Triangles are my favorite shape
Three points where two lines meet

"...ed è per questo che la maggior parte dei vostri colleghi non supera l'esame"
Si leva una risata generale, mentre io guardo attonita quello che c'è scritto sulla lavagna. Saltando la scorsa lezione di latino mi ritrovo con una parte degli appunti mancanti ed un casino allucinante in testa. La mia media non è così alta da permettermi di studiare per conto mio, e me ne sono resa conto già all'inizio di questa lezione.
Il professore si siede al suo posto, si sistema le maniche della camicia a quadri azzurri e ci guarda fiero della sua spiegazione.
"Ci sono domande?"
Ne avrei un milione, ma non mi espongo. C'è una ragazza che solleva la mano e chiede qualcosa riguardo una declinazione in particolare, ma non l'ascolto perché i miei occhi notano Brett seduto qualche fila più avanti. Non lo becco da settimane e sussulto nel sapere che potrebbe vedermi. Ho quasi paura che, guardandomi, possa scoprire che cosa sta succedendo tra me e Harry, a sua insaputa.
Il professore dà una rapida e concisa risposta, prima di chiedere di nuovo se ci sono dei dubbi. Infilo il mio quaderno e la penna in borsa, nel silenzio totale dell'aula. I miei colleghi si guardano a vicenda cercando il prossimo coraggioso che dichiara le proprie perplessità, ma nessuno si fa avanti.
"Bene, allora direi che la lezione termina qui. Ci vediamo la settimana prossima"
Sappiamo tutti che non appena il sole calerà, Mr. Buckledee entrerà in un pub irlandese per sfondarsi di birra coi suoi amici, perché è Venerdì e le sue abitudini del fine settimana sono note a tutta l'università.
Un coro di sedie e voci si leva nell'aula e mi affretto a lasciarla insieme a chi, come me, si era già preparato. Scendo le scale dell'ateneo e seguo la bionda che mi sta davanti, uscendo al freddo di fine Ottobre.
Mi fermo poco dopo l'ingresso e mi accendo una sigaretta, prendendomi il mio tempo. Sono le quattro del pomeriggio e Oli ha lezione fino alle sei, Erika si sta riprendendo e Beth non l'ho sentita, nonostante abbiamo ripreso a parlarci il nostro rapporto non è così forte.
I miei colleghi continuano ad uscire a gruppi e i miei occhi notano l'alta e curva figura di Harry, le sopracciglia aggrottate e una bandana attorcigliata tra i capelli spettinati, come al solito. Ho un tuffo al cuore e il mio corpo mi dice di avvicinarmi, ma mi blocco subito quando vedo Brett, stretto nella sua sciarpa, uscire e dirigersi dalla sua parte, col cellulare in mano. Harry è venuto qui per lui.
Si scambiano un cenno di saluto, poi Brett gli posa una mano sulla spalla e gli dice qualcosa che non sento.
Mi porto la sigaretta alla bocca continuando ad osservarli, attratta dalle loro presenze. So che Harry e Brett sono amici e che continuano a sentirsi, ma perché presentarsi qui, sapendo che è anche la mia facoltà?
Sento una ragazza ridere, mi sembra lontana anni, gli occhi di Harry si posano su di me per un misero istante, per poi tornarci subito dopo.
Trattengo il fiato, scoperta, e poco dopo anche Brett si volta a guardarmi. Lo sguardo di Harry è sorpreso, anche un po' preoccupato, mentre quello di Brett è carico di astio e rammarico.
Sono io quella che guarda altrove, e mi muovo cercando di apparire disinvolta, lasciando il mio punto e dirigendomi verso il cancello principale.
Mi sento un laccio attorno allo stomaco. Spero che Harry trovi qualcosa da dire, qualsiasi cosa, non m'importa che cosa si inventa. Spero che Brett non scoppi, che fra loro due non si rompa niente. Ma soprattutto spero che tra me ed Harry non si spezzi nulla, che le cose continuino ad andare in questo modo. È come camminare sul filo spinato o sui carboni ardenti. Mi basta un errore, un minimo passo falso, sbilanciarmi troppo, e rischio di farmi male o, peggio, di ammazzarmi.

