Dopo qualche tempo, che a Lily sembrò infinito, quella porta tornò a cigolare e di conseguenza quel ragazzo dagli occhi verdi.
Nessuno dei due disse una parola, mentre silenziosamente lui si piegò su di lei e le tolse con cura le manette dal letto, per farla alzare e per darle degli abiti.

-Cambiati- le ordinò.
Lily avrebbe voluto provare a schivarlo ma non era così forte da poterlo battere.
Non avrebbe potuto fare niente.
Si guardò intorno mentre il ragazzo si sedette sulla sedia per guardarla.

-Dove devo cambiarmi?-

Il ragazzo sorrise maliziosamente e indicò l'angolo della stanza mentre lei sbiancò.
Vi era un lavandino scardinato ed un gabinetto per bambini mentre dal muro scendeva un tubo per la doccia, con un bastone ma privo di tenda.

-Non posso andare lì!- cinguettò spaventata mentre lui la stava ancora guardando.
Alzò gli occhi al cielo e si avvicinò a lei, mentre quest'ultima indietreggiò con paura, gemendo quando le premette il pollice sporco sul taglio sul suo fianco.

-Io credo che tu possa invece- la strattonò prima di rimettersi seduto e riempiendosi i polmoni di parole che sperava di aver detto.

-Spogliati, puoi farlo-

Lei si girò verso il muro e poggiò sul lavabo quei vestiti, rendendosi conto che fossero delle calze ed un vestitino nero in pizzo.

-D-devi guardare per forza?-

Lui spostò lo sguardo sul fondoschiena di Lily, lasciando dalla sua bocca un mugolio di apprezzo quando lei si tolse la maglietta.

-Ho una condizione dei pensieri particolare, ma tu cambiati, non puoi capire ciò che penso e.. Uh, se vuoi, non vorrai di certo rimanere per sempre con quegli abiti sporchi.-

Si scrollò il ciuffo mentre Lily cercò di rimanere in silenzio.
Si spogliò con cautela e riuscì ad infilarsi nettamente le calze nere con il vestito del medesimo colore, sistemandosi i capelli e le sue converse grigie.

-Sei adorabile con questo vestito, davvero-

Fece dei piccoli cerchi immaginari nell'aria, sorridendo tra se e se, come un perfetto pazzo.
Lily era convinta che quel ragazzo aveva già ucciso in passato.

-Quel vestito non è di certo adatto alle notti di gioco, di torture, ma non fa niente.. volevo vederti con qualcosa addosso, ti sei sempre vergognata delle tue gambe-

Lily impallidì ma cercò di non darlo a vedere, sospirando lievemente, quasi un sospiro inesistente.

-Ho dei buoni motivi-

Il ragazzo si alzò di scatto ma non andò verso di lei, bensì osservò il muro della stanza, come se stesse parlando con esso.

-Hai un corpo bellissimo, questo devi saperlo-

-Qualche volta, una ragazza deve solamente sentirselo dire-

Il ragazzo rise premendo un dito sul legno scheggiato, facendosi così uscire un rivolo di sangue.

-Voi donne; un vero e proprio mistero-

Lily sorrise, dimenticandosi per qualche istante della situazione, immaginandosi a scuola con quel ragazzo vicino, mentre ridevano e scherzavano..
E tutto le sembrò così vero, autentico.. magico.

-Hai fame?- le chiese.

Lei annuì e il riccio scoprì dalla felpa un panino, consegnandoglielo.
Lily lo accettò subito, da un lato sperando con tutta se stessa che fosse avvelenato, così sarebbe morta, una volta per tutte.

-Quant'è che non mangi?-

Si ridicolizzò per quella domanda, rispondendosi da solo.

-Precisamente tre giorni, uno di più o uno di meno... ah, la notte è la più veritiera di tutte, non trovi? Durante la sera forse ritroviamo noi stessi, cercando di capire chi siamo e cosa siamo, in questo mondo-

-Mi sento una persona qualunque-

Quelle parole uscirono involontarie dalla bocca di Lily, che si sbrigò a dimenticarsi di tale espressioni.

-Siamo tutti una pedina di questo schifoso gioco-

Finì il panino quando il ragazzo fece per andare via e prima che potesse impugnare la maniglia, lo fermò incerta.
I suoi occhi svolazzarono verdi come angeli verso i suoi e alzò un sopracciglio mentre aspettò che Lily parlasse.
La sua voce risultò strozzata e si morsicò il labbro nel pronunciare parole che lei stessa avrebbe voluto mantenere nella sua mente, ma era una curiosità e se sarebbe dovuta restare lì per qualche tempo era giusto colmare alcune domande che aveva.
Cominciò con quella più semplice, che poteva servirgli in futuro.

-Come ti chiami?-

Lui rise e aprì di scatto la porta, facendo sobbalzare Lily e prima che potesse scoraggiarsi del tutto, la fissò con i suoi occhi, stretti in due fessure, prima di pronunciare quelle parole che la fecero rabbrividire.

-Mi chiamo Harry-

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