I don't have much to give, but I don't care for gold
What use is money, when you need someone to hold?
Don't have direction, I'm just rolling down this road
Waiting for you to bring me in from out the cold

Non so quanto a lungo tengo Siara stretta tra le mie braccia e non mi accorgo nemmeno di avere le guance inumidite da lacrime di gioia. La guardo in viso e anche lei ha gli occhi lucidi e gli angoli bagnati.
"Mila, è così bello vederti" mormora piano.
"Quando sei tornata?" non riesco a contenere l'eccitazione nell'averla davanti.
"Ieri. Ho dovuto sistemare delle cose nella nuova casa in cui sto e sono venuta da te appena ho potuto"
Le stringo le spalle e la osservo a lungo. Mi sembra impossibile averla davanti dopo quasi un anno che non la vedevo.
"Dobbiamo raccontarci un sacco di cose" quasi salto quando lo dico. Voglio che mi racconti ogni singola cosa che ha vissuto. Voglio sapere da lei com'è le Germania, cosa ha fatto, quante persone ha conosciuto e quante cose ha imparato. Mi guarda stanca e mi sorride.
"Giuro che passeremo una giornata intera solo io e te" le prometto. Lei allarga le braccia e mi tira in un caldo abbraccio. Poggio il mento sulla sua spalla e sento il suo profumo familiare.
Siara è sinonimo di purezza, per me. È quanto di più candido abbia mai conosciuto in questo mio mondo.
La nostra amicizia va avanti da svariati anni, più o meno da quando ho conosciuto Oli, ma sono due persone completamente diverse. Se dovessi descriverle con due colori direi che Siara è il bianco, mentre Oli è bordeaux. Non nero, ma quasi.
Io e Siara ci siamo separate l'anno scorso, quando lei è stata scelta per un anno di studio in Germania. La distanza si è fatta sentire, ma se il primo pensiero che ha avuto quando è rientrata sono stata io, allora non è cambiato poi molto nel nostro rapporto.
"Devo andare, ho promesso a mia madre che avremmo cenato insieme"
Annuisco. "D'accordo"
"Ti chiamo, va bene?" indietreggia.
"Certo"
Mi saluta con una mano e la vedo voltarsi per attraversare il grande parcheggio e poi svoltare oltre il muro, probabilmente diretta alla metro.
Mi ci vogliono cinque secondi per ricordarmi che ho lasciato Deb da sola in casa. Mi metto a correre più veloce che riesco, salendo le scale come una pazza e aprendo la porta quasi con ferocia, chiamandola a squarciagola.
"Deb! Deeeeeeb!"
"Che c'è?" mi urla di rimando dalla cucina e la vedo uscire con la mia tazza stretta in uno strofinaccio, asciugandola.
Tiro un sospiro di sollievo e mi poggio al muro alle mie spalle.
"Tranquilla, non ho avuto nessun attacco di pazzia incompresa e i bicchieri sono tutti intatti" lo dice con ironia mentre ritorna alle sue faccende. Mi sbottono il parka e la raggiungo, buttandomi su una sedia.
"Scusa, è che... non lo so, mi sono spaventata parecchio oggi"
"Ma non mi dire!" esclama quasi stupita. "Mila Bynes che prova qualcosa per le sue coinquiline di merda"
Poggia la tazza sullo scaffale e la guardo torva.
"Non ho mai detto che siete delle coinquiline di merda"
"No, però l'hai pensato"
Scuoto la testa anche se so che è vero. Ci sono momenti in cui le detesto, ma ammetterlo sarà l'ultima delle cose che farò.
"Ed è normale. Lo penso anch'io"
"Pensi che io sia una coinquilina di merda?"
Ride. "No. Penso che tutte noi, a volte, siamo coinquiline di merda. Ti ho giudicata male, Mila. Se non ci fossi stata tu oggi non so che cosa sarebbe successo"
Scrollo le spalle. "Non ho fatto niente. È Oli che guidava"
Lei alza gli occhi al cielo e sbuffa. "Sì, certo"
Mi viene da sorridere ma apprezzo quello che ha appena detto.
