You got me off the paper round
Just sprang out of the air
The best things come from nowhere
I love you, I don't think you care

È tutto un casino. Stargli lontana, stargli vicina, guardare il suo viso cambiare colore, sentirlo lamentarsi perché il freddo gli congela le mani e i tagli bruciano. Passargli le sigarette, stare in silenzio, Liam che non mi parla, Oli e Louis che hanno litigato ancora e non vogliono ammettere che tra di loro ci sia chiaramente qualcosa. È uno schifo di casino e Amanda ha vomitato fuori dal cesso. Sono sola in casa con lei ed è ovvio che non la lascerò pulire, sebbene non l'abbia messa incinta io e non intenda assolutamente cambiare pannolini sporchi per chissà quanto tempo. A dire il vero, se c'è una cosa a cui non penso quasi mai, è il mio futuro. Mi sembra sempre sfuocato, distante, quando invece è più reale ed imminente che mai.
Sono in cucina con la puzza del vomito di Amanda ancora sotto il naso quando il citofono suona.
"Chi è?"
"Oli"
Le apro e lascio anche la porta d'ingresso socchiusa, tanto Amanda si è rintanata nella sua stanza. Oli compare sulla soglia qualche istante dopo, i capelli piastrati e sciolti attorno al viso, una grossa sciarpa nera al collo ed il naso arrossato.
"Hey" mi saluta, le sopracciglia inclinate in un'espressione seria. Anche io non devo essere da meno perché le rispondo con un cenno della testa. Porto i capelli legati in una crocchia spettinata, con ciuffi che partono in ogni direzione, e la felpa che ho addosso non mi riscalda abbastanza, quindi mi tiro giù le maniche e afferro la tazza del mio tè.
"Come mai qui?" chiedo. So che Oli preferisce il caffè.
Fa spallucce. "Volevo chiederti di prendere qualcosa insieme ma ho visto che hai saltato l'università"
Guardo verso la finestra che ho di fronte e che dà al corridoio esterno. Ci sono delle tende bianche con delle ciliegie disegnate sopra, le ha scelte Deb.
"Sono stata impegnata, ultimamente"
Lei non aggiunge altro e questo silenzio un po' mi preoccupa. Oli non si presenterebbe mai così, senza preavviso, solo per un caffè mancato o perché non sono andata in facoltà. Che poi, come l'abbia saputo resta un mistero.
"Mila" fa mezzo passo in avanti ma si ferma subito, ha ancora addosso il giubbotto e la sciarpa e il suo viso pallido inizia lentamente a riprendere colorito, dev'essere in piedi da stamattina presto. Trattiene il fiato prima di continuare, io stringo forte la tazza. "Non farti coinvolgere da questa storia"
La guardo di traverso. "È un po' troppo tardi, non credi?" mi porto la tazza alle labbra e bevo, Oli stringe la bocca e i pugni, le unghie corte e smaltate di nero e le dita che si piegano nervosamente.
"Le battaglie di Harry non sono le tue battaglie" sentenzia.
A questo punto la guardo sorpresa dalle sue parole, come se il problema principale fossi io.
"Ma Harry è la mia battaglia" Oli dovrebbe sapere a cosa mi riferisco, invece mi guarda come se stessi commettendo l'errore più grande della mia vita. "E poi cosa ne sai tu di cosa sta succedendo?"
Inspira a fondo e apre le mani, ma non è rilassata, bensì sembra quasi scoperta. La guardo attentamente, potrei giurare che mi sta nascondendo qualcosa e la verità mi investe come una ventata d'aria gelida che mi paralizza.
"Tu lo sapevi"
Sposta lo sguardo sul soffitto e si lecca le labbra.
"Tu lo sapevi e non mi hai detto niente"
"Non pensavo che tu e Harry poteste arrivare così lontano" si giustifica allargando le braccia.
"Così lontano dove?" ho alzato il tono della voce e ho fatto un passo nella sua direzione. Lei non si muove e non mi risponde, costringendomi ad essere sopraffatta dall'amarezza e dalla consapevolezza di esser stata quasi presa in giro. Oli, la mia Oli, mi ha tenuta all'oscuro di una cosa del genere definendo Harry negativamente quando sapeva perfettamente quali fossero i suoi crucci. Scuoto la testa, schifata. "Ma che cazzo di amica sei?"
I suoi occhi si spalancano. "Sul serio? Vieni a dirmi una cosa del genere per colpa di un ragazzo?"
"Mi hai presa in giro Oli, il problema è questo!"
Smuove la chioma bionda, quasi in panico. "Dopo tutto quello che ho fatto per te!"
"E dopo tutto quello che io ho fatto per te!" replico, alterata.
La ricordo ancora Oli che piange sul mio stomaco, le nostre mani strette, i nostri corpi avvinghiati l'uno nell'altro, le sue bestemmie, la sua voglia di farla finita, i suoi fantasmi e io che ogni volta cercavo di tirarli fuori, mi prendevo tutto il suo male immagazzinandolo in un angolo purché lei non ne soffrisse più. È stato un aiuto reciproco e lo so, ma credevo che anche Oli se ne fosse accorta. Ora mi sembra di non conoscere affatto la persona che ho davanti e ho voglia di crollare a terra e piangere o prendere a pugni il muro o fare entrambe le cose.
Mi accorgo che siamo entrambe persone spezzate e rotte, divise in tante piccole parti incongruenti, e adesso, proprio in questo momento in cui forse entrambe avremmo bisogno l'una dell'altra, tutte le nostre differenze si fanno più spigolose che mai, ferendoci di riflesso.
Oli sembra ridestarsi da una paralisi, inspira come se fosse sul punto di esplodere e continua a guardarmi.
"Non posso credere che stiamo litigando davvero" dice.
"Io mi fidavo di te"
"Ti avevo detto di stare lontana da Harry, ma tu non mi hai ascoltato!" urla e il suo tono di voce così alto mi spaventa e mi dà ai nervi, è squilibrante.
"Smettila" digrigno i denti come un cane con la rabbia.
"Tutto questo ti rovinerà, Mila!" continua a strillare, sembra aver perso il controllo e io non ho più voglia di sentire la sua voce, mi sta facendo impazzire ed è una situazione che non sopporto perché non voglio questo distacco tra me e lei.
"Smettila ho detto!" sbraito infuriata e batto un pugno contro il ripiano della cucina, facendo oscillare il tè dentro la tazza. Incollo i miei occhi a quelli grandi e struccati di Oli, che mi fissa per due secondi di silenzio e poi mi viene incontro, afferrandomi per il collo e baciandomi con disperazione.
E le sue labbra non mi sembrano più accoglienti come una volta, le sue mani sono ruvide contro la mia pelle e il suo tocco di pizzica, bruciandomi forte contro la carne, così tanto che mi ritrovo a spingerla via con uno spasmo di spavento.
Oli indietreggia di diversi passi creando una distanza non indifferente tra di noi. Le sue mani sono bianche e aperte, mi guarda disorientata. Mi ci vogliono degli attimi in cui solo i nostri respiri fanno da sfondo a questa situazione, prima che le mie corde vocali siano in grado di produrre alcun suono.
"Vattene" sibilo, annientata.
Oli mi guarda senza dire una parola, stringe le labbra e se ne va sbattendo la porta. Mi ritrovo con gli occhi chiusi, annaspando alla ricerca di un po' di ordine. Le nostre divergenze hanno creato questo caos. Il nostro essere instabili e alla deriva non ci sta aiutando ma l'irruenza ed impulsività di Oli non mi aiuta a placare il mio sconcerto. Oli mi appare sotto una nuova luce e ho paura ad ammettere che qualcosa tra di noi si sia rotto per sempre.
"Mila? Stai bene?" è Amanda che dal piano di sopra ha aperto la porta della sua camera. Non riesco a risponderle, ho ancora gli occhi chiusi e devo tenermi al bordo del ripiano per non cadere in ginocchio, fracassandomi qualcosa al suolo. Non riesco quasi a respirare, il groppo che ho in gola mi impedisce di parlare. Amanda quindi scende i gradini di fretta, cosa che tra qualche mese immagino non potrà più fare, e riapro gli occhi giusto in tempo per vederla sbucare sulla soglia, coi capelli lunghi e scuri.
"Tutto ok?" chiede ancora, apprensiva.
Mi passo la lingua sulle labbra e tiro su col naso, prima di sospirare un "Sì" che entrambe sappiamo è una bugia. "Sto bene, non preoccuparti"
Lascio andare lo sguardo un po' per tutta la stanza, cercando qualcosa da fare e rimettendomi un po' in sesto, il tanto giusto da capire cosa fare nei prossimi cinque minuti.
"Bevi pure il mio tè se ti va, io non ne ho più voglia" dico evitandola e salendo in camera mia.
Il mio letto non è mai stato così scomodo e il cuscino è più freddo che mai quando me lo premo contro il viso. Non mi accorgo nemmeno di quando inizio a singhiozzare.

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