CAPITOLO QUINTO

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"Farfalla" "Ape" "Pesca" "Cavolo". Andavano avanti così da tutta la mattinata. Arya gli aveva insegnato quel nuovo gioco, prendere la fine di una parola e dirne un'altra che iniziasse con le stesse lettere, ed in mancanza di meglio avevano iniziato a giocare. Ad ora, la catena era lunghissima, nemmeno si ricordavano più tutte le parole da non ripetere, ma andavano avanti lo stesso, quantomeno per darsi uno scopo, a parte quello di camminare, e mantenere la mente in forma. Dopo un po' mettere un piede davanti all'altro aveva smesso di essere uno scopo, ma era diventata una cosa meccanica, dopo i primi giorni nemmeno sentiva più i crampi dati dalla fatica, somigliava tanto a un soldatino a molla. Jade non era messo molto meglio. Il suo passo sicuro aveva ceduto il posto ad un lento trascinarsi, ma perlomeno era perseverante e non si fermava né inciampava, come di tanto in tanto capitava a lei.

Lo scenario in cui si trovavano era desolante, le città dell'Impero erano tanto belle quanto erano spogli i suoi deserti, spogli e ostili. In questo, si moriva di caldo. Subito dopo, invece, avrebbero dovuto attraversare una landa ghiacciata dove, le aveva spiegato Jade, le temperature erano sempre molto al di sotto dello zero. Nonostante detestasse il freddo, si era sorpresa diverse volte a desiderare di esserci già arrivata, per rinfrescarsi un po' da quella calura insopportabile.

Aveva la faccia bollente, goccioline di sudore le cadevano dal naso e le accarezzavano le tempie, procurandole un lieve fastidio per il solletico. In un altro momento, ed in un altro posto, si sarebbe preoccupata del suo aspetto da ghiacciolo sciolto, ma lì aveva smesso di farci caso ormai da tempo, con tutto quello di cui dovevano preoccuparsi, tra lo sfuggire alle guardie, che sembravano essere ovunque, e l'evitare di disidratarsi. Non poteva dire che stessero facendo un buon lavoro, in quel senso, anche perché le scorte di acqua erano quasi finite e andavano razionate, e continuando a quell'andatura sotto i raggi del sole cocente le avrebbero comunque finite molto presto. Inoltre rischiavano di prendersi un'insolazione, che era l'ultima cosa che gli serviva in quel momento. 

Parlare rendeva il tutto più difficile, si sprecava fiato, ma lo stare in silenzio pesava molto di più, perciò fino a quel momento avevano cercato di fare conversazione in qualche modo, ma ad un certo punto entrambi si erano zittiti, come se si fossero letti nel pensiero, ed avevano smesso di giocare. Ora Arya stava rimuginando sull'incredibilità di quella faccenda. Ok, da tempo ormai si era abituata ad essere diversa dagli altri, ad avere quel potere così particolare, ma le sue fantasie su un mondo formato completamente da disegni erano solo quello, semplici fantasie, fomentate dai libri fantasy che le piaceva tanto leggere, mai avrebbe pensato che potessero corrispondere a verità. Forse, però, qualcosa dentro di lei le aveva suggerito l'esistenza di quel posto, una specie di legame che sentiva di avere con quelle terre, qualcosa di antico e primordiale, forse un'eredità della Regina.

D'improvviso venne folgorata da un'idea: "Jade, aspetta, stavo pensando... Continuando di questo passo finiremo svenuti o morti in mezzo al deserto in poco tempo, lo sai anche tu, perciò... Insomma, prima o poi dovrò esercitarmi, no? Per affrontare il Lord. Non mi sento così sicura delle mie capacità, insomma, per tutti questi anni ho disegnato sempre e solo piante e teneri animaletti e non credo che tirargli addosso dei fiori potrebbe essere d'aiuto nell'evenienza di uno scontro. Quindi potremmo fermarci a riposare, ora, e potresti aiutarmi ad allenarmi fino a sera, dormiamo un po' e ripartiamo stanotte, quando le temperature si saranno abbassate." "È l'unico modo, non abbiamo altra scelta." aggiunse, vedendo l'espressione che aveva preso il suo volto. Non era molto entusiasta dell'idea, a quanto pareva, però quando le rispose le dette il suo assenso, così cercarono un dosso di sabbia abbastanza alto da gettare un po' d'ombra su di loro, e si distesero per riprendere fiato.

"Mhhh, da dove dovremmo iniziare con l'allenamento?" non aveva mai pensato di "addestrarsi" prima, disegnava e portava in vita le figure così, perché le piaceva e le facevano compagnia, e perché era il sogno di ogni artista che le sue figure prendessero vita. "Tua madre non ti ha insegnato proprio niente?" che domanda stupida. "Mia madre è sparita quando avevo sei anni, e a sei anni non si insegna alle bambine a utilizzare le loro strane abilità in vista di una futura battaglia in un ancora più strano mondo contro un... un tizio, di cui non conosco nemmeno l'aspetto, figurarsi i poteri!" si rendeva contro di avere strillato, ma davvero, che cosa gli veniva in mente di porre domande così idiote? La faceva infuriare. L'irritabilità derivata dalla stanchezza, poi, non aiutava.

Arya's drawingsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora