CAPITOLO SESTO

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Dopo la nottata precedente, Arya si sentì inquieta per tutto il giorno successivo. Non sapeva nemmeno lei perché desse tanto peso a uno stupido incubo, ne aveva fatti tanti e non l'avevano mai toccata tanto, ma in questo c'era qualcosa di diverso... Jade, dal canto suo, era rimasto tranquillo per la maggior parte del tragitto, buttando di tanto in tanto una battuta qua e là per alleggerire l'atmosfera.

La notte precedente, alla fine, avevano dormito fino a mezzogiorno, orario meno indicato per mettersi in marcia, quindi avevano fatto una specie di branch con le poche provviste rimaste e avevano provato a lanciarsi frecciatine per passare il tempo, ma le loro voci si erano spente quasi subito e avevano finito per aspettare in silenzio che il sole tramontasse per rimettersi finalmente in marcia. Era il momento che precedeva la notte, quando il sole non si vede più ma la sua luce persiste ancora, e tinge il cielo di mille sfumature di rossi, rosa, gialli e arancioni. Arya osservava incantata quel fenomeno, così comune eppure così raro e meraviglioso.

Aveva sempre adorato i tramonti, erano i suoi soggetti preferiti da piccola, le piacevano tutte quelle sfumature e si impegnava a catturarne ogni minima variazione di tonalità, disegnando distesa nel prato con la lingua tra i denti per la concentrazione. Qualche volta, sua madre o sua nonna interrompevano quel magico momento di creatività, e allora Arya si mordeva la lingua per lo spavento, perché non le sentiva mai arrivare quando era così concentrata. Passato lo spavento iniziale, le sgridava sempre per averle fatto perdere il momento migliore, facendole puntualmente scoppiare a ridere. Allora lei metteva il broncio e sua mamma la prendeva in braccio, le faceva un bel sorriso e, dopo averle stampato un bel bacio sulla guancia, le prometteva che avrebbe potuto riprovarci il giorno seguente. Poi andavano tutte a dormire, la bimba già dimentica dell'arrabbiatura. 

Ripensando a quei momenti, sorrise. Jade, che la osservava di sottecchi da tutto il giorno, colse il suo sorriso e le chiese: "A che pensi?" "Alla mia famiglia, mia mamma, mia nonna, e a quanto era bello quando mia madre veniva a prendermi per andare a dormire. Doveva cercarmi sempre per tutta la casa, me ne andavo in giro cercando di cogliere l'angolazione migliore per raffigurare il tramonto, una volta mi trovò seduta sul davanzale della finestra, aperta per giunta. Mi trovavo in mansarda, da lassù era una bella caduta. Appena mi vide mia madre prese a strillare, ed io non capivo perché, non avevo pensato nemmeno per un momento che sarei potuta cadere di sotto e sfracellarmi a terra, ero salita lassù guidata dai raggi del sole, sicura che da lì avrei potuto cogliere una splendida vista.

Un'altra volta, invece, quando avevo cinque anni, mi trovò a disegnare penzolante da un ramo di un albero, rigorosamente a testa in giù e senza mani, e per poco non si prese un infarto. Mia nonna, da dentro casa, rideva, lei era più spericolata di me, la mamma la rimproverava sempre di lasciarmi fare cose troppo pericolose per la mia età ma lei la ignorava, dicendo che ero una bambina e dovevo divertirmi, e che tanto i bambini sono fatti di gomma, anche se cadono non si fanno niente" una grande malinconia si impossessò di lei al ricordo della defunta nonna, a cui aveva voluto così tanto bene, e anche un pochino per la mamma e per quei momenti felici che, ne era sicura, non le avrebbe restituito più nessuno. 

Se c'era qualcuno che poteva capirla, quello era Jade, aveva la stessa sua espressione ogni volta che parlava della sua famiglia. Lui non ribatté niente, ma vide dalla sua faccia che aveva capito e sapeva cosa provava in quel momento. "Svanirà mai?" gli chiese lei. "Questo senso di malinconia... Mi mancano davvero tanto, Jade, tutte e due. Anche se so che mia madre è ancora viva e la rivedrò tra poco e mia nonna è morta tanto tempo fa... Fa ancora male"

"Lo so" quelle parole parevano averlo colpito nel profondo. Arya pensava che non avrebbe aggiunto altro, quando invece lui riprese: "Sai, mia madre è morta. Qualche anno fa. Non ero con lei quando è successo, non ho potuto conoscere le sue ultime parole, non ho potuto stringerle la mano né confortarla... C'era mia sorella con lei. Avrà avuto a malapena dodici anni, ed era sola. Io non c'ero. Ha sofferto tanto la sua perdita, ed io non ero lì. E non sono tornato, nemmeno dopo aver appreso la notizia. L'ho lasciata lì da sola in preda al dolore. Quel giorno le ho perse entrambe. Non il giorno in cui mia madre è morta, ma quello in cui sono venuto a sapere tutto, eppure non ho fatto comunque niente." stava stringendo e allentando la presa sui pugni, come per diminuire in qualche modo il dolore evidente e lancinante che provava.

Arya's drawingsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora