CAPITOLO QUARTO

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Il giorno seguente non fu migliore del primo. Il sole spaccava le pietre, il caldo era asfissiante e Arya non era vestita in modo appropriato per quel clima. Avrebbe voluto cambiarsi, ma Jade non aveva voluto sentir ragioni, erano indietro sulla tabella di marcia e dovevano riguadagnare terreno.

A un certo punto la ragazza, sfinita, inciampò, forse nei propri piedi, forse in un sasso o in un crepaccio nel terreno, che si erano fatti molto numerosi nelle ultime miglia, fatto sta che finì faccia a terra nella polvere. O meglio, la sua mente si stava già preparando a finire con la faccia nella polvere, ma all'ultimo momento Jade la afferrò al volo e la strinse a sé per non perdere l'equilibrio. Profumava di sole ed estati calde. Arya si scostò di colpo. Ma che razza di pensiero sdolcinato era? Non si riconosceva più. Inorridì per il suo stesso comportamento, non voleva finire con un ammasso di zucchero filato al posto del cervello come sua cugina, già così il suo era messo a dura prova per le troppe informazioni acquisite in così poco tempo.

Le venne in mente una domanda intelligente a proposito dell'ora, ma le sparì dai pensieri quando lui le passò una mano sul viso. "Eri sporca di terra" disse scrollando le spalle, poi riprese a camminare, senza curarsi che lei lo seguisse o meno. La lasciò non poco perplessa. Che voleva dire con quel gesto? Era più che sicura di non essere sporca di terra, ma Jade non sembrava interessato a lei, non in quel senso... Ma che diavolo le prendeva? Le bastava vedere un ragazzo carino per perdere la testa? Aveva cose più importanti a cui pensare, e poi lui era solo un disegno!

Scrollò il capo per scacciare quei pensieri, poi però uno le si fece di nuovo strada in mente: aveva sul serio pensato che fosse carino? Lo guardò da lontano, in effetti aveva un profilo lungo e slanciato, lei non era bassa ma lui la superava di una spanna abbondante, eppure non le dava fastidio; i capelli erano lunghi fin sotto le orecchie, caratteristica che di solito non apprezzava, ma doveva ammettere che gli donavano parecchio. Manteneva un passo costante, ed emanava sicurezza da tutti i pori. In questo era molto diverso da lei. Forse sua madre l'aveva creato apposta così, o magari la personalità di un personaggio non si poteva stabilire ma era una cosa personale e proveniva interamente da lui. Chissà. Jade il più delle volte era una persona solare, allegra e ironica, cavolo se era ironico, e adorava prenderla in giro, però... sotto la scorza da ragazzo felice e scherzoso Arya intravedeva qualcos'altro, qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, a giudicare da come lui si impegnasse a tenerlo nascosto.

Le era davvero dispiaciuto per lui quando l'aveva visto piangere, ma adesso era ancora più curiosa di conoscere la sua storia e di sapere che cosa gli fosse successo. Era forse una brutta persona se aveva una voglia matta di fargli altre domande nonostante sapesse di farlo stare male a parlarne? Probabilmente sì, si disse.

Si riscosse dalle sue fantasie, accorgendosi solo in quel momento che due occhi verdi si erano posati su di lei e la guardavano con un pizzico di curiosità. "Che fai?" le chiese sorridendo. "Niente, che dovrei fare? Cammino. E penso. Dato che tu non sembravi aver voglia di parlare riflettevo un po' su questo mondo e..." "e su di me" il suo sorriso andava da un orecchio all'altro.

"No, non è vero, cosa ti fa pensare di essere tanto importante?" "Mah, magari il fatto che mi stavi fissando da una decina di minuti con un'espressione concentratissima in viso? O lo neghi?" stava ridendo. Lei arrossì nuovamente, e voltò la faccia prima di fargli vedere le lacrime che le offuscavano la vista. Succedeva sempre così, quando si sentiva frustrata le salivano sempre le lacrime agli occhi, il che era abbastanza imbarazzante se ti trovavi davanti a un perfetto sconosciuto.

"Tutto bene?" Cavolo. Non era stata abbastanza veloce. Si sfregò gli occhi velocemente con le mani prima di rispondere: "Sì, va tutto perfettamente alla grande, grazie dell'interessamento". Aveva parlato in un tono più acido di quanto avesse voluto, e non sapeva nemmeno lei perché; in realtà non ce l'aveva con lui.

Arya's drawingsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora