And in the streets you run afree,
Like it's only you and me,
Geez, you're something to see

I turni al bar sono faticosi ma riesco a gestirmi. A casa c'è sempre il solito tepore, sembra quasi che Amanda non sia incinta fin quando non la troviamo sul cesso a vomitare e l'espressione incupita di Cara ci riporta tutte alla deriva, all'assoluta certezza che quell'equilibrio si è rotto. O forse è soltanto un'illusione, perché mi sembra che da quando Deb si è sentita male e Amanda ha dichiarato la sua gravidanza, le cose tra di noi siano più convergenti e naturali. Ci sono i buongiorno al mattino, Cara che prepara del caffè in più, io che chiedo a Ruth quanto zucchero voglia nel tè, Deb che ha comprato un libro dei sogni e ci chiede se vogliamo conoscere il significato dei nostri incubi e Amanda che sbuffa di tanto in tanto alla ricerca di qualcosa da mangiare che, puntualmente, non abbiamo. È una routine nuova, diversa, ma che in qualche modo cerchiamo di far coincidere nei nostri spazi, di amalgamare alle nostre vite.
Rispondo alle chiamate di mia madre cercando di non sbadigliare anche se sono distrutta, sorrido nel leggere gli status da filosofa incartapecorita di Oli e mi prendo dei momenti per rispondere agli sms di Harry, i cui silenzi stanno sparendo piano piano.
Poi c'è Liam, sempre raggiante e solare, sempre single e con un pacchetto di sigarette diverse ogni settimana, che mi chiedo come faccia. C'è Serena che si fa spostare i turni per essere sempre con me. Così, un po' per aiutarmi, un po' perché "mi stai simpatica tu, mi ricordi me agli inizi" e poi scopro che è addirittura qualche mese più piccola di me e che legge parecchio.
C'è anche Mike che continua a chiedermi quando mi deciderò a fare un tatuaggio, c'è Brett che ogni tanto compare tra di noi più fastidioso del vento al mattino e c'è la mia mano che vorrebbe cercare quella di Harry, ma non si può. Non si può fin quando siamo soli, io e lui, insieme. Come adesso, che sediamo su un terrapieno al freddo, col tramonto che tinteggia il cielo, colorando anche le nuvole bianche. Oggi non ha piovuto, Harry mi passa l'accendino per accendermi la sigaretta.
"Ho bisogno di un tatuaggio" butto lì, con Mike per la mente.
Harry solleva lo sguardo su di me che sono in piedi, così mi siedo al suo fianco.
"Ne hai bisogno?"
"Ho bisogno di un disegno, di qualcosa da tatuarmi. Non so"
Continua a guardarmi un po' sorpreso, poi alza le sopracciglia e si porta una sigaretta alle labbra.
"Che c'è?"
"Nulla" sorride appena trattenendosi e gli do un pizzicotto sul giubbotto.
"Dai, che c'è?"
"Perché vuoi farti un tatuaggio?"
"Beh non è il primo, eh"
"Non hai risposto alla mia domanda"
Alzo le spalle e tiro. "Mi va. Mike mi fa venire voglia di tatuarmi in continuazione, non smette un secondo di chiedermelo"
"Ah quindi il punto è Mike, non un tatuaggio"
"Il punto è che ho qualcuno che potrebbe farmi un tatuaggio ma non so cosa" gli spiego. "E non guardarmi così, non sei mia madre"
Lui si mette a ridere e "D'accordo", dice fumando.
Tiro su col naso, mi lecco le labbra mentre guardo il nulla e poi scoppio in una domanda.
"Secondo te cosa potrei tatuarmi? Cioè... guardami, no? Che cosa ti viene in mente guardandomi?"
Potrebbe dire qualsiasi cosa, gli sto offrendo carta bianca e immagino che, vista la situazione e il suo costante prendermi in giro, possa tirare fuori qualche stronzata. Invece no.
