Mi mancava l'Inghilterra. Mi mancava Londra, la colazione da Starbucks la mattina, la cioccolata calda nel pomeriggio, mentre fuori pioveva e la pioggia diventava la colonna sonora di quelle tristi e buie giornate. Mi mancava la scuola dello scorso anno, gli amici che avevo conosciuto e con i quali parlavo ancora, fortunatamente. Mi mancava mia cugina, Rose, con cui passavo ogni giornata e con la quale ho condiviso la stanza per un anno intero. Mi mancavano mio cugino Caleb, mia zia Meredith e mio zio Adam. Mi mancava tutta la vita che avevo vissuto da agosto fino al settembre dell'anno dopo, quando ero tornata a casa.

Il rientro non era stato dei migliori. Ad aspettarmi non c'erano stati dei genitori contenti e felici perché la loro figlia era appena tornata da un anno passato in Europa. New York, infondo, non mi era mancata poi così tanto.

Magari le temperature non erano così diverse, anche a New York pioveva spesso (a differenza della California per esempio), o magari potevo andare a fare colazione da Starbucks tutte le mattine e bere comunque la cioccolata.
Forse era stata proprio la mia famiglia a non essermi mancata così tanto o la vita che avevo a New York prima che partissi, le rigide regole che dovevo seguire e le urla dei miei genitori ogni volta che facevo qualcosa di sbagliato.

A Londra era tutto perfettamente diverso e sarei rimasta lì chissà quanti anni ancora, se avessi potuto anche tutta la mia vita. Anche la gente era diversa da lì e anche il fatto di sapere già chi fossi: la tipica brava ragazza che rispetta le regole, con un fratello del quale più orgogliosi non si può essere e con due genitori abbastanza severi, ricchi e spesso assenti.

In Inghilterra, invece, ero stata per le prime due settimane la ragazza nuova che viene dall'Upper East Side, poi sono rimasta per tutti Faith.
Non Faith Elizabeth Paige, come mi chiamavano i miei genitori quando erano veramente arrabbiati. Solo Faith, la ragazza gentile e simpatica con tutti e che veniva da una bella zona di New York.
E a me non dispiaceva affatto, mi piaceva la Faith inglese. Perché per una volta ero riuscita ad essere me stessa, senza parenti che mi guardavano male per qualcosa di sbagliato che facevo, senza familiari pronti a giudicarmi o a tenermi d'occhio. Nessuna cena importante, nessun invito a nessuna festa particolare. Avevo lasciato l'élite di Manhattan per passare un anno nella tranquillità più assoluta.

I miei zii erano diversi, forse perché non pensavano alla ricchezza o magari perché zio Adam sposò una donna inglese qualunque e poi decise di vivere in Inghilterra proprio perché gli Stati Uniti avevano troppi ricordi per lui. Comunque sia, era stato un anno diverso. Forse anche troppo. Mi sentivo diversa, sentivo che neanche quell'anno anche New York sarebbe stato come i precedenti.
Mi ero ormai abituata a fare ciò che volevo entro alcuni limiti, ovviamente. Tornare alla vita di prima era come uscire da un carcere per un paio di giorni e poi rientrarci.

La porta della mia stanza si aprì e ne spuntò la testa riccia e bionda di mio fratello Isaac.

"Sei sveglia?" mi chiese, squadrandomi da capo a piedi. Beh, più o meno, dato che ero ancora avvolta dalle lenzuola chiare.

"Beh, se ho gli occhi aperti" risposi, con il solito tono sarcastico. Rose usava così tanto il sarcasmo che mi aveva contagiata. Era cattivo, i miei genitori lo definivano persino da maleducati e, sì, era così. Odiavo le persone sarcastiche eppure a volte facevo parte di loro.

"Evita il sarcasmo e sbrigati, non voglio fare tardi il primo giorno" disse, serio.

"Se te ne vai!" continuai, con lo stesso tono acido. Strano, perché non avevo neanche le mestruazioni. Era l'esser tornata a casa che mi innervosiva.
L'esser una delusione per la mia famiglia che non riusciva a tranquillizzarmi.

Isaac sbatté la porta, sentii i suoi passi attraversare il pavimento del corridoio e poi scendere le scale che portavano al piano terra.

Mi alzai dal letto e sistemai velocemente le coperte, era un'abitudine che mi avevano messo in testa da quando avevo sei anni: rifare subito il letto dopo che ci si è alzati. E così avevo sempre fatto.

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