Sto andando a casa sua, anche se sono sicuro di non trovarla. Sa che sarebbe il primo posto in cui andrei a cercarla.

Io chiamo la polizia.

La polizia? Sei impazzito?

Cazzo, nano, sto scherzando. Mi stai mettendo ansia. Io vado al locale, magari è lì.

 

LISA POV

Non conosco bene le strade per cui non ho la più pallida idea di dove le gambe mi stiano portando. Supero una campagna e svolto in un vicolo cieco e isolato; devo essere arrivata in periferia, in un quartiere malfamato e ridotto piuttosto male. Faccio marcia indietro, con il cuore in gola.

“Tu che ci fai qui?” mi volto quando odo una voce alle spalle. Un uomo incappucciato mi viene incontro, allargando le braccia. “Una signorina come te da queste parti” deglutisco e metto le spalle alla rete che divide questa zona da una messa anche peggio.

“Non ti avvicinare”. Lo sento ridere sguaiatamente; non riesco a vedergli il volto.

“Che tono minatorio. Non voglio farti del male” alza le mani in difesa.

“Ho detto non ti avvicinare” urlo. Chiudo gli occhi un paio di volte sperando che sia soltanto la mia immaginazione. Quando si avvicina troppo, la puzza che emana mi fa voltare lo stomaco. Metto istintivamente una mano davanti alla bocca, girando il volto. Lega le dita alla rete, imprigionandomi con il corpo. Sbatte il petto contro il mio facendomi male alla schiena.

Senza sapere cosa sto facendo, alzo una gamba e lo colpisco forte in mezzo alle gambe, facendolo accasciare a terra. Quando provo a scappare, mi tira un braccio facendomi cadere a terra. Sbatto la testa contro una pietra, che si sporca leggermente di sangue. Per quanto me lo concedano le gambe, corro più veloce che posso entrando in una zona più illuminata.

S.O.S

Lisa per l’amor del cielo, dove sei?

Non lo so. Aiutami.

 

“Lasciami andare” mi dimeno tra le braccia di qualcuno. Gli tiro un pugno quando non allenta la presa sul mio corpo.

“Sei impazzita?” mi volto, bloccando i movimenti. Lo vedo piegato in due sul marciapiede, mentre si regge il naso insanguinato. Quella voce, dove l’ho già sentita? “Cazzo, Lisa, quanto meni” sospira forte. Come conosce il mio nome?

“Chi sei?” mi avvicino cauta. Espira a fatica e tossisce. Quando porta le mani sulla testa, faccio dei passi indietro. Abbassa piano il cappuccio scoprendo una massa di capelli ricci, l’occhio sinistro gonfio e il sangue sulle labbra.

“Tu?”

“Eh si, io. Dannazione, ma cosa t’è preso?” tampona il naso con la mano, riuscendo poco nell’intento.

“Mi hanno aggredita e pensavo che volessi farlo anche tu”

“Ti rendi conto in che zona ti trovi?”

“No” rispondo sinceramente. Sbuffa e si alza, barcollando verso di me.

“Sei nella zona peggiore di Londra. Come hai fatto ad arrivare fino a qui?”

“Non lo so” abbasso lo sguardo.

“Cammini a vanvera?”

“Non sapevo dove stessi andando”

“Me ne sono accorto” piega le labbra in modo compassionevole. “Forza, andiamo via da qui” mette una mano sulla mia schiena, spingendomi velocemente avanti.

“Tu come fai a conoscerla?”

“Esperienza” mi fermo e lo guardo.

“Sei un mafioso?” mi guarda assottigliando lo sguardo. Scuote il capo e prosegue camminandomi avanti. “Senti” gli corro dietro, ponendomi al suo fianco quando lo raggiungo. “Come ti chiami? Come facevi a sapere che ero lì? Che tipo di esperienza hai avuto per conoscere un posto del genere? Come fai a sapere come mi chiamo?”

“Qualche altra domanda?” alza le mani, esasperato.

“No, per il momento solo queste”

“Ti darò una sola risposta, scegli tu la domanda”

“No, aspetta. Come una sola?”

“Mi hai appena rotto il naso” dice con ovvietà.

“E questo cosa c’entra?” metto le mani sui fianchi, fermandomi di nuovo a qualche passo da lui.

“Cammina” ordina. Mi affretto a seguirlo. “C’entra”.

“Va bene. Come ti chiami?”

“Sono quello stronzo di Harry Styles!”. 

Love Actually (#Wattys2015) // N.H.Leggi questa storia gratuitamente!