Quando Lily riprese i sensi, si ritrovò più comoda del solito.
Fece fatica a realizzare che, forse, tutto quello che aveva visto in quei tre giorni era solamente un sogno.
Un sogno durato così tanto da sembrarle reale.. Ma non lo era.
Era la verità e quando si sentì terribilmente contratta spalancò gli occhi, cercando di realizzare dove fosse.
Era sempre in quella stanza, sopra ad un materasso, con le mani legate ai bordi del letto.
Il ragazzo avanzò verso di lei e in meno di pochi secondi si rese conto di essere in trappola.
Aveva le mani legate e la bocca chiusa con un pezzo di nastro adesivo.
Non aveva via di scampo.

-Mi piace particolarmente la prima fase delle torture e con grande onore, sappi che ho scelto solamente te. Potevo prendere chiunque, ma volevo te Lily, ed ho scelto Febbraio perché è un mese perfetto, non trovi?-

Lily soffiò attraverso la bocca.
Come poteva rispondere se aveva un nastro adesivo sulle labbra?
Ma lui continuava a parlare, facendole male alle orecchie per il suo tono dannatamente calmo.

-L'aria in questo mese è fredda e misteriosa. E poi, ha ventotto giorni; il numero perfetto-

Affilò un' arma che gli ricopriva la mano destra e si avvicinò di più a lei, toccando un tasto che fece accendere una lampadina nella stanza, creando una atmosfera tetra e spaventosa.
Lily voleva rispondergli, per dire di risparmiarla magari ma non ci riuscì, e guardò con determinazione il suo volto avvolto dalla luce, prima di soffocare un gemito quando le incise sulla pelle dei tagli.
Erano tagli particolari, ripeteva lui mentre sorrideva, avevano il compito di far uscire il sangue, senza vedere la ferita.

Ma non gli bastava e questo Lily lo sapeva.
Mentre incise il terzo taglio al di sopra della costola, alzò ancora di più la maglietta, scoprendole il seno.
Lily si strozzò di gemiti, pregando Dio che la finisse e quando non ebbe più le forze, con la fronte imperlata di sudore, si appiattì al materasso cercando di morire nel modo più calmo possibile.

-Non riesco a crederci che tu non sia svenuta.
Sei più forte di quanto pensassi Lily.-

Le baciò la fronte e se ne andò, lasciandola immobile sul letto.
Tutto quello che Lily riusciva a pensare e voleva dire nonostante il nastro sulla bocca, erano risposte.
Voleva sapere il perché era lì.
Perché aveva scelto lei.
Perché era lei che doveva subire queste torture.
Per favore, ripeteva nella sua mente, cosa ho fatto di male?

Riuscì a passare più di un quarto d'ora prima che il ragazzo tornasse, questa volta con un bisturi più affilato tra le mani.
Il suo sguardo si riempì d'odio mentre incideva ancora più a fondo qualcosa, che Lily non poteva distinguere visto che stava urlando dal dolore.
Un dolore strozzato e privo di significato per il ragazzo che era davanti a lei.
Le staccò il nastro qualche minuto dopo, mentre si pulì le mani su un lavandino al lato della stanza, del tutto nuovo per Lily.

-Sono contento del mio lavoro che ho fatto su di te, ma non temere, questo non è niente in confronto alle ventotto torture, tesoro.-

-Perché io?-

Quelle parole fecero bloccare il riccio mentre posava il bisturi sporco di sangue e incrostato di qualcosa, mentre cercava di non darle troppa soddisfazione nel risponderle.

-Perché tu sei Lily.
E non volevo nessun'altra, se non te-

Voleva urlare.
Aveva i polmoni in fiamme, il fianco che le bruciava e la mente che cercava di uscire da quella stanza.
Non ce la faceva più.
Il ragazzo si avvicinò a lei con una velocità sovrumana, posandosi esattamente su di lei, inspirando il suo profumo colmo di preoccupazione e di paura, assaporando per pochi secondi la brezza che emanavano le sue labbra, costringendosi ad arretrare.
Avrebbe voluto baciarle dall'inizio alla fine dei suoi giorni.

-Mandami a casa ti prego-

Non aveva mai supplicato qualcuno in vita sua ed era una cosa che odiava fare.

-Esattamente così-

Quelle parole la fecero scattare mentre il ragazzo si avvicinò a lei non dopo aver portato una sedia malridotta vicino al materasso, per guardarla più da vicino.
Le mancò il fiato quando cercò, attraverso le ombre delle pareti, un punto d'appoggio per collegare quel viso a qualcuno.
Sarebbe potuto essere chiunque, sbuffò tra i gemiti.

-Voglio vederti pregare qualcuno. Voglio vederti consumarti, cadere a pezzi, poco alla volta.
Voglio trovare un buon motivo per continuare ciò che vorrò finire.
Voglio che tutto quello che sei stata svanisca, tu resterai qui, finché io non deciderò il contrario, tesoro-

Non collegava a nessuno quella voce e prima che potesse richiudere la porta dietro di sé, lo pregò di slegarla, almeno dal letto.

-Deve asciugarsi e cicatrizzarsi il mio primo lavoro, tornerò più tardi-

E mentre diceva quelle parole aveva cambiato tono, come se una parte di lui fosse già uscita nel momento stesso in cui quella porta si era aperta.
Quegli occhi la fissavano come pietre, non si sarebbero mossi mai.
Pensava al tipo di sfumature che poteva avere il cielo fuori, all'aria aperta, mentre qualche lacrima le rigò il viso e per non farsi vedere sprofondò sul materasso, lanciando un grido stridulo.
Cercò di guardarsi il fianco insanguinato, mentre capiva alcune lettere incise sul suo corpo, arrossendo e contorcendosi dalla paura.

g.I; purificati finché non sentirai la tua anima rinascere.

Era stanca, aveva la testa in fiamme e il corpo che non sentiva più suo.
Ormai non sarebbe più stato suo, ma solamente di lui.
Urlò con tutta se stessa, perché tanto la situazione non sarebbe mai cambiata in nessun caso.

-Ti odio!-

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