Siara mi guarda sorridente, ha gli occhi truccati con un filo di eyeliner e una cuffietta di lana in testa. I suoi capelli castani le ricadono sulle spalle e sulla schiena in morbidi ricci e ha le labbra rosee. Ci stiamo riscaldando in un locale coi muri tinteggiati di graffiti e sono impaziente di sentire quello che ha da raccontarmi.
"Allora" esordisco con gli occhi che brillano. "preferisci domande dettagliate o mi fai un resoconto preciso di quest'anno?"
Lei ride, poggia le mani sul tavolo in legno e inizia a parlare.
"È stato bellissimo, Mila. Dico sul serio. Ho visto un sacco di posti, conosciuto un sacco di persone e, porca miseria, non hai idea di quanto siano belli i ragazzi tedeschi!"
"Hai fatto conquiste?"
Arrossisce e sorride. "Potrei"
"Oh mio Dio Siara! E me lo dici così?"
"Si chiama Werner, è un anno più grande di me. Era il mio vicino di casa, l'ho conosciuto quando mi si è rotto l'ombrello fuori dalla porta, mentre cercavo le chiavi"
"Uh, romantico" le faccio l'occhiolino e lei ride.
"È stato molto carino. All'inizio non volevo uscirci, mi sembrava così surreale"
La guardo e la vedo sognante. Non ho mai visto Siara così spensierata e la sua allegria, in qualche modo, mi contagia.
"Tu?" mi chiede. "Tu che mi racconti?"
Mi stringo nelle spalle, ho il labbro inferiore tra i denti. Inspiro ed espiro, indecisa se parlarle di Harry o meno. Poi decido di farlo, perché è mia amica.
"Ho conosciuto una persona"
Intravedo l'interesse nei suoi occhi, vuole saperne di più.
"Come si chiama?"
"Harry" rispondo prima che il cameriere arrivi per prendere le nostre ordinazioni. Lo guardo in viso e riconosco la voglia sul collo e la barba corta su quella faccia un po' arrotondata.
"Cioccolata al cocco, grazie" dice Siara sorridendogli.
"Liam?"
Lui mi guarda e mi riconosce subito. "Mila!"
"Ciao, come stai?" gli sorrido.
"Tutto ok, tu?"
"Bene, grazie. Non sapevo lavorassi qui"
Lui scrolla le spalle. "Pur di sopravvivere. Cosa ti porto?"
"Un tè alla vaniglia, grazie"
Mi fa l'occhiolino e riprende i menù. "Arrivano subito"
"Quello chi è?" mi chiede Siara non appena Liam si sposta.
"Un amico di Harry"
Si volta per guardarlo ancora una volta. "Carino"
"Piantala" la rimprovero, anche se sono divertita.
"Parlami di questo Harry"
È difficile parlare di Harry. È difficile descriverlo nominando tutte le sue particolarità. Mi accorgo di non saperlo fare, e resto in silenzio per un po'.
"Beh... lui..."
Siara mi guarda aspettando che dica qualcosa di concreto, ma Harry non è concreto. Lui è astratto. È come i disegni sulla sua agenda: riesco a vederci un mondo intero, anche se sono in bianco e nero.
"È particolare"
Siara aggrotta la fronte. "Particolare in che senso?"
"È tante cose insieme. Studia Belle Arti e non hai idea di quanto sia bravo a disegnare"
"Davvero?"
"Sì"
"Ha un bel carattere?"
"Più o meno" dico storcendo la bocca. "È un po' irascibile e... enigmatico"
Siara mi guarda a lungo, non capisco perché.
"Mila," mi chiama. "è uno a posto?"
Mi viene da ridere. Nemmeno io sono a posto, come potrebbe esserlo Harry? No che non è a posto. È misterioso, rotto, solo anche se circondato da amici. Però annuisco perché per Siara "essere a posto" ha tutto un altro significato.
"Sì, tranquilla"
"Come vi siete conosciuti?"
"In discoteca. Ero con Oli e altra gente, e lui era con un gruppo di amici che, a quanto pare, conoscevano Oli"
Liam torna con le nostre ordinazioni e le sistema sul tavolo. Mi sorride cordiale prima di tornare a lavoro.
"E come va con l'università?" mi chiede ancora Siara.
Tiro fuori il quaderno di latino dalla borsa aperta e lo sventolo.
"Di ritorno dall'incubo, trionfante e ancora viva"
Ride e gira la sua cioccolata. C'è qualcosa di diverso in lei, lo vedo nei suoi gesti, nel suo modo di fare e di parlare. Non è la stessa Siara che mi ha lasciato un anno fa, anche se l'affetto che provo per lei è immutato. La osservo per tutta la sera. La guardo mentre ride, mentre si pulisce la bocca, mentre mi sussurra una barzelletta pessima e quando mi racconta aneddoti della Germania. E non posso fare a meno di pensare che mi sia mancata da morire.