Mi fissa, mi guarda a lungo, con la sigaretta tra le labbra. Mi guarda per intero, osserva le mie gambe distese, le mie scarpe sporche, le mie mani, le unghie smaltate di bianco, di cui una mi si è spezzata a lavoro, poi sale su per le mie braccia e arriva al mio viso, studiando i dettagli del mio volto, le mie labbra, il mio naso, i miei occhi, la mia fronte, i miei capelli. Mi tocca senza muovere un dito, semplicemente coi suoi occhi così puri e profondi da farmi venire freddo.
Inspira e fa un tiro, poi si leva la sigaretta dalle labbra ed espira.
"D'accordo, fa nulla" mi arrendo tirando su le gambe e portandomele contro il busto.
"Un aeroplano" dice lui, così piano che quasi non lo sento.
Lo guardo immediatamente. "Un aeroplano?"
"Di carta" aggiunge.
Continuo a guardarlo e nella mia mente si accende il ricordo del suo petto, dei suoi tatuaggi e del suo ciondolo.
"Tu hai una collana..."
"Sì" mi interrompe. Infila le mani sotto il giubbotto e fruga un po' sotto il maglione, tirando fuori la catenina col ciondolo a forma di aeroplanino di carta, che brilla alla luce soffice del sole. "Ce l'ho da quando avevo sedici anni. Ho imparato a fare gli aeroplani di carta con mio nonno, lui riusciva a fare qualsiasi cosa con la carta, io a malapena ci so scrivere sopra"
Deglutisco. "Sai disegnare", gli dico.
Sorride appena, posso vedergli la fossetta sinistra.
"Così dicono" sospira amaramente e si rimette la collana a posto.
"Ma perché dovrei essere un aeroplano di carta?" gli chiedo sospettosa ed incuriosita. Si stringe nelle spalle perché la temperatura si sta abbassando e la notte cala rapidamente su di noi. In questo posto non ci sono luci, presto non riusciremo più a vederci.
"Perché questa collana è il ricordo più prezioso che ho" mi risponde. "Un po' come te"
Mi manca il fiato e sono decisamente sorpresa dalla sua risposta. Non mi aspettavo qualcosa del genere, così intimo e segreto da poter condividere soltanto con me.
Le mie mani si fanno strada sul suo viso, il contatto delle nostre bocche è bramato e appassionato, così tanto che mi viene naturale inginocchiarmi su di lui, aggrappandomi ai suoi capelli mentre le sue grandi mani mi afferrano i fianchi, trattenendomi a sé.
C'è un sentimento forte che cresce dentro di me, come una voglia di mettermi a correre e ridere a squarciagola, allargare le braccia e volare in alto per poi buttarmi a capofitto sulla città sapendo di non cadere.
"Fa freddo" mormora separando le nostre labbra. Si è fatto ancora più buio ma riesco ancora a vedergli il viso. "Ti va di venire a casa?"
Annuisco subito e ci alziamo insieme, tornando alla moto. La procedura è sempre la stessa: mi infilo il casco, salgo dietro di Harry e mi stringo a lui, adesso più che mai. Parte piano ma prende strade poco trafficate e con pochi semafori, quindi accelera progressivamente. Mi ritrovo a sfrecciare per la città, le persone mi sembrano sagome di passaggio, l'aria punge e il tramonto ci fa da sfondo. Slaccio le mani dal busto di Harry e le faccio scivolare via, allargando le braccia e concedendomi l'ebbrezza e la gioia di provare la libertà di andare in moto con lui senza ancorarmici, ma facendo finta di volare. L'ho sempre voluto fare, fin dalla prima volta che sono salita su quest'aggeggio, e ora che lo sto facendo capisco che è la cosa più spericolata e meravigliosa che abbia mai fatto in vita mia. Harry mi guarda un misero istante, scuote la testa e accelera, obbligandomi così ad aggrapparmi di nuovo a lui con una risata.
