CAPITOLO SECONDO

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Nel sogno, Arya si trovava in quel luogo, quello del portale. Accanto a lei il ragazzo, quel benedetto ragazzo che proprio non si decideva a lasciarla in pace. Le sorrideva come al solito, forse con un sorriso ancora più radioso del normale, ed uno strano luccichio negli occhi. "Brava" le disse, senza smettere di sorridere, e anche la sua voce suonava rassicurante, come a volerle far credere che andava tutto bene, ma suscitava in lei il sentimento esattamente opposto. Detestava quel ragazzo, con quel suo sorriso falso, il suo affermare che si conoscessero e che lui le volesse bene, e le continue richieste di andare a trovarlo...

Forse era per quello che non aveva mai provato prima ad attraversare il portale, per paura di lui e di quello che avrebbe potuto farle, e solo ultimamente, dopo essere riuscita a sfuggire a quei sogni, si era ritenuta abbastanza al sicuro da tentare, col risultato che ora ce l'aveva nuovamente in testa.

Si accorse che il ragazzo aveva continuato a parlare, ma lei aveva afferrato solo: "Ci eri vicinissima! Cosa ti ha impedito di raggiungermi, zuccherino?", poi aveva staccato la spina, odiava essere chiamata a quel modo, e gliel'avrebbe anche fatto presente, se non fosse che da quando le era comparso in sogno dieci anni prima si ostinava fermamente a tenergli il broncio e a non aprire bocca, nella speranza che la lasciasse finalmente in pace.

Gli lanciò un'occhiata fulminante, ma lui non parve accorgersene, invece scoppiò a ridere: "Sono così felice che presto ci rivedremo, adesso sei abbastanza grande, e abbastanza forte per salvare tua madre!". Arya sobbalzò. Sua madre era lì? Il ragazzo si finse stupito, era ovvio che stesse fingendo, possibile che sul serio si aspettasse che lei lo sapesse? Controvoglia, gli rivolse la domanda: "Che intendi?" "Ma come, non mi hai ascoltato tutte le altre volte? Eppure ti ho parlato tanto di questo posto!" "No, in effetti mi sforzo di dimenticare qualsiasi cosa che esca dalla tua bocca, anzi, meglio, cerco di non farcela nemmeno entrare, nella mia testa, nel caso debba contaminare gli altri pensieri che faccio" "Sono così preziosi?" "Certo!". Arya incrociò le braccia sul petto, quel ragazzo la stava solo prendendo in giro, uno scherzo di pessimo gusto tra l'altro, e lei c'era cascata in pieno. Era impossibile che sua madre si trovasse davvero in quel luogo, era solo un maledettissimo sogno, dal quale voleva immediatamente svegliarsi.

Non fu accontentata. Il ragazzo riprese a parlare: "Tu non mi credi. Non ti fidi di me?" No. Fu la risposta secca che pensò di dargli. Invece restò in silenzio, chiudendo gli occhi e riaprendoli per cercare di svegliarsi. Quel sogno cominciava a farsi troppo strano, perfino per i soliti standard, e il pensiero di sua madre era ancora troppo doloroso per parlarne con qualcuno, specialmente con un perfetto estraneo. "Che fai?" le chiese quello ridacchiando "Non te ne puoi andare. Ora ascolta, non ho molto tempo. Tua madre è qui, prigioniera del Lord Oscuro. Si trova nel suo castello, imprigionata nella torre più alta, per non farla fuggire. È incatenata lì da dieci anni, in attesa che tu venga a liberarla. Adesso sei abbastanza forte. So che lo sei. Vieni da me, ti prometto che ti aiuterò a salvarla. Non sto scherzando. Dopo dieci anni di silenzio, il Lord sta perdendo la pazienza, credo che presto potrebbe mettere fine alla sua vita. Bisogna darsi una mossa. Sei con me?".

Arya era sbalordita, ma cercò di non darlo a vedere "Hai le prove? Mia mamma è scomparsa anni fa, è vero, ma nessuno, nemmeno la polizia, sa dove sia finita, la credono morta. Che prove hai tu per convincermi del contrario?" il ragazzo sghignazzò, un verso odiosissimo alle sue orecchie, poi disse: "La polizia... Non so di cosa tu stia parlando, ma se è qualche ente del tuo mondo allora stai sicura che non la troveranno mai. È qui, a Drawland, non puoi semplicemente fidarti di me?" "Le prove" rispose lei con aria truce. Se uno sguardo potesse uccidere, pensò Arya, lui sarebbe già morto e defunto.

"Ok, ok" rispose il tale e con lentezza esasperante tirò fuori dalla tasca un brandello di qualcosa, carta, realizzò Arya, con sopra uno schizzo nel quale riconobbe il tratto della madre. Sbiancò. "Come fai tu ad avere questo disegno?" "Me l'ha dato tua madre, per te, prima di essere catturata. Probabilmente sapeva che non ti avrei convinta tanto facilmente. Le somigli, in questo, siete testarde entrambe. Allora, adesso mi credi? Verrai con me?" "Ancora non lo so" sussurrò Arya, spiazzata e frastornata dalla svolta inaspettata che aveva preso il sogno, poi la terra le mancò sotto i piedi, e venne trascinata di nuovo nel mondo reale.

Arya's drawingsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora