"Toglimi una curiosità, cosa ci fa una Evans qui alla South?" mi chiese Maya. "I tuoi avevano gli occhi bendati quando hanno fatto le iscrizioni?"

Uscii dall'aula di storia e aprii il foglietto dell'orario per sapere la prossima materia, dato che l'avevo già rimossa dalla testa.

Quando Maya mi aveva chiesto in classe se fossi davvero una Evans, avevo evitato di risponderle con il solito sarcasmo e sono rimasta in silenzio.

Davvero sei una Evans? Non aveva fatto altro che chiedermi. Simpatica? Abbastanza. Stressante? Anche.

"Ti importa così tanto?" chiesi continuando a camminare. Sentii che mi stava seguendo, potei riuscire ad immaginare la sua fronte corrugarsi mentre salivo le scale per arrivare al primo piano.

"Si, mi importa" rispose, "ma non prendermi per un' impicciona o anche una pettegola, è solo curiosità."

"Già, tutti siamo curiosi" replicai, alzando gli occhi al cielo. La mia conferma sarebbe stata del tutto inutile, la Smith mi aveva chiamato Evans perché purtroppo lo ero, non perché aveva problemi a leggere.

"L'ho chiesto con un tono un po' troppo scontroso? Allora mi dispiace, ma Isaac Evans una volta si è vantato con il mio ragazzo che gli Evans sono sempre andati a scuole super costose, perché è il loro posto e ora ecco un membro della famiglia qui, in una normale scuola pubblica" mi fece notare. Sembrava mio padre, ma non glielo feci notare.

"Non ci trovo nulla di male" ribattei, senza guardarla neanche in faccia. Ero molto più concentrata nel cercare l'aula nella quale sarei dovuta entrare e Maya stava diventando particolarmente fastidiosa, così tanto che mi spinse a chiedermi se lei non avesse lezione.

"Sono solo sorpresa" borbottò, di nuovo con voce annoiata. Svoltai in corridoio e mi fermai di colpo. Davanti a me c'era un enorme e terrificante massa di studenti che chiacchieravano tra di loro. Non notai neanche che uno di loro si girò verso di me, perché mi ero già voltata verso di Maya.

"Senti, ho fallito l'esame per entrare alla North. Ecco perché sono qui, okay?" le urlai in faccia. Lei si tirò indietro, come spaventata, e alzò le mani in aria. Sbuffai e mi girai, evidentemente quel ragazzo si era accorto di me e non aveva perso tempo per indicarmi agli altri.

Mi guardai intorno, mentre gli altri occhi erano tutti fissi su di me. Alcune persone mi indicavano, altri mi chiamavano Ricc-Evans. Una palla di carta mi arrivò dritta in testa, ma cadde prima che io potessi prenderla.
Provai a protestare, ma l'unica cosa che probabilmente mi sarebbe uscita era qualche lacrima. Non ero così tanto forte come avrei voluto essere, ero debole ed ingenua, mi era stato ripetuto spesso. Maya se ne stava dietro di me, ma avanzò lentamente per venire al mio fianco.
Volevo scappare, fuggire via.
Ero già stanca di quel l'incubo, volevo svegliarmi con la vista del Big Ben davanti.

Il ragazzo davanti a me doveva essere dell'ultimo anno. Era alto e sembrava abbastanza forte in fisico, i capelli castani erano alzati e negli occhi color cioccolato si poteva notare una scintilla di divertimento.

"Che c'è, principessina? O sua altezza, com'è che ti chiama la serva personale?" chiese, ridendo con un ragazzo accanto. Quest'ultimo accanto aveva i capelli neri come la pece, corvini. Gli occhi verdi scintillavano di divertimento, ovviamente prendermi in giro li divertiva sicuramente. Era alto quanto il ragazzo dai capelli castani, sicuramente erano grandi amici.

"Non ho nessuna serva personale!" mi difesi, ma sapevo che non sarebbe servito a nulla. Dire di sentirmi osservata era un eufemismo: avevo la bocca di tutti puntata addosso, borbottii e risate a causa mia. O meglio, a causa del mio nome.
Davvero tutto un casino del genere solo per il carattere di mio fratello? Davvero avrei dovuto sopportare tutto per quasi cinque mesi?

ImpossibleLeggi questa storia gratuitamente!