Canzone per il capitolo: Can you feel the love tonight – Elton John

HARRY POV

Mi sveglio ai primordi del giorno stirando le braccia in alto, mentre sulla pancia grava un leggero peso. Mormoro qualcosa di incomprensibile e sento due braccia circondarmi il torace. Guardo alla mia sinistra il fuoco ormai spento. Era da tempo che non mi svegliavo così, felice e con una donna al fianco.

La coperta tirata fin sotto il mento, le gambe rannicchiate contro le mie, il suo respiro caldo sul tessuto della mia maglia. Quando le accarezzo i capelli, si muove leggermente. Porto le mani dietro la testa e guardo il soffitto bianco. E se Liam avesse ragione? Se stessi facendo una cazzata? Alice non è Lisa.

“Buongiorno” passa il volto sul mio stomaco, emettendo versi simili a fusa.

“Buongiorno” passo le mani sulla sua schiena, facendole il solletico. Si alza improvvisamente lasciandomi scoperto. “Che c’è?”. Apre la bocca, ma non emette alcun suono.

“Abbiamo dormito abbracciati?” . Annuisco.

“Si può sapere che ti prende?” mi metto seduto, tirando i capelli indietro.

“Niente” balbetta,  abbozzando un sorriso e chiudendo gli occhi. Gira il capo per riacquistare sensibilità; apre involontariamente la bocca facendo uscire dei gemiti. Quando le poggio le mani sulle scapole, sussulta. Alzo le mani in segno di difesa.

“Posso?” annuisce. Si sistema tra le mie gambe, molto vicina. Lascio scorrere le dita lungo la schiena, risalendo la spina dorsale e le braccia. La sento sospirare per la delicatezza del mio tocco. Le solletico il collo e le sposto i capelli sulla spalla, liberando la zona che mi interessa. Invece di poggiarvi le mani, lascio che le mie labbra calde e accuratamente bagnate le massaggino la parte sotto l’orecchio.

Riempio di baci casti tutto il collo fino ad arrivare all’attaccatura dei capelli. Istintivamente, mi viene da stringerla e la porto ancora più vicina. Sale sulle mie gambe; avverto il suo bacino fin troppo vicino. Le mani percorrono la sua pancia piatta, lasciando che il corpo risponda ai miei gesti con una lieve scossa.

“T-ti preparo la colazione” salta praticamente dal divano, dirigendosi verso la cucina.

“No” la fermo. “Te la preparo io” sorrido.

“Sei silenziosa” porto la mia tazza con il latte in giro per la stanza, mettendo in bocca un cucchiaio pieno di cereali.

“Non sono un tipo che parla molto” tiene gli occhi bassi, sinonimo di imbarazzo. Ho imparato a conoscere il linguaggio muto delle donne senza frequentarle per davvero.

“Non mi hai dato assolutamente questa impressione ieri sera” confesso, sorridendo. “Scusa se mi sono permesso di metterti le mani addosso”

“Figurati” alza le spalle.  La osservo ancora per un pò, prima di raggiungere il divano e prendere i pantaloni. “Harry?”

“Dimmi”

“Perché mi hai portata qui?”

“Te l’ho detto. Volevo stare tranquillo e ascoltare il silenzio insieme a qualcuno”

“Ascoltarlo sotto le coperte, con i corpi avvinghiati e le labbra unite?” mi acciglio.

“Tempo fa mi si poteva accusare di questo. Non ti avrei mai usata, credimi” mi affretto ad aggiungere. Tiro su la cerniera lampo e chiudo il bottone. “Ti riaccompagno a casa” mi volto verso di lei e le lancio la tuta corta che indossava ieri sera.

“Vado ad accendere il riscaldamento in auto, tu fai con comodo” l’avverto, chiudendomi la porta alle spalle. Quando ritorno non la trovo in cucina e nemmeno nel salone. La camera da letto è vuota, così come il bagno e la stanza degli ospiti. Poi la vedo; è girata di spalle e chiude il cappotto portandolo fin sotto le gambe rannicchiate al corpo. Apro la porta scorrevole e lascio che si chiuda da sé, raggiungendola in silenzio.

“Questo posto è perfetto per pensare”

“Adesso ti faccio la stessa domanda che mi hai fatto tu ieri sera. A cosa devi pensare?” mi siedo accanto a lei, poggiando le mani sull’erba bagnata e fredda dietro il bacino.

“Avrei tante cose a cui pensare, Harry” risponde, sospirando. “Ultimamente mi va tutto male”

“Cosa ti va male?”

“Tutto” ribadisce. Porto lo sguardo sul lago, interamente ghiacciato. La neve bianca si deposita ai lati, coprendo completamente i fili d’erba.

“Posso essere d’aiuto?” porta gli occhi a me, percorrendo il mio corpo con sguardo attento. Scuote il capo. “Fammici provare”

“No, Harry” si alza, chiudendo meglio il cappotto attorno al corpo. Assottiglia lo sguardo e sbuffa, facendo uscire del bianco opalescente dalle labbra in perfetto contrasto con il marroncino del tronco dietro di lei. “Avresti dovuto portare lei”  mi lascia.  Sento i suoi passi risuonare dietro di me, mentre arranca nella neve. Poi il silenzio. Alice non è Lisa, mi ripeto. Lei non potrà mai essere Lisa.

“Harry?” mi giro di scatto, non essendomi accorto che stava tornando indietro. Mi alzo subito, affiancandola. Nel suo sguardo leggo timidezza, imbarazzo, amarezza, desiderio… In un attimo avvicina le labbra alle mie, tirandomi più vicino.

LIAM POV

Inforco gli occhiali e sfoglio le pagine di due libri contemporaneamente. Riprendo a scrivere freneticamente sul quaderno quando mi accorgo che alcuni punti chiave mi sono sfuggiti alla memoria.

“Sai che sei molto carino con gli occhiali?” appoggia i gomiti al tavolo e il mento nel palmo della mano. Li abbasso oltre il naso per sembrare più affascinante. “Ti da un’aria da intellettuale” ridacchia.

“Tu non studi?” muovo il capo in avanti, come a volerla incitare. Non mi ero accorto che avesse chiuso i libri.

“Ho già studiato” allarga il sorriso. Mi concentro sulle sue labbra e sorrido anch’io. “Facciamo una pausa?”

“Cioccolata calda?”

“Assolutamente si” batte le mani felice e si alza, incamminandosi verso la cucina.

Dieci minuti dopo, siamo comodamente seduti sul mio divano, davanti la tv accesa. Soffia sulla sua tazza e l’avvicina alle labbra, chiudendo gli occhi quando assapora. Anche io faccio lo stesso, guardandola attentamente tutto il tempo. Sento il liquido caldo scendere lungo la gola, riscaldandomi il corpo. Scoppia a ridere quando riabbasso la tazza, scoprendomi interamente il volto.

“Che c’è?” sento qualcosa pizzicarmi il naso e il mento.

“Sei tutto sporco” continua a ridere. Muove il bacino per avvicinarsi, fermandosi a pochi centimetri dal mio viso. “Aspetta” sussurra, avvicinandosi di più. Poggia le labbra calde sul mio naso, succhiando la pelle. Fa lo stesso con il mento. Invece di staccarsi mi bacia, cogliendomi di sorpresa.

Mi accarezza la guancia, ritornando al suo posto. Mentre continua a bere, mi guarda. Deglutisce. “Che c’è?” . Prima che possa rispondere, bussano alla porta. Mi alzo controvoglia.

“Ciao Zayn” 

Love Actually (#Wattys2015) // N.H.Leggi questa storia gratuitamente!