Arriviamo a casa sua che è già buio e fa ancora più freddo, saliamo di corsa i gradini e Harry impreca perché non trova le chiavi nelle sue enormi tasche. Quando apre la porta e accende la luce trovo il classico salotto, ma con qualche modifica: c'è un cavalletto in legno con sopra dei fogli di carta posizionati orizzontalmente; i vecchi disegni di Harry sono accatastati tutti in un angolo e ce ne sono dei nuovi accanto ad un'ampia borsa che presumo sia quella che usa per la Scuola delle Belle Arti.
"Scusa il caos, sono il solito casinista" si gratta la nuca guardandosi attorno, ma oltre i disegni non c'è nulla di scomposto o in disordine. "Devo preparare un lavoro per la settimana prossima ma sono in alto mare, non trovo nulla che mi ispiri"
"Cosa devi fare?"
"Rappresentare un oggetto o una scena coi carboncini, ma è più complicato di quanto sembri. Il mondo è pieno di situazioni e io non riesco a disegnarne nemmeno mezza" ride imbarazzato, poi afferra con forza la borsa per spostarla. "Porto via un po' di cose"
Lo vedo deambulare verso camera sua, inciampa su un dipinto e, con un'imprecazione stretta tra i denti, sparisce nella stanza. C'è qualche rumore, io mi guardo attorno e questa casa è così calda anche per una persona sola. È sempre luminosa e queste opere d'arte, perché è quello che sono ai miei occhi, la rendono ancora più bella e accogliente.
Il foglio sul cavalletto è bianco ma c'è un cestino qualche metro più in là ed è pieno di altri fogli stropicciati, arrotolati in malo modo e gettati via forse con frustrazione, perché Harry sto imparando a conoscerlo.
Risbuca dalla camera, si guarda attorno, fa una giravolta alla ricerca di qualcosa che non trova e poi rientra nella sua stanza. È così buffo che riderei, se non fosse che sono curiosa di vedere i suoi schizzi, così prendo il primo foglio e lo apro. Forse non avrei dovuto, forse non sono affari miei, ma l'ho fatto e adesso mi ritrovo con le mani che tremano stringendo un foglio non mio ma sulla quale riconosco chiaramente il mio viso, la forma dei miei occhi, le mie ciglia, i miei capelli mossi dal vento. Sento dei rumori e riaccartoccio il disegno per lasciarlo cadere dentro il cestino, ma Harry non esce dalla sua stanza.
Cade qualcosa e lui urla "Sto bene, sto bene! Arrivo subito!" e non ho idea di cosa stia succedendo. Non so nemmeno come sentirmi.
Mi passo un ciuffo dietro l'orecchio mentre penso e prendo una delle decisioni più irrazionali ed istintive della mia vita: inizio a sfilarmi il maglione che ho addosso e lo lascio cadere a terra. Successivamente mi tolgo le scarpe e le calze e mi slaccio i jeans, e con movimenti lenti e più silenziosi possibili mi sfilo anche la maglietta nera che indosso, spettinandomi.
Harry esce in questo preciso istante e i nostri occhi si incrociano inevitabilmente, perché ci siamo soltanto noi due. Deglutisco imbarazzata e immagino di essere arrossita, mi sto martoriando le labbra.
"Mila" pronuncia il mio nome piano, con poca voce, e mi guarda dritto in viso, ma questo solo dopo aver constatato di avermi di fronte a sé in biancheria.
"Hai detto che volevi disegnarmi e che non riesci a finire questo lavoro"
Guarda verso il cavalletto e poi il cestino e socchiude appena gli occhi.
"Ho visto gli scarti, sì" gli confermo.
Lui mi guarda ancora e ancora, questo silenzio mi mette a disagio e cerco di scacciare questa sensazione non voluta finché Harry inizia a spogliarsi di fronte a me. Non è la prima volta che vedo il suo petto, le sue spalle, le sue braccia o le sue gambe, ma questo non significa che il suo corpo e la sua persona in piedi, seminuda e dinnanzi a me, non mi facciano alcun effetto. La collana gli brilla sul petto, nell'incavo perfetto, che sembra creato apposta per lei.
