CAPITOLO SETTIMO

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Non aveva mai visto nulla di più spettacolare di quell'alba. Era una scena mozzafiato, le stelle si spegnevano una dopo l'altra, come una fiammella su cui qualcuno soffia per estinguerla, le nuvole si accendevano dei colori del cielo, che era completamente rosa, con qualche sfumatura di giallo qua e là. Mai nel suo mondo aveva visto qualcosa di altrettanto strano e stupefacente, anche da loro il cielo diventava rosato, ma solo nella parte più vicina all'orizzonte, e le sfumature scomparivano velocemente, mentre lì tutta la volta celeste ne era impregnata, e faticava a lasciarle andare per cedere il posto al tradizionale azzurro. Era uno spettacolo ammaliante. Su quello scenario da favola, il dragone nero risaltava come una macchia d'inchiostro su un foglio immacolato. 

Durante tutte le ore che Arya aveva dovuto passare a cavalcioni dell'animale, posizione non troppo comoda dopo un po', l'aveva osservato, aveva notato il suo modo di muoversi, sinuoso e furtivo, estremamente elegante per un bestione di quella stazza, ma solo ora si rendeva veramente conto della bellezza del suo mantello. Avevano fatto fatica a notarlo la sera prima perché era completamente nero, un'ombra su uno sfondo scuro. Le squame non si notavano nemmeno, se guardate da una certa distanza, erano tutte ben posizionate, ad una se ne susseguiva subito un'altra, come una corazza, ma con una trama più fine, che gli donava un effetto setoso, di morbidezza, di un nero mai visto. Raramente incontriamo il nero al suo stato puro, spesso lo confondiamo con un blu o un marrone particolarmente scuro, ma quello era proprio nero, senza altre sfumature. In effetti, quasi non rifletteva la luce del sole nascente. 

Arya si era sempre immaginata i draghi come creature simili a enormi lucertoloni dalla pelle verde o rossa, in ogni caso in tonalità abbastanza scure, con squame ben visibili e lucide, che brillavano al sole, ma non aveva mai pensato a un drago nero. Chissà perché; era davvero fantastico, sembrava tenebra pura, ma le incuteva ancor più timore di questa. Anche se aveva smesso di avere paura del drago dopo un po', le era rimasto quel senso di guardinga cautela, aveva ancora la guardia alzata, benché nell'ipotesi che il drago avesse deciso di disarcionarli avrebbe potuto fare ben poco a parte precipitare. 

Jade sonnecchiava dietro di lei. Non capiva proprio come facesse a rimanere tanto calmo e a non aver paura di cadere appena si fosse rilassato un po' troppo. Lei si sentiva un fascio di nervi. Si sentì accarezzare la schiena, e per poco non fece un salto. "Sono io, sciocchina!" sempre a ridere di lei. Le aveva fatto prendere un accidente! "Chi altri pensavi potesse essere a quest'altezza, un piccione?" "No... Aspetta, i piccioni esistono anche qui? Pensavo di essermene finalmente liberata...Non sai quante volte hanno usato la mia bici come loro bagno pubblico, e talvolta hanno usato anche me allo stesso modo. Posso dirti che non è affatto piacevole" "Beh, ma dicono che porti fortuna, e poi non ci si libera mai dei piccioni. Comunque, sii grata a questo drago, perché i piccioni costituiscono uno dei suoi cibi preferiti, perciò non ti infastidiranno finché sarai su di lui. Lei, pardon." "Ma sono più che sicura che si vendicheranno quando saremo a terra" piagnucolò "Sono esseri subdoli e cattivi, chi è stato il genio che li ha portati qui? Non possono essere fauna locale!" "No, in effetti. Ce li portò un Disegnatore circa una cinquantina di anni fa. Se ti può consolare, anche io li detesto" le fece un sorrisetto canzonatorio, sicuramente perché si era lamentata che erano subdoli e cattivi, e lei rispose con una linguaccia. Jade tirava fuori la bambina che era in lei. 

Rimase qualche attimo pensierosa, accarezzando il mantello di Delfine e pensando a quanto fosse perfetto quel nome per lei, poi le venne in mente una cosa: "Jade, ma tu ieri non avevi detto che mancava poco per arrivare in città? Non dovremmo essere già arrivati? Insomma, stiamo andando ad una velocità tripla rispetto a quella che tenevamo noi" "Solo tripla? Credo stiamo andando almeno al decuplo della velocità" "Mhhh... esiste davvero la parola decuplo?" "Certo che sì" "Comunque non era quella la mia domanda, ma quanto manca all'arrivo" "Che c'è, ti è preso di nuovo il mal d'aria? Buffo, il tuo nome si pronuncia allo stesso modo, quindi potrebbe sembrare che tu abbia il mal d'Arya, cioè di te stessa, il che sarebbe strano" "Ok, questa era pessima. Comunque sia, ti decidi a rispondermi?" "D'accordo...Ecco, non vorrei allarmarti, ma ne abbiamo ancora per qualche giorno. Prima Delfine mi ha proposto gentilmente di accompagnarci fino alle Terre Conquistate, ed io ho accettato. Ho pensato che un passaggio ci avrebbe fatto comodo, e poi avevamo le guardie alle calcagna... Quassù siamo al sicuro, non possono raggiungerci" 

Arya's drawingsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora