Francesco ci guardava in tralice. Le mani di Damiano non avevano abbandonato i miei fianchi e mi stringevano protettive. Rivolse un sorriso beffardo al mio futuro ex-ragazzo.

_Francesco che piacere!

_Vi ho chiesto, cosa state facendo?

_A te cosa pare che stiamo facendo? Gli rispose Damiano senza scomporsi e mettendo se possibile ancora più arroganza nel suo sorriso. Francesco mi lanciò uno sguardo incredulo e io mi sentii sprofondare. Questo mio imbarazzo repentino rispose alla sua domanda muta. Si, ti ho tradito. Francesco strinse i pugni e si girò minaccioso verso Damiano.

_Lascia stare la mia ragazza. Damiano mi strinse le spalle.

_Non credo che sia quello che voglia lei. Entrambi si girarono verso di me alla ricerca di una conferma. Io sempre più in imbarazzo mi scostai da Damiano e mi strinsi nelle spalle, lo sguardo fisso a terra. Francesco e Damiano si guardarono in cagnesco.

_Posso parlare da sola con Francesco? Chiesi a Damiano ignorando la sua occhiataccia e l'espressione offesa e mettendogli in contemporranea una mano sul braccio per placarlo. Lui lanciò un ultimo sguardo omicida a Francesco come per avvertirlo che se mi avesse messo le mani addosso Damiano si sarebbe fatto un piacere di farlo a pezzi poi uscì dalla cucina lasciandoci soli. Iniziai a fissare con intensità i disegni formati dal legno sul tavolo della cucina. Tutto pur di evitare lo sguardo ferito e accusatore di Francesco.

_Come hai potuto? Quella semplice domanda mi squarciò il petto. C'era tanta desolazione nella sua voce. Alzai lo sguardo mortificata.

_Io...io...non so cosa dire, non ci sono scuse. Conclusi infine.

_Mi ero accorta che eri un po' fredda ma pensavo che fosse timidezza, non credevo che fosse perché te la spassavi già con un altro.

_No, devi credermi, sono stata bene con te. Damiano è una cosa recente. Cioè di ieri sera. In realtà risale a prima che ti conoscessi ma avevo troncato il rapporto ma ieri quando l'ho rivisto mi sono resa conto che...Accavallavo scuse patetiche e più tentavo di giustificarmi più mi impappinavo.

_Lo ami? Annuii.

_Abbastanza da tradire me e tua sorella. Aggiunse lui con una voce resa rauca dall'amarezza. Arrossii. Come potevo dargli torto?

_Non sapevo fosse il fidanzato di mia sorella fino a ieri sera quando l'ho visto con lei. Ribattei con un mormorio appena udibile.

_Come l'hai conosciuto? Francesco mi stava sottoponendo a un vero e proprio interrogatorio e io non potevo sottrarmi.

_E' il mio prof di letteratura. Francesco mi guardò allibito e si passò una mano fra i cappelli. Anche a lui la situazione sembrava incasinata. Aspettai in silenzio che lui fosse pronto a parlare.

_Mi hai mai amato? Dovetti strapparmi la risposta perché sapevo che gli avrebbe arrecato ancora più dolore ma non potevo più mentirgli. Meritava di più. Scossi la testa in segno di diniego. Francesco mi guardò inorridito poi abbattuto, come se la verità lo schiacciasse. Restò davanti a me per un po' in religioso silenzio poi senza una parola partì. Lo sentii salutare mio padre che insisteva perché lui restasse, poi udii il chiavistello che si apriva e si chiudeva poi più nulla. Mio padre entrò in cucina e senza una parola mi prese tra le braccia. Io scoppiai in lacrime. Lui non mi fece domande. A volte i genitori capiscono certe cose senza che gliele si spieghi. Mi chiesi se mi avrebbe ancora abbracciato cosi se avesse saputo che persona abbietta ero in realtà. Sperai che il suo amore l'avrebbe vinta su tutto e questo pensiero mi confortò.

Tra me e Damiano si strinse un tacito accordo. Non andai da lui quella sera, e lui non mi venne a trovare malgrado lo desiderai con tutto il cuore. Vedere la sofferenza che avevo procurato in Francesco e immaginandola riflessa sui volti dei miei genitori avevo capito che non sarei stata capace di continuare. Il solo pensiero mi era intollerabile. Anche se Damiano mi avesse amato il fatto che fosse fidanzato con la mia recentemente acquisita sorella rendeva impossibile una relazione tra di noi. Ci evitammo accuratamente e non ci scambiammo nemmeno qualche occhiata fuggevole. Nei giorni che seguirono ripiombai nell'apatia. Il mio subconscio non parlava più e gliene ero silenziosamente grata. Era più facile ignorare la morsa al petto che mi attanagliava quando non sentivo quella vocina che mi ricordava che per un attimo Damiano era stato mio. Che avevo assaporato quella bocca, che aveva sentito il tocco delicato di quelle mani e che quegli occhi che adesso mi scrutavano con freddezza mentre mi interrogavano mi avevano un tempo guardato con calore e desiderio. Per questo fu una tale sorpresa sentirlo chiedermi di restare nel suo ufficio dopo scuola per parlare della mia scolarità. Entrai nel suo ufficio con intenzioni molto diverse dalle altre volte.

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