Ruth entra in casa col fiatone per via del freddo pungente.
"Ciao ragazze" saluta togliendosi la sciarpa. Io rispondo con un gesto della mano, Deb si porta le mani sui fianchi.
"Oggi sono finita in ospedale" dichiara con leggerezza.
"Cosa?" Ruth quasi urla e strabuzza gli occhi. "Che cos'è successo?"
"Niente di che, un attacco di panico. Fortuna che c'era Mila in casa, con l'amica. A proposito, ma Olive ha guidato da sballata? No, per sapere"
"No, tranquilla. Non hai rischiato la vita. Non più del dovuto, almeno" la rassicuro.
"Ah, Mila" Ruth si rivolge a me. "Il tuo ragazzo è di sotto che ti aspetta"
Resto un attimo immobile e aggrotto la fronte, guardandola confusa.
"Harry? Harry è qui?"
"Beh, se Harry è il suo nome allora sì, è giù e ti sta aspettando" si sposta verso alcune mensole. "Ma non avete mai freddo con quella moto?"
Non le rispondo perché mi sono già alzata di scatto e sono uscita di corsa dalla porta. Affacciandomi dal corridoio aperto vedo, effettivamente, la moto di Harry con lui poggiato sopra, i capelli sciolti e ribelli.
Faccio le scale di corsa col cuore nello stomaco ma apro il portone con una calma apparente. Harry solleva lo sguardo su di me, quasi non riesco a respirare con quanta velocità mi sono messa a correre giù per le scale. L'aria gelida mi punge i polmoni e la gola, la sento farmi male. Ma non fa mai male come lo sguardo incomprensibile che Harry mi sta rivolgendo.
"Hey" tiro le labbra in un sorriso mentre tento di respirare normalmente, ma non mi serve a nulla.
"Dove cazzo sei stata?" Harry si stacca dalla moto e lascia cadere la braccia lungo i fianchi. Mi guarda in una maniera che non ho mai visto prima, e questo mi spaventa. Mi ricordo di ciò che mi ha detto Oli, del suo essere particolarmente irascibile, ma sono sicura di non aver fatto niente di male. Non ha motivo per essere così arrabbiato con me.
Ha alcuni ciuffi di capelli che gli ricadono sulla fronte, oggi sono voluminosi. Una folata di vento glieli smuove e mi accorgo di non aver risposto.
"Ero... ero in ospedale"
"In ospedale?" i suoi occhi sono diventati più grandi, percepisco una nota preoccupata.
"Sì, ma io sto bene. Una delle mie coinquiline ha avuto un attacco di panico e io ed Oli l'abbiamo portata al pronto soccorso. Sto bene Harry, non capisco perché tu sia così arrabbiato"
Lui mi guarda sconcertato, ha l'espressione sconvolta e sembra pronto a prendere a pugni chiunque passi di qui. Si lecca le labbra e scuote la testa.
"Mi prendi in giro?" continua, e io non so cosa dire. "È tutta la sera che ti chiamo e tu non rispondi. Non so dove sei, con chi sei, cosa stai facendo, non ho tue notizie e non posso di certo chiedere aiuto a Louis o a Mike"
Mi tasto automaticamente le tasche del parka, poi quelle dei jeans ma non trovo il cellulare. Nella mia mente mi passa l'immagine del mio telefono sulla scrivania, e non l'ho mai spostato da lì. Guardo Harry sentendomi disperatamente colpevole e senza trovare nulla per discolparmi.
"Cazzo" mormoro.
"Dove porca puttana lo tieni il cellulare, si può sapere?"
"Harry, mi... mi dispiace" non so cosa dire, mi sento una cogliona.
Lo vedo mordersi il labbro inferiore e poi passarsi una mano tra i capelli.
"L'ho lasciato a casa e non me ne sono accorta, io... non volevo farti preoccupare"
Lui socchiude gli occhi e scuote debolmente la testa senza guardarmi. Vorrei che mi guardasse, invece, e che mi dicesse che va tutto bene, che l'importante è che io sia sana e salva e che in realtà non è così arrabbiato come sembra, ma non lo fa.
