Un fiore sulla Luna

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Luna, territorio della 33-esima Colonia

Il tempo scorre lento sulle tue guance,
è caldo e denso.
Vorrei abbracciarti e dirti che va tutto bene.
Posso solo guardare nell'occhio della spirale,
cercando quei petali della speranza.
A velocità frenetica devi correre,
altrimenti io morirò senza di te.

Quando aprii gli occhi doveva essersi fatto giorno ormai da tempo.
Avvolta nella coperta termica, mi stiracchiai nel giaciglio che diverse ore prima avevo improvvisato. Dormire sulla terra dura e arida non era stata un'idea ben ponderata ma non avevo avuto scelta; nonostante mancasse meno di un'ora di camminata, in confronto alle due già percorse, le gambe avevano cominciato pericolosamente a cedermi. La scelta si era quindi vincolata a due opzioni: svenire a terra all'improvviso, rischiando di farmi seriamente male, oppure riposarmi per bene, nonostante significasse perdere delle ore preziose.
La paura di aver sprecato così tanto tempo mi fece alzare subito in piedi, ignorando i vari dolori muscolari dovuti alla faticosa camminata già affrontata, sommata al precario letto fatto di nuda terra. Piegai in fretta la coperta e la infilai nello zaino insieme alla torcia, ormai diventa inutile.
Anche se era teoricamente estate, quella mattina faceva freddo; rabbrividendo, ripresi a camminare, mente alzavo lo sguardo verso la meta dritta davanti a me, sempre più vicina.
L'Obelisco s'innalzava per chilometri verso il cielo, quasi bucando la barriera elettromagnetica che, avvolgendo l'intero satellite, ci permetteva di respirare aria liberamente, insieme a una infinità di altre cose complicate. In poche parole, la super avanzata atmosfera artificiale della Luna permetteva agli esseri umani di vivere come se si trovassero sulla Terra.
Più o meno; in pratica non era proprio vero, avevo sentito dire diverse volte da mia madre.
Pensando a lei, strinsi i pugni e affrettai il passo, percorrendo la pallida pianura a lunghe falcate.
Avevo sei anni quando l'Obelisco Lunare apparve dal nulla. Mi rimase impressa in mente il ricordo dei continui sbalzi elettromagnetici, delle scosse sismiche e delle persone che non facevano altro che parlarne. Alcuni pregavano.
«Dopo quelli apparsi nei cinque continenti della Terra, anche la Luna ne ha uno proprio!».
"Proprio, possedere...", che gli esseri umani della Luna possedessero quell'inimmaginabile struttura o entità, che poteva solo essere opera di mani divine, era improbabile e stupido. Caso mai era lui a possedere noi.
Ma non era il momento di mettersi a riflettere su questo. Solo una cosa in riguardo all'Obelisco mi interessava, ed era lo scopo del mio viaggio: il suo potere.
Io ero nata e cresciuta sulla Luna, mentre mia madre era una colona proveniente dalla Terra. Era stata costretta a trasferirsi a causa della sovrappopolazione. Vivevamo insieme, noi due sole. Mio padre era morto l'anno dopo la comparsa dell'Obelisco. Che fosse un caso o meno non lo sapevo e non avrei mai avuto una risposta, ma una cosa era certa... da quando era comparso le persone avevano cominciato a morire più facilmente. Alcuni pensavano che quella cosa chiamasse a sé i meritevoli oppure che, al contrario, punisse chi aveva peccato. Ma non potevo credere che mia madre fosse una brutta persona, così come mio padre, quindi preferivo pensare alla prima opzione.
Poco prima del tramonto avrei compiuto dodici anni e per quel momento volevo assolutamente trovarmi a casa. Era importante che riuscissi a compiere la mia missione, per quanto sciocca fosse. Quindi con lo zaino in spalla, i lunghi capelli rossi legati accuratamente e calzando gli unici stivali che avevo, cominciai a correre.
Non avrei salvato la vita a mia madre, ma almeno avrei donato a lei del tempo in più.

"Lui ti guarda nel cuore", sussurrai nella mia mente, mentre uscii dalla folta coltre di nebbia, stagliandosi davanti ai miei occhi la sua imponente base. Mi trovavo a circa cinquanta metri di distanza, dove era conficcata nel terreno ricolmo di vita.
Avevano sempre detto che sulla Luna non era possibile coltivare nulla. Non vi era altro che polvere, ovunque si volgesse lo sguardo; ma lì, intorno all'Obelisco, sembrava di essere approdati in un altro mondo.
Con lo zaino in spalla e le mani strette sulle bretelle, mossi il mio primo passo in quel prato rigoglioso.
Poco prima avevo attraversato un fitto banco di nebbia, dove a stento riuscivo a camminare, siccome non vedevo praticamente nulla; poi l'aria si era fatta limpida e l'avevo visto, il Giardino.
Prima di allora avevo solo sentito parlare della sua bellezza ma mai sarei stata capace di avvicinarmi con l'immaginazione alla sua maestosità.
Con gli stivali circondati dai fili d'erba, cominciai a piangere. Le lacrime mi rigavano le guance arrossate e i singhiozzi erano incontenibili. Avevo le braccia strette al petto che si alzava e abbassava affannosamente mentre intorno alle gambe volavano vari insetti multicolore. Prima di allora avevo visto tutto ciò solo nei libri di scuola, dove raccontavano il tempo in cui la Terra era ancora verde.
Non avevo più paura, ma ero comunque scossa dai brividi; credo di non aver mai provato prima delle emozioni così forti.
Decisi di riprendermi in quanto la missione non era ancora finita.
Ero lontana dalla base ed era lì che avrei trovato il mio tesoro, il Fiore della Vita.
Molte persone avevano pellegrinato fino al Giardino ma poche si erano spinte fino alla base dell'Obelisco, tornando indietro sane e salve.
Giravano molte voci a proposito, di allucinazioni visive e uditive, ma non mi sarei lasciata intimidire; l'alternativa sarebbe stata condurre una vita con il peso del fallimento.
Si diceva che il Fiore della Vita avesse delle proprietà magiche e che nascesse proprio dalle moltitudini di spirali che componevano l'Obelisco. Una struttura talmente informe e insensata che poteva solo essere attribuita a Dio.
Sapevo in fondo al cuore che questo viaggio forse avrebbe richiesto la mia vita, oggi stesso o un giorno in futuro. Non c'era scampo.
Tenevo le mani in tasca e annusavo l'aria umida e profumata, spostando la mia attenzione un po' ovunque.
Qualcosa, che non sono in grado di descrivere, ruppe all'improvviso quel silenzio ovattato e quando alzai lo sguardo scoprii di trovarmi in un altro luogo.
L'Obelisco davanti a me era scomparso, così come le piante, gli insetti e la luce del sole.
Adesso mi trovavo in un immenso prato illuminato solo da una tiepida luce bianca che diradava la notte; la luce della Luna, un cerchio luminoso nel cielo stellato.

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