Seconda settimana

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Seconda settimana








Un rumoroso gemito abbandonò la gola di Louis, mentre gettava il capo all'indietro sul cuscino; gli occhi chiusi e le dita dei piedi arricciate.

Amava quei risvegli, quando il corpo era ancora immerso in uno stato di dormiveglia e ogni terminazione nervosa era intorpidita.

Non c'era modo migliore per sollecitare e ridestare tutti i sensi.

«Ti prego» si ritrovò a supplicare, stringendo le lenzuola in due pugni, quando quelle labbra che tanto lo facevano fantasticare si chiusero attorno a una porzione di pelle, succhiando con foga, così pericolosamente vicino al suo inguine.

Spalancò maggiormente le cosce per agevolarne i movimenti.

«Stai buono».

Una leggera risata risuonò dal basso e sorrise a sua volta quando percepì le due mani magre premere sui suoi fianchi, in un chiaro ammonimento per aver sollevato il bacino.

«Potrei venire solo così» biascicò, strizzando gli occhi quando percepì la mano stringersi attorno alla sua erezione gonfia.

«Vuoi venire per me, Louis?»

Annuì, lasciando correre una mano ad accarezzare la sua guancia, voltando il capo di lato e premendolo nel soffice guanciale sopra cui era posata la sua testa.

Boccheggiò quando la punta della lingua roteò attorno alla sua cappella, spalancando gli occhi e abbassandoli, venendo investito da due smeraldi che lo stavano già fissando; Harry era lì, bellissimo e peccaminoso, semi-nascosto in mezzo alle sue gambe, con i ricci cioccolato a ricadergli disordinati sulla fronte e le guance esageratamente incavate e paonazze.

«H - Harry».

«Vieni per me, piccolo».




















Louis sobbalzò nel letto, svegliandosi di soprassalto e tirandosi a sedere sul materasso.

«Ma cosa -»

Si guardò attorno allarmato, constatando che fosse ormai mattina e che i suoi compagni di stanza dovevano già essersi alzati, visti i loro letti sfatti. Poi si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore, prendendo un ampio respiro e realizzando che tutto ciò che era appena successo altro non era che un mero frutto della sua immaginazione.

A quanto sembrava anche il suo inconscio si divertiva a prendersi gioco di lui.

«Cazzo» sibilò a denti stretti, crollando di nuovo sul materasso.

Aveva davvero appena sognato lui e Harry in atteggiamenti intimi?

«Non è possibile» piagnucolò, sbattendo le piante dei piedi sul letto «Ma cosa cazzo mi prende?»

Riaprì gli occhi, adocchiando sul comodino il biglietto che il giovane modello gli aveva lasciato la sera prima, ricordandosi del suo piccolo regalo e affrettandosi a cercare la sua felpa, che ritrovò a terra sul pavimento accanto al letto.

Piegò la bocca in una smorfia - probabilmente gli era scivolata dalle mani mentre si agitava a causa del sogno in cui era immerso - poi l'avvicinò al volto, solo per assicurarsi che il profumo non fosse già scomparso, dopodiché si decise ad abbandonare il letto.

Aveva bisogno di parlare con Liam.

Afferrò il proprio pacchetto di sigarette, poi si fiondò giù per le scale, uscendo in giardino e richiamando subito a gran voce l'amico, non appena lo scorse sdraiato su uno dei lettini a bordo piscina, impegnato a prendere il sole.

Tastes Like Strawberries On A Summer EveningDove le storie prendono vita. Scoprilo ora