"Non sono abituato a preoccuparmi per qualcuno" dice piuttosto con poca voce, bassa e rauca. Inspira e mi sembra che stia per cedere. "Non rispondevi e non sapevo cosa fare"
Faccio qualche passo in avanti per raggiungerlo.
"Scusa" sussurro. I suoi occhi si spostano su di me, ora che gli sono davanti. "Scusami Harry, non volevo farti preoccupare"
Lo vedo così vulnerabile, così scoperto ed indifeso, anche se mi accorgo solo ora della differenza che c'è tra i nostri corpi. Lui è parecchio più grande di me, mi sovrasta in altezza e la larghezza delle sue spalle non mi lascia indifferente. Potrebbe proteggermi semplicemente abbracciandomi, e vorrei proprio che le sue braccia si chiudessero attorno al mio corpo, ma in qualche modo so che non è un gesto da lui.
I suoi occhi mi guardano attentamente, finché il mio cuore batte troppo forte per tenerlo a bada, e lascio che sia lui a guidarmi.
Gli prendo il viso tra le mani e unisco le nostre bocche in un bacio congelato a causa del freddo. Harry mi afferra i fianchi, ma la sua presa si affievolisce quasi subito. So che vorrebbe stringere, attirarmi a sé, toccarmi la pelle, ma credo abbia paura di farmi scappare, di spaventarmi. Non sa che è proprio il suo tocco a farmi restare con lui, sono le sue mani a darmi una sicurezza che non provavo più da molto, troppo tempo.
Ho l'occasione di toccargli i capelli e non me la faccio scappare, riuscendo a portare entrambe le mani sulla sua nuca. Rabbrividisce quando le mie dita gli sfiorano la pelle e l'osso della colonna vertebrale, e i nostri corpi si toccano frontalmente per la prima volta. Il modo in cui mi bacia mi fa impazzire, è delicato ma sensuale allo stesso tempo. Sento un piccolo schiocco quando le sue labbra si separano dalle mie, e ho bisogno di prendere fiato. Mi respira addosso ed è la cosa più intima che abbia mai vissuto con qualcuno. I nostri respiri si fondono in un'unica nuvoletta e non riesco ad allontanarmi dal suo corpo.
"Hai detto che non potevi chiedere aiuto né a Louis né a Mike" sussurro, perché so che può sentirmi benissimo anche se parlo a voce bassa.
Annuisce senza parlare, la fronte distesa e gli occhi verdi puntati su di me.
"Perché?" gli chiedo. "Questa... cosa che c'è tra di noi, tutto quello che facciamo... deve rimanere un segreto?"
Harry continua a respirare regolare, ma le mie mani scivolano via dal suo collo e si crea una piccola distanza tra di noi.
"Non sei tu, Mila. Ma loro due conoscono sia me che Brett. Ci stanno in mezzo, e non voglio coinvolgerli"
Non ribatto per il semplice motivo che sarebbe qualcosa che farei anch'io. In qualche modo, mi trovo d'accordo col suo ragionamento. O forse semplicemente non voglio rompere questo status di calma ed equilibrio che si è creato tra di noi.
"Quindi se volessi chiederti di andare a mangiare qualcosa insieme, non potrei?" gli chiedo. "Pago io"
Lui mi guarda e mi sembra divertito, lo vedo da come ha tirato su un angolo della bocca.
"Mi stai chiedendo un appuntamento?"
Rido piano e alzo le sopracciglia. "È che devo farmi perdonare, e ripagarti la benzina"
Ricopre di nuovo la minima distanza che si è creata tra di noi e mi parla guardandomi dritta negli occhi. Mi sembra di morire, o forse sto solo vivendo come dovrei.
"Posso portarci in un posto lontano dai soliti giri, segreto. Al sicuro"
L'idea di uscire con lui di nascosto dagli altri e portare avanti il nostro rapporto al buio, cercando di non farci vedere da nessuno, non dovrebbe piacermi. Eppure avere un segreto da condividere solo con lui mi intriga. Mi intriga da morire.
Per cui annuisco, "D'accordo" e lui mi porge il casco.

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