Quando apro la porta di casa sento le risate delle altre dalla cucina.
"Mila, sei tu?" questa è Amanda. Compaio sulla soglia con ancora tutto addosso, e le guardo sbigottita. Stanno giocando a carte e a quanto vedo Deb sta perdendo drasticamente.
"Che state facendo?"
"Ti aspettavamo per ordinare la cena, ti va del cinese?"
Scrollo le spalle. "Certo"
"Giochi con noi?" mi chiede Cara sorridente, e mi sfilo la sciarpa.
"Deb sta vincendo" Ruth ride mentre lo dice, beccandosi un'occhiataccia dall'interessata.
"Spiritosa"
Sorrido e prendo una sedia, sbottonandomi il parka. "Va bene, gioco anch'io"
Cara si interessa a spiegarmi le regole del gioco, mentre Amanda prende il suo cellulare e chiama il ristorante cinese più vicino, ordinando la cena.
Facciamo in tempo a fare due partite – e Deb non ne vince nemmeno una – prima che il take-away arrivi. Ed ecco che, tutte insieme, sbarazziamo le carte dal tavolo e apparecchiamo, sedendoci in modo da vederci in viso e prendere in giro Deb.
Non voglio mai avere niente a che fare con loro, ma non sono cattive persone. A volte non le capisco, ma credo sia normale. Mi piacciono questi momenti di equilibrio tra di noi, dove tutte le nostre stanchezze e i problemi vengono lasciati fuori dalla porta di casa e facciamo finta che vada tutto bene. Perché lo vedo nei loro occhi che qualcosa di storto c'è anche nelle loro vite.
Deb, per esempio, potrei dirlo senza nemmeno guardarla in viso che ha paura di altri attacchi di panico. Tiene le medicine in bagno, a vista, perché ha paura di dimenticarsene, o di averne un improvviso e disperato bisogno.
Poi c'è Cara, ha gli occhi stanchi di chi lavora troppo, si massaggia il collo e sbadiglia ogni minuto, contagiandoci. A volte fa i turni doppi per mettersi da parte qualche soldo, ha un salvadanaio a forma di Big Ben in camera.
Affianco a lei siede Amanda, che ride più del solito. Ha legato i capelli in una coda, e sebbene apparentemente sembri apposto, so che qualcosa non va. Lo capisco dal suo sguardo, che non sta mai fermo su un punto preciso, ma vaga in continuazione, come se avesse paura che ad osservare troppo qualcosa, si possa capire cosa le passa per la testa.
Ed infine c'è Ruth. Lei vuole chiedermi qualcosa. Lo capisco dalle occhiate che mi lancia, che quando i nostri sguardi si incrociano fa finta di guardare altrove.
Eppure mi piace questo stato di calma tra di noi. Infondo siamo sulla stessa barca. Stiamo tutte cercando di sopravvivere senza affondare. Forse sono fortunata ad averle con me.

Sono in camera con L'amico ritrovato in mano e la luce accesa, quando sento bussare.
"Avanti" è l'una del mattino, ho appena finito di parlare al telefono con Oli e non riesco a dormire. Sto ancora pensando agli occhi di Brett e ad Harry lì con lui. Ho paura a chiedergli come siano andate le cose, e il suo silenzio non mi aiuta.
Ruth fa capolino e le faccio segno di entrare, così si chiude la porta alle spalle.
"Dimmi"
La finestra di camera mia dà al parcheggio davanti al nostro edificio. Ruth guarda fuori per un po', prima di sospirare.
"So che può sembrarti strano" inizia, torturandosi le dita delle mani. "Ma mi chiedevo se..."
La guardo e aspetto, ma lei sembra in ansia. Cosa deve chiedermi?
"Se... ?"
Sbuffa e mi guarda dritta in viso. "Tu fumi erba, no?"
Faccio scorrere gli occhi per tutta la stanza, sorpresa. "Sì"
"Potresti... potresti procurarmene?" lo dice a bassa voce, come a non volersi far sentire.
Chiudo il libro e la guardo a lungo, la fronte aggrottata, incredula.
"Vuoi erba?"
Annuisce veloce.
"Perché?"
"Per fumarla" dice in tono ovvio.
"Sai girare?"
Mi guarda un po' spaesata, poi scuote la testa. Sospiro.
"Non ti procurerò erba, Ruth. Se vuoi provare puoi farlo con me"
Ruth è sempre stata quella più ingenua ed introversa tra le altre. Mi stupisce questa sua decisione, forse ha ben pensato di darsi una svegliata.
Annuisce una sola volta, tesa ed impacciata.
"Ti va bene?"
"Sì"
"Ok. C'è altro che devi dirmi?"
Ci pensa un po'. Forse vuole dirmi dell'altro, ma non lo fa. Scuote la testa e alza le spalle.
"No, tutto qui"
"D'accordo"
"Scusami per il disturbo" indietreggia fino alla porta.
"Non fa nulla"
"Buonanotte" esce e mi lascia di nuovo sola.
Sono stupita e resto in questa posizione e fissare il nulla, ripensando a quello che è appena successo, senza darmi una spiegazione.
Riafferro il libro e lo apro in una pagina a caso. Mi viene da ridere al pensiero di Ruth che si fa una canna. Con quegli occhi da cerbiatto indifeso, come potrebbe voler entrare a far parte di questo mondo?

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