Alzo il mento e allungo le mani verso il gancio del reggiseno ma Harry mi ferma, "No".
Mi si avvicina con passi lenti ma sicuri e si posiziona alle mie spalle. Respiro profondamente e sento il suo indice sfiorarmi la colonna vertebrale, così rizzo impercettibilmente la schiena sotto il suo tocco. Torreggia su di me e la sua pelle scorre piano e leggera sulla mia facendomi rabbrividire e accompagnandomi con delicatezza; è come una canzone francese, romantica, fine e piacevole. Mi culla così e non mi accorgo nemmeno di quando mi abbassa le bretelle del reggiseno per poi sganciarlo e aiutarmi a rimuoverlo. Allontana le mani dal mio corpo per posarmi qualcosa di metallico e luccicante attorno al collo e dandoci uno sguardo vedo che è la sua collana. Mi osserva da dietro ma mi prende le spalle e mi fa voltare. Il suo viso è incollato al mio, come se non volesse farmi sapere che, in realtà, vede quasi tutto di me. Mi sento travolta da uno tsunami, in una marea di emozioni e pensieri che mi stordiscono e mi inibiscono di dire o compiere alcun'azione, come se il mio corpo fosse totalmente informicolato e non mi fosse concesso decidere cosa farne.
Harry si inginocchia di fronte a me e lascia tre baci contati sul mio stomaco, prima di sfilarmi gli slip e lasciarli cadere al suolo. È tutto troppo intimo per non sentirmi investita.
Si spoglia completamente anche lui e giurerei che l'imbarazzo non sia soltanto mio, ma comune. È quasi palpabile in questa stanza così immensa per i nostri corpi nudi e a disagio. Non so bene cosa mi sia preso o perché lui mi abbia seguita in questa follia, ma sono felice che l'abbia fatto, è come una guida.
"Dammi una sigaretta" gli dico rompendo il silenzio e sorridendo appena. Lui ride, mi bacia la testa con fare protettivo e poi si gira per ripescare il suo pacchetto di sigarette dalle tasche del suo giubbotto.
Harry ha un corpo sodo e ben formato, la sua schiena è leggermente curva, forse perché è molto alto e non sa che farci col suo essere così grande ed estremamente protettivo solo alla vista, che immagino che chiunque avrebbe paura di lui se lo vedesse così nudo come lo vedo io. Mi immagino i suoi muscoli contrarsi come quando ha scagliato un pugno sulla faccia di Brett e, porca puttana, la dovrei smettere di fare l'adolescente in iperventilazione come se mi chiamassi Anastasia Steele e davanti a me avessi Christian Grey.
Si mette una sigaretta tra le labbra e me ne porge un'altra, poi accende entrambe dalla stessa fiamma e mi indica gli sgabelli della penisola.
"Va bene se ti siedi lì?"
Faccio un tiro e gli sorrido. "Sei tu l'artista"
Alza gli occhi al cielo e si sposta per sistemare il cavalletto, mentre io mi siedo su uno sgabello e, automaticamente, accavallo le gambe. Non è mia abitudine stare nuda di fronte alle persone e di certo non è mia usanza stare nuda di fronte ad Harry col minimo peso della sua collana che mi cade tra i seni. Fumo in silenzio, lui si siede e la forma delle sue gambe e dei suoi glutei attrae i miei occhi. Si lega i capelli in un codino spettinato, le sue sopracciglia assumono la tipica espressione concentrata e prende in mano i carboncini. Ho la fortuna di incrociare i suoi occhi ancora una volta prima di sorridere con la sigaretta tra le labbra e spostare lo sguardo altrove, cercando di assumere una posa naturale ma artistica allo stesso tempo. Non lo so fare, ma immagino che Harry sarà così bravo da creare qualcosa di grandioso. D'altronde, se sono nuda a casa sua a posare per lui, significa che qualcosa di fantastico l'ha fatto anche a me.

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