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Love To Go - Lost Frequencies & Zonderling

Charlotte

«Si vis pacem, para bellum

È circa la ventesima volta che Harry legge ad alta voce quella frase in latino.

«Se vuoi la pace, prepara la guerra», intervengo, spiegandogli di nuovo il significato.

«È... inquietante è la parola giusta?»

«No. È un terribile preannuncio.»

Harry ributta la sua concentrazione sulla lettera, mentre io cerco di soffocare una fila di sbadigli. Sono le cinque del mattino e siamo seduti nella piccola stanza che occupiamo solitamente quando abbiamo il turno notturno. Dopo esserci fermati a pranzo da mia madre, abbiamo passato quasi tutto il pomeriggio lì. Lei ne ha approfittato per mostrare ad Harry tutti gli album dei ricordi – sotto sua richiesta –, ma gli ingranaggi del mio cervello non hanno smesso un solo attimo di muoversi freneticamente, infatti ricordo poco e niente di quello che si sono detti. Sento di essere vicina alla verità, ma qualcosa continua a sfuggirmi. Se è vero che Ginevra mi ha lasciato informazioni utili per ritrovare il file, dove potrebbe averli messi? E se è vero che le porte sono tre, cosa dovrebbe collegare me e Harry per la seconda?

Più ci penso e meno trovo un senso logico a tutto questo. Perché non ha dato il file ad Alan con l'obbligo di tirarlo fuori al momento giusto? Perché proprio io?

«Coop», mi richiama Harry. I suoi occhi scivolano su di me. «Alcune lettere sono state ripassate.»

«Mhm? Cosa?» chiedo, scattando in piedi.

«Guarda.» Mi porge la lettera che afferro. «Ci sono alcune lettere che son state ripassate più volte. O così sembra.»

Mi indica i vari punti in cui le lettere sono state davvero ripassate. Infatti, risultano più scure delle altre, come se qualcuno le avesse abilmente ricalcate per metterle in risalto. Non ci avevo fatto assolutamente caso.

«Prendi un foglio e una penna», gli dico, sedendomi di nuovo sulla sedia. Questa stanzetta è sprovvista di qualsivoglia genere di comodità; viene utilizzata più che altro dal personale di turno notturno per riposare, nel caso in cui qualcuno fosse troppo stanco, perché può accadere. L'abbiamo occupata noi dopo aver controllato che tutti i pazienti fossero nei loro letti, ma non mi pare che siano presenti fogli o penne.

Tuttavia, Harry apre un cassetto di un piccolo comò grigio e mi passa quello che gli ho chiesto. Scarabocchio veloce tutte le lettere che son state ricalcate, attenta a seguirne l'ordine. A opera terminata, corrugo la fronte.

«Non significano niente», lo informo.

Si posiziona dietro di me, rimanendo in piedi, e sporge la testa oltre la mia per sbirciare.

«Magari è un codice», azzarda.

«Un codice di sole...»

«Vocali?» mi anticipa. «No, in effetti è strano. Ma potrebbe essere. Non escluderei niente.»

«O, più semplicemente, la penna funzionava male e ha dovuto ripassare alcune lettere.»

Harry solleva un sopracciglio. «Sei seria?»

«Certo. Non possiamo fissarci su stronzate simili.»

Si passa una mano tra i capelli. È parecchio stanco, i suoi movimenti sono più lenti del solito e due solchi violacei sotto gli occhi fanno contrasto con il verde chiaro delle iridi.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora