Parte 2

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La settimana era iniziata per Mario così come tutti gli altri giorni lavorativi. La sveglia lo buttava giù dal letto alle sei di mattina e lui, sbuffando e sbadigliando, dava colpi al suo telefono per cercare di beccare il pulsante che spegnesse il fastidioso suono proveniente dal suo smartphone.

Dopo una colazione con quattro biscotti si preparava per andare a prendere il treno che tutti i giorni lo portava al lavoro. Mario era un pendolare e solo chi prende i mezzi per raggiungere il suo posto di lavoro ogni giorno, sa quanto questo faccia schifo. Per raggiungere la stazione doveva però utilizzare la sua vecchia Panda a gasolio degli anni 90. Abitava nella parte della città opposta alla stazione e utilizzare la sua macchina era l'unico modo per arrivare a prendere il treno. Ogni volta quella dannata macchina faceva fatica a partire. Aveva qualche problema sicuramente al motore o a qualche altro organo meccanico, ma Mario non aveva né soldi ne voglia di portarla a far vedere. Imprecando come non mai ogni mattina, dopo decine di tentativi a vuoto, il suo catorcio partiva e si dirigeva verso la stazione.

Alle sette il traffico per andare a prendere il treno era micidiale e solo per questo ci metteva più di mezz'ora. Parcheggiata la macchina in una rimessa lontana dai cari parcheggi a pagamento, Mario si accingeva ogni mattina a prendere il suo treno. Una carcassa anni 70 dove l'aria condizionata non esisteva e che era più stipato di un carro bestiame in India. Trovare posto a sedere era un'impresa quasi impossibile. Quando ci riusciva Mario era poi incalzato e insultato sempre dalla vecchietta di turno che gli diceva che era un maleducato e che doveva far sedere lei e non lui che era ancora un giovanotto.

Dopo quasi un'altra ora di treno, Mario raggiungeva il suo posto di lavoro. Lavorava in una ditta assicurativa ed era uno dei tanti addetti alle pratiche. Anzi, non uno dei tanti. Era quello più sfruttato e bistrattato della ditta e tutti se ne approfittavano del suo buon cuore per riempirlo di più lavoro di tutti gli altri. Veniva soprannominato "Il mulo" da tutti i suoi colleghi che lo sfruttavano a più non posso per i lavori più merdosi con il consenso dei superiori che se ne sbattevano le palle.

L'ufficio nel quale lavorava era ubicato in uno dei tanti grattacieli di Milano e si trovava all'altezza di uno degli ultimi piani. Quando entrava Mario cercava sempre di salutare la segretaria carina che si trovava alla reception ma lei rispondeva sempre con uno sguardo schifata e rideva con la sua collega. Prendendo l'ascensore Mario pregava in cuor suo che la giornata sarebbe stata leggera e non l'avrebbero oberato di lavoro come un mulo, ma già sapeva che sarebbe stato così. D'altronde lui li sentiva come lo soprannominavo e spifferavano il suo nome quando andava in bagno o a prendere un caffè. Arriva il mulo, carichiamolo ancora un po' oggi, lo vedo leggerino sulle spalle ahahah.

La sua postazione di lavoro era una minuscola scrivania piena zeppe di pratiche che non finivano mai e mai. Non faceva in tempo a completarne una pila che subito  il collega di turno gliene portava altre, spesso le proprie che non aveva voglia di evadere. Quella settimana era iniziata con Giorgio, uno dei colleghi più stronzi dell'ufficio, che aveva così esordito quando l'aveva visto entrare.

"ciao mul.. eehm.. Mario, come va? Senti io domani parto per le ferie e avrei un po' di lavoretti arretrati. Sai praticucce da nulla, niente di impegnativo, ma mi piacerebbe che me le facessi te. Ho chiesto al capo e mi ha detto di darle pure a te che sappiamo tutti che sei anche particolarmente veloce. Non è un problema per te,vero?"

"in realtà io avrei già un bel po' di lavoro da fare, ho lavoro che mi avanza da venerdì scorso, non so se riesco Giorgio, scusami tanto" provò a difendersi Mario

" dai dai, suvvia, non essere lazzarone Mario, qua c'è da fatturare nella city e c'è da lavurà. Queste pratiche sono tue, le voglio precise entro domani, ciao grande"

AssenzioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora