Lascio i libri ad occupare il posto e la seguo fuori dalla biblioteca. Non so nemmeno perché mi sono alzato; continuo a chiedermelo mentre i piedi si muovono in perfetta contrapposizione con i miei pensieri. Il fastidio che manifesto mentre apro la porta è direttamente proporzionale al modo in cui il suo caratteraccio mi attira come una calamita. Quando mi guardo intorno nel corridoio non c'è nessuno. Lasciala perdere, non la conosci nemmeno, ripeto a me stesso, ma per uno strano motivo resto fermo al mio posto altri cinque minuti.

"Scusa, per caso hai visto una ragazza bassina, con i capelli corti fino alle spalle, rossicci?"

"No, mi dispiace" mi batte la spalla e si allontana veloce così come è venuto.

Tornate dentro a studiare.
Zittisco la mia coscienza scuotendo il capo. Mi incammino senza meta, aprendo le porte di tutte le aule che mi trovo di fianco. Prendo le scale e salgo al piano superiore; non ero mai stato in questa parte del college, buia, deserta e fredda. Il rumore dei miei passi risuona ed è l'unico suono che odo prima di sentire una voce parlare con qualcuno. Svolto l'angolo e trovo la sua borsa gettata a terra e un paio di gambe allungate davanti al corpo seduto con le spalle al muro.

"Ci sono momenti come questo in cui mi sento ancora più sola. Anche se sei così lontana, il pensiero di te fa passare tutta la malinconia che provo quando qualcuno mi tiene a distanza. Sai, non so se il motivo sono io o sono semplicemente gli altri. Ho conosciuto un ragazzo. Si" ridacchia alla risposta che ottiene dall'altra persona. "No, tutt'altro. E' molto carino, peccato che abbia la puzza sotto il naso". Io non ho la puzza sotto il naso.

"Ci siamo scontrati in aula ed io sono stata stronza come al solito. Quando poi gli ho chiesto scusa, avresti dovuto vedere come mi ha snobbata. Probabilmente me lo merito.
Anche io lo vorrei. Mi manchi da morire". Mi appoggio ad un mobiletto lì vicino, che si muove sotto il peso del mio corpo poggiato a peso morto. Quando si sporge per controllare chi sia la fonte del rumore, mi nascondo dietro il muro, respirando veloce.

LISA POV

"Grazie"

"Grazie a lei per averci scelto" rispondo con fare professionale. "Finalmente" sospiro togliendo le scarpe che, troppo strette, mi stavano torturando i piedi. Cammino a piedi scalzi nel locale, preparando i tavoli per domani mattina. Canticchio a voce bassa volteggiando ad occhi chiusi. Mi estraneo a tal punto da sobbalzare quando un paio di mani mi afferrano i fianchi.

"Niall" urlo. "Come hai fatto ad entrare?" metto una mano sul cuore ascoltando i battiti accelerati. Gira tra le mani un mazzo di chiavi, sorridendo appena. "Giusto, il padrone di casa" alzo gli occhi al cielo, ritornando al mio lavoro. Mi ferma nuovamente facendomi voltare. "Non mi stai facendo lavorare" i battiti rimbombano nelle orecchie quando avvicina le labbra alle mie.

"Sai che giorno è oggi?"

"No"

"Ma come!?" ride. Mi abbraccia forte e mi solleva su un tavolo. "Non ti muovere" . Prende le mie scarpe e si accovaccia per infilarmele. "Allunga la gamba Cenerentola" mi fa la linguaccia e allaccia le stringhe.

"Niall, devo lavorare" piagnucolo.

"Domani non lavori e nemmeno stasera.
Salta su koala" ammicca e mi porge la schiena. Allaccio le gambe alla sua vita e lo stringo forte chiudendogli le braccia attorno al collo.

"Non ce la fai a chiudere con me addosso" ridacchio.

"Mi sottovaluti" gira il viso verso di me lasciando un bacio alla fine delle labbra.

"Dove andiamo?"

"Una sorpresa" mi dice felice.

"Guai a te se mi porti di nuovo in alta quota" rabbrividisco al pensiero dell'ultima volta.

"Ti porto a vedere le stelle".

"Il Tower Bridge?" metto lentamente i piedi a terra osservando la distesa immensa del Tamigi sotto di noi. "A quanti metri siamo?"

"42" sorride.

"Perché siamo venuti qui?"

"Te l'ho detto, volevo farti vedere le stelle"

"Ok" ridacchio. "Un altro motivo?" guarda l'orologio e aspetta qualche secondo prima di rispondermi. In lontananza, l'arrivo della mezzanotte si traduce in rumorosi rintocchi del Big Ben.

"Tanti auguri Lisa" mi abbraccia felice, stampandomi un bacio sulle labbra.

"Come facevi a sapere che era il mio compleanno?" la felicità che provo in questo momento mi rende ancora più bambina.

"Se non conoscessi il giorno del compleanno della mia ragazza sarebbe meglio rinchiudermi direttamente dentro un sacco della spazzatura" ride.

"Da quando sono diventata la tua ragazza?" gli spingo il braccio per scherzo facendolo barcollare indietro.

"Dalla prima volta che ti ho vista a casa di Harry.
Diventi la mia ragazza tutte le volte che mi sorridi, che i tuoi occhi grandi fanno l'amore con i miei, che le tue mani passano sulla mia pelle, che la tua bocca cerca la mia" dichiara.

"Grazie della sorpresa, Niall" ringrazio il cielo che sia buio per nascondere il mio imbarazzo.

"Ringraziami quando la sorpresa arriverà" lo guardo.

"Cos' hai combinato?"

"Io? Niente" risponde serio, ma poi scoppia a ridere. "Hai espresso un desiderio e ho solo cercato di accontentarti"

"Quale desiderio?" alzo un sopracciglio, cercando di ricordare. Sfortuna vuole che dimentico tutto quello che gli dico nell'esatto momento in cui lo faccio e questa cosa mi mette paura. Potrei aver detto tante cose stupide.

"Shh" sfrega il naso contro il mio sollevando il mio corpo da terra stretto tra le sue braccia. Mi fa girare veloce in vortice; lo stringo forte ridendo. "Lisa?"

"Si?"

"Posso finalmente dirti una cosa?" mi pizzica una guancia affettuosamente.

"Certo". Il cuore comincia a battere veloce.

"Ti amo"

Love Actually (#Wattys2015) // N.H.Leggi questa storia gratuitamente!