Prologo.

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Il rumore delle piccole rotelle delle valigie contro il pavimento lucido dell'aeroporto riportarono il moro alla realtà. Il ragazzo si era perso nei ricordi di una vita passata a Sidney, tra risate, sole, amici, cazzate, feste e partite a fifa, e mentre fissava un punto impreciso tra le persone che frenetiche correvano felici seguite dai loro bagagli troppo pieni, lui sentiva sempre più lontana quella vita che era stata un rifugio e passato sicuro fino ad allora.
«L'aereo per Madrid decollerà tra mezz'ora. Preghiamo i gentili passeggeri di dirigersi al gate 8.»
La voce metallica dell'altoparlante interruppe il flusso dei pensieri del ragazzo che infilò le mani nelle tasche dei suoi skinny jeans e si recò a sedersi nel posto dell'aereo a lui assegnato.
I sedili erano di una pelle sintetica blu scuro ed erano tremendamente scomodi, per questo il moro si rigirava su di essi tenendo gli occhi scuri puntati fuori dall'oblò, dove la città di Sydney si vedeva già in lontananza, ed era diventata un insieme di luci indistinte. Al ragazzo sembrava ancora di poter riconoscere la grande casa di suo padre dalla pareti beige, decorate dai quadri dipinti, troppo tempo fa, da sua madre. In quelle mura, ci era cresciuto ed era diventato quello che era. Qualche isolato più in la c'era un campetto da calcio dove tutti i giorni si allenava con i suoi compagni di squadra, ma ormai quel campetto era diventato troppo stretto per lui.

*flashback*

Era un giovedì pomeriggio, quando, a fine allenamento, il moro fu chiamato dal suo allenatore. Era spaventato, e la sua mente aveva cominciato ad elencare tutte le ultime cazzate fatte. Dopo che uscì da quell'ufficio passò una notte insonne a pensare alla proposta ricevuta. La prospettiva di quella nuova vita era molto allettante ma il solo pensiero di lasciare i propri amici e la propria famiglia lo intimoriva.
Due anni. Due anni lontano da tutto e da tutti. Due anni per ricominciare.
E lui lo sapeva che giocare nel Real Madrid era un'occasione da non perdere perché opportunità del genere capitano solo una volta nella vita, e in fondo lo sapevano tutti che alla fine avrebbe accettato.
Ma lui era fatto così, ci pensava sopra più e più volte, ci ragionava, si faceva mille problemi e non ci dormiva la notte, per poi prendere la decisione di petto e seguire l'istinto; per questo, alla fine, accettò.

*fine flashback*

E finalmente l'aereo atterrò.

CIOCCOLATAAAAA

Ciao, siamo due ragazze ed è la nostra prima ff, quindi non lapidateci se farà cagare.
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Satisfaction || Calum Hood.Leggi questa storia gratuitamente!