un giro su se stesso fino a finire di fronte a me. Scoppio a ridere e lui poggia il mestolo, facendo il giro della penisola con piccoli passi al ritmo della canzone e si posiziona davanti a me porgendomi una mano e muovendo le dita.
"Cosa stai facendo?"
"Dai, vieni a ballare con me"
Scuoto la testa in risposta ma lui afferra la mia mano e mi fa scendere dallo sgabello, facendo scontrare i nostri corpi e stringendomi a sé. Arrossisco vistosamente mentre rido e lui accompagna la mia mano sinistra sulla sua spalla, prendendo poi la destra con la sua e muovendomi insieme al suo corpo.
"Così, ecco"
Rido, rido e rido mentre lui mi fa ondeggiare a destra e a sinistra senza lasciarmi la possibilità di guardare dove metto i piedi scalzi e cantandomi in faccia con entusiasmo, gli occhi grandi e la fronte scoperta perché porta ancora i capelli legati.
Mi lascia andare il fianco e mi fa girare su me stessa, ma sono così imbranata che quando mi riprende faccio sbattere i nostri corpi e gli pesto un piede, così poggio la fronte contro il suo petto e rido dal profondo del mio cuore mentre Aretha Franklin riempie ogni centimetro che noi coi nostri passi abbozzati e scoordinati non riusciamo a calpestare.
Rido così tanto da far ridere anche lui, che perde il ritmo e il filo della canzone e tocca la mia guancia col suo naso, solleticandomi.
"Sei completamente impazzito!"
In risposta mi bacia la guancia e il mondo potrebbe crollare che non mi importerebbe affatto perché tutto questo lui l'ha fatto per me.
"Vai giù" mi dice entusiasta.
"Cosa?" ma prima che possa capire a cosa si riferisca mi fa cascare all'indietro con la testa e mi scappa un urlo di sorpresa e spavento mentre mi aggrappo alle sue braccia, per poi ridere ancora più forte e sentire male alla pancia.
Perdo totalmente l'equilibrio e cado per terra trascinandolo con me, anche se immagino che l'abbia fatto apposta perché non potrei mai tirarlo giù visto quanto sia più muscoloso. E allora mi sdraio sul pavimento e mi copro la faccia con le mani e lui si accuccia al mio fianco, con l'odore della cena attorno e la sua risata a riempirmi le orecchie, la cosa più magnifica che abbia mai avuto l'occasione di vivere.
"La cena!" esclama strisciando via e rialzandosi per affrettarsi verso i fornelli ancora con la risata in gola. Io non credo di avere le forze per rialzarmi e quando il viso di Harry si sporge dalla penisola chiedendomi "Sei viva?" vorrei davvero potergli rispondere, ma non riesco a smettere di ridere ed era da tanto che non succedeva. Mi sento piena di qualcosa di nuovo, come se non potessi mai più essere triste e gli occhi di Harry mi guardano e i miei capelli probabilmente mi fanno sembrare un girasole e se potessi premere il tasto pausa, lo farei.
Harry mi aiuta a rialzarmi e mi isso sulle punte dei piedi per baciarlo a lungo, trattenendolo a me per il collo, baciandogli la bocca, la lingua, i denti quando ride. Sento che è la cosa più preziosa che ho in questo momento e non vorrei sciuparlo mai. Non gli chiedo perché faccia tutto questo per me, forse perché nemmeno lui ha una vera e propria risposta.
"Non facevamo tanto schifo ballando" ammetto.
Lui alza un sopracciglio, "Naturalmente" e torna ai fornelli cantando anche la canzone successiva e quella dopo e quella dopo ancora.

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