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But I've got high hopes, it takes me back to when we started
High hopes, when you let it go, go out and start again
High hopes, when it all comes to an end
But the world keeps spinning around

Il pub è rumoroso e c'è un sacco di fumo. C'è una band che suona musica indie rock e non mi dispiacciono, dicono che sono tedeschi e cerco di vederli in viso, ma c'è troppa gente.
Io, Oli e Louis sediamo in un tavolo rotondo di legno e se io sto bevendo una semplice Coca Cola, loro hanno la loro solita birra.
"Devo trovare un lavoro" dico in uno sospiro.
Gli occhi celesti di Louis si puntano su di me.
"Credevo lavorassi già"
Scuoto la testa. "No. Andavo avanti coi soldi dei miei genitori"
Beve un lungo sorso. "E adesso cos'è cambiato?"
Stringo le spalle e poggio i gomiti sul tavolo, ho caldo con questo maglione ma non lo toglierò mai.
"Mio padre si è risposato e ha deciso di non pagare più la metà che gli spettava"
Oli ci guarda entrambi e Louis si lecca le labbra.
"Non sapevo i tuoi fossero divorziati" dice.
Non rispondo e mi limito a sollevare le spalle. "Sta di fatto che ora mi serve un lavoro, perché mia madre non può permettersi di pagarmi tutto quanto da sola"
"Prova in Regent Street, nei negozi di abbigliamento. Ho sentito che cercano spesso personale" mi suggerisce Oli.
"Sì, credo lascerò curriculum un po' ovunque"
"Perché non chiedi a Liam?"
Alzo gli occhi su Louis che ha appena parlato.
"Liam?"
"Sì. L'amico di Harry"
Tardo un po' a rispondere, sorpresa. "Perché dovrei chiedere a lui?"
Louis poggia la schiena sulla sedia e afferra il bicchiere con la mano sinistra.
"Beh, lavora in un locale e stanno cercando personale. Potrebbe aiutarti senza nessun problema, ed è un bravissimo ragazzo"
Sto in silenzio pensando all'idea. Mi serve un lavoro comodo, part time e che soddisfi le mie attuali esigenze economiche e non so se Liam possa aiutarmi. Ma dopotutto quali altre alternative ho?
Guardo Louis che alza le sopracciglia e mi sorride. Annuisco piano.
"Ci penserò"

Louis ha fatto prima di me e ha chiamato Liam prima ancora che rientrassimo a casa. Quello gli ha detto che era un orario decisamente indecente per fare una richiesta di quel tipo, ma ci avrebbe pensato. E quando, due giorni fa, mi ha chiamata un numero sconosciuto, non ho minimamente pensato che potesse essere proprio Liam. Incredibile ma vero, sembrava piovuto dal cielo come una benedizione.
Ci sono i The Orwells in sottofondo e sebbene siano canzoni abbastanza allegre mi mettono una certa agitazione, forse perché è il mio primo giorno di prova e non so bene cosa aspettarmi.
Liam mi guarda cercando di infondermi coraggio ed in parte gli sono grata perché ho proprio bisogno di qualcuno che creda in me in questo momento.
I primi clienti che devo servire sono due ragazzine sui sedici anni o giù di lì, una coi capelli a caschetto fucsia e l'altra coi capelli cortissimi biondo platino ed un piercing all'angolo destro del labbro inferiore. Si tengono per mano da sopra il tavolo, non hanno paura di mostrarsi e io le ammiro, perché mi sto cagando in mano semplicemente per chiedere cosa vogliano ordinare.
Prendo un respiro profondo, mi avvicino e cerco di parlare come Dio comanda, maledicendo mio padre per avermi gettata in questa situazione senza preavviso.
"Ciao, cosa vi porto?"
Loro continuano a guardare i menù, quella coi capelli fucsia sorride, l'altra si morde il labbro superiore.
"Per me una cioccolata bianca" dice quest'ultima, guardando poi l'altra, che non tarda a rispondere.
"Io invece prendo un cappuccino"
"D'accordo, arrivo subito"
Torno dietro il bancone ripetendo meccanicamente l'ordine appena preso e mi guardo attorno un po' dispersa, perché Liam non riesco a vederlo da nessuna parte.
"Cioccolata bianca e cappuccino. Cioccolata bianca e cappuccino. Cioccolata bianca e cap..."
"Primo giorno?"
Sobbalzo sentendo una voce nuova e di riflesso guardo verso la mia destra, facendo cadere due tazzine di caffè sulla moquette viola. Chi ha parlato è una ragazza poco più bassa di me con lunghi capelli castani e una frangia a coprirle le sopracciglia. Si inchina a raccogliere le tazzine e le rimette al loro posto con un sorriso.
"Sì" rispondo in un sussurro imbarazzato ed impacciato.
"All'inizio sembra tutto un incubo ma poi ci prendi la mano"
"Lo spero. Ho davvero bisogno di questo lavoro"
Lei sbotta in una piccola risata. "Abbiamo tutti bisogno di questo lavoro" sembra rimbeccarmi, ma invece mi sorride e poi mi porge una mano. "Io sono Serena"
"Mila"
"È un bel nome"
Mi stringo nelle spalle. "Grazie"
Liam compare con le guance gonfie in uno sbuffo, mi fa un cenno con la testa e ci raggiunge.
"È la tua prediletta?" gli chiede Serena, lo guarda dal basso con occhi vispi.
"Una specie. Cosa devi fare?"
"Un cappuccino ed una cioccolata bianca" rispondo meccanicamente.
"Ok, ti faccio vedere"
"Vi lascio lavorare" Serena rimane comunque nei paraggi, chiaramente.
Liam mi aiuta a preparare l'ordine e mi tiene d'occhio mentre lo porto al tavolo. Mi aiuta a fare gli scontrini, che a quanto pare sono la cosa che mi riesce meglio e fortunatamente per me non arriva molta gente nelle successive ore di prova.
Mi presento anche il giorno seguente e c'è il titolare che vuole dare uno sguardo, quindi la mia ansia è tripla, ma Liam mi sta sempre accanto anche con un semplice occhiolino.
Me la cavo niente male dopo solo un giorno di prova e sebbene l'ansia e le varie richieste, a quanto pare soddisfo la maggior parte dei clienti e Phil, il titolare del bar, ne sembra entusiasta.
"Quindi? È andata bene?" chiedo a Liam mentre mi raggiunge di fronte al bancone. Indossiamo entrambi la divisa rosso scuro e sono accaldata e stanca.
Mi fa un grosso sorriso e annuisce. "È andata bene. Ti ha assunta"
Alzo gli occhi al cielo e sospiro. "Non ti ringrazierò mai abbastanza"
"Io non ho fatto nulla" dice umilmente, ma entrambi sappiamo che non è vero.
"Non è giusto" si lamenta Serena raggiungendoci con un vassoio tondo e nero tra le mani. Guarda prima me, poi Liam. "L'uniforme sta meglio addosso a lei che su di me"
Liam ci mette un po' prima di scoppiare a ridere e sono così stanca che lo seguo a ruota e Serena scuote la testa ma sorride divertita, almeno è stata carina.
"Mila!"
Mi volto con la risata ancora in gola e scorgo Louis che mi viene incontro, stretto in un giubbotto pesante e bagnato, i capelli spettinati sulla fronte; non mi ero accorta stesse piovendo.
"Qual buon vento, Mr Tomlinson!" esulta Liam allargando le braccia, ma Louis non è interessato a lui, infatti gli riserva solo un misero cenno del capo.
"Devi venire con me" mi dice, il tono grave. Ha gli occhi grandi e gli zigomi a punta, è preoccupato.
"Ok" dico io subito e guardo Liam come a chiedergli il permesso. Lui annuisce piano con la testa e mi slaccio il grembiule. Ho il tempo di recuperare le mie cose prima di salire nella macchina di Louis e sentire le ruote sgommare verso una meta a me ignota.

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