Aldiqua, aldilà - Giulia.

204 13 2

Sento la pioggia sbattere sul mio corpo, bagnando il mio viso. Ma i vestiti son asciutti.
Apro gli occhi con calma: il cielo è scuro, sopra di me solo nuvole minacciose.
Mi rendo conto di essere sola, nel nulla: distesa per terra, sull'erba, con solo una quercia al mio fianco.
Mi alzo, guardandomi in giro: dietro di me c'è una casa con le luci spente ed i balconi chiusi, davanti a me il vuoto. Il mare.
Già, c'è uno strapiombo che porta verso quell'altro Mondo, infinito ma finito.
Ma non c'è nessuno, con me.
Allora mi muovo, con calma, verso la casa: la grande porta marrone invita ad entrare, ma non c'è campanello, non c'è alcun suono proveniente dall'interno; busso una volta, due, tre, nessuno apre.
Mi giro, e vedo una persona ammirare il vuoto oltre il dirupo.
Da dove è comparsa?
Qualunque sia la risposta, vado verso di lei, con cautela.

"Giulia, da quanto tempo."

Questa voce. La conosco.
Mi fermo sul posto, ad osservar quella figura e a ricordare dove ho sentito quella voce.
I suoi capelli lunghi, castano/biondi. Quell'abito bianco, lungo, rovinato.
E la sua voce, Leggera, dolce.

"Sì, Giulia, son Caterina."

Si gira, e la vedo meglio. La mia migliore amica. Persa un anno fa, in quel dannato incidente al ritorno dalla discoteca.
Ma..se lei è qua, io sono con lei nell'aldilà.
E' questo l'aldilà? Un posto così cupo, non me lo sarei mai aspettato.

"L'aldilà è diverso per ogni persona: rispecchia il tuo concetto di pace, di serenità. Dopotutto, alcuni preferiscono la pioggia al Sole.
Persone come Me, come Te. Per questo eravamo migliori amiche. Perchè andavamo d'accordo su tutto.
Qua, le anime non parlano. Pensano. E tutti possono leggere i pensieri degli altri: siamo trasparenti, nel corpo e nella mente. Non ci si nasconde nulla."

No, non può essere. Io non posso essere qua.
Non posso stare qua. Nell'aldilà ho nulla, nell'aldiqua ho tutto.

"Hai tutto, eppure stai male."

Ha ragione. Cate ha ragione.
Ho tutto, ma sto male.
Eppure, potrei star bene. Dovrei stare bene. Ma come?

"Trova la pace in Te stessa, cerca le persone con cui stai bene, raggiungile. Stai bene con loro, e starai bene con Te."

Già..dovrebbe andare così.
Se non fosse che ora son qua, nell'aldilà.

"Non sei ancora nell'aldilà, non completamente. Distenditi, ora. Chiudi gli occhi. Tornerai da dove sei venuta."

E seguo le sue istruzioni. Mi son sempre fidato di lei, non mi avrebbe mai fatto del male.
E così son sicura anche ora.
Chiudo gli occhi, mi sento leggera.
Tutt'un tratto, pesante. Mi sento bruciare.


Il Sole entra dalla finestra alla mia destra e fa aprire i miei occhi col suo calore.
Pian piano vedo tutte le forme attorno a me, e sono abbastanza sveglia per rendermi conto di essere in ospedale, con l'ago della flebo infilato nel braccio a tenermi in vita.
Alla mia destra, mamma. Sorride.
Alla mia sinistra, un dottore. Sorride.
Parla con lei, ma non capisco ancora niente. Le orecchie son ovattate. Sento ancora, stranamente, il rumore della pioggia.
Ero veramente stata di là. E son veramente tornata di qua.
Pian piano prendo completa coscienza, e sento queste parole.

"Per domani, dovrebbe essere in grado di tornare a casa. Le basta del buon riposo. Non è grave."
Il dottore mi guarda, sorridendo, facendomi l'occhiolino per rassicurarmi, per poi andar via.
Mentre mamma si alza, mi da un bacio sulla fronte e va fuori dalla stanza.
Una volta rimasta sola, penso a cosa è successo.
A cosa mi ha detto Caterina, a cosa dovrò fare una volta uscita da qui.
E penso anche a Davide: è da lui che devo andare. Il prima possibile. Senza scrivere più lettere.
Ma a furia di pensare, mi si richiudono gli occhi.
Cado nel sonno. Nei sogni.

Mi sveglio col sole che splende ancora dalla finestra.
Quanto ho dormito?
"Buongiorno dormigliona. Vuoi tornare a casa o no?"
Mamma. La riconoscerei tra mille.
Annuisco con la testa, ancora mezza addormentata.
"Allora alzati, le borse son già pronte. Ti porto a far colazione."
Mi sveglio d'un colpo, come attratta da quella idea.
La flebo non è più infilata nel mio braccio. Son libera da quel vincolo.
Mi alzo, ancora con la veste bianca dei pazienti: mi spoglio velocemente, indosso i miei vestiti preferiti, che avevo addosso ancora l'altro giorno..
Ma..che giorno è?
Prendo il telefono, lo accendo, e osservo: 25 Gennaio.
Sei giorni senza far niente. Wow. Sei giorni nel malessere.
Mi dirigo verso il bagno, mi osservo allo specchio e mi accorgo di essere stranamente "Pettinata". Sto bene, insomma.
Allora seguo mamma, lasciando questa stanza, tornando del tutto aldiqua.
"Paolo si è scusato. Sa che è stata colpa sua."
Esordisce così, mentre andiamo verso il bar.
Mi meraviglio. Non pensavo che lui si fosse preoccupato così tanto di me.
Ma non ci voglio pensare, quindi mi lascio andare ad un sorriso, un caffè ed un croissant.

Ed eccoci a casa:  mi sento fresca, riposata.
Sto bene! Fisicamente, psicologicamente.
Forse mi ci voleva, tutto questo.
I pensieri son svaniti, tutti. Son tranquilla.
Entro in camera: mi sembra di non esserci entrata da una vita.
E vedo la sua lettera. Davide.
Son passati più di sei giorni, è quasi mezzogiorno e non gli ho ancora risposto.
Penso sia ora di farlo.

"Caro Davide,
Scusa per il ritardo nella risposta, ma non sono stata bene.
Il mio ex è tornato, e mi ha fatta stare male col suo atteggiamento.
Son appena tornata dall'ospedale, dopo sei giorni di ricovero.
Per fortuna, però, ora sto bene!
Ed è finita, con lui.
Beh, come stai? 
Spero sia tutto okay. Davvero.
Mi sei mancato. Mi manchi, qua, accanto a me.
Tanto..
Non ho molto da scriverti..
Quindi attenderò la tua risposta, e basta.
Ti voglio bene.
Baci,
Giulia."

Eccola, completata.
Domani andrò a spedirla.
Per ora, mi diverto col mio fratellino. Il mio angioletto.
Colui che, alla fine, mi ha salvato. E mi salva.
"E' pronto!"
Mamma urla, come al solito.
E ci fiondiamo a tavola. Come due bambini.
Per una volta mi sento davvero parte della famiglia.

Finito di pranzare, propongo a tutti di uscire, dato che per una volta mi sento piena di vita.
Ma mentre coinvolgo mamma e fratellino nella mia iniziativa, suona il campanello.
E vado ad aprire, allegramente.
Appena spalanco la porta, però, trovo davanti a me una figura che non conosco, guardarmi.
In silenzio.

Lettere lontane dalla realtàLeggi questa storia gratuitamente!