All the girls had long hair
All the boys had long hair
And you were missing out

Mi sveglio con uno scatto ma ci metto un po' prima di aprire gli occhi. Le lenzuola su cui sono avvolta sono bianche, profumano di un odore che non conosco. Il cuscino è morbido, ma non ricordo questo posto.
Mi guardo attorno: c'è un comodino affianco a me e vedo un cellulare nero; non è il mio. Lo prendo per controllare l'ora e scopro che sono solo le sette del mattino e che nello sfondo c'è un disegno con tanti colori, sembrano pennellate.
Mi fa male la testa quando mi metto a sedere, vorrei legare i capelli ma non ho un elastico. Indosso dei boxer grigi che mi stanno leggermente grandi, soprattutto sulle cosce e sul cavallo, e una maglia bianca dei Rolling Stones.
Ricordo piccoli frammenti della notte appena trascorsa, e l'ultima cosa che ricordo è che sono salita in macchina con Harry, quindi deduco che questa sia camera sua. La porta è aperta, così scendo dal letto e mi aspetto di trovare delle scale che portano al piano di sotto, ma in realtà non c'è nessun piano di sotto. C'è un'unica stanza con una vetrata che porta ad un minuscolo giardino in cui vedo un vecchio divano sotto ad un piccolo gazebo ingiallito dal tempo. Dentro, da un lato, c'è una cucina con una penisola e degli scaffali colmi di spezie ed un bong. Affianco c'è un televisore, un divano a due posti e tra di questi un tavolo per quattro, nero; accanto alla porta della stanza da letto c'è un'altra porta che presumo sia quella del bagno. La cosa che più mi lascia di stucco sono la miriade di quadri e disegni che cospargono la casa. Ce n'è uno diverso in ogni angolo, alcuni sono ammucchiati, altri sono disposti per file orizzontali.
Non vedo Harry. Faccio qualche passo e scorgo la sua chioma riccioluta sul divano. Dorme e realizzo che si è coricato nel divano per lasciare il suo letto a me.
Non ci sono altre stanze, questo piccolo appartamento è solo per lui. Ricordo che trovai anch'io una casa simile a questa, quando mi trasferii a Londra, ma poi mi si presentò l'opportunità dell'appartamento che condivido adesso, e vivere in compagnia mi sembrò più divertente.
Indecisa su cosa fare, e non sapendo dove Harry abbia messo la mia roba, vengo attratta dallo stesso disegno che compariva nello sfondo del cellulare che ho preso prima, il quale presumo sia di Harry. Mi avvicino cercando di fare il minimo rumore, e lo guardo da vicino.
Sono pennellate forti e decise, anche se sembrano date dall'istinto. Accanto c'è il dipinto di un paesaggio, e poi il ritratto di una ragazza dai capelli chiari, tendenti al pesco, con gli occhi curiosi e le sopracciglia scure. Ha le stesse fossette di Harry, le labbra incurvate in un piccolo sorriso e qualche lentiggine sul viso.
Ci sono così tanti dettagli nei disegni di Harry, che mi sembra di vivere una vita diversa a seconda dell'opera che guardo.
Scorgo un disegno a matita incastrato tra due quadri, e riconosco il luogo che ha disegnato: è la panchina su cui ci siamo seduti qualche sera fa, quella dove mi ha portata. Dev'essere un luogo particolare per lui, per averlo disegnato.
Starei ore a guardare i suoi disegni, e forse perdo davvero la cognizione del tempo, perché non mi accorgo di quando Harry si sveglia.
"Che stai facendo?"
La sua voce è più rauca del normale. Trasalisco, ho in mano uno dei suoi album da disegno quando mi volto a guardarlo. Ha i capelli più spettinati del solito, il petto è nudo e vedo diversi tatuaggi su di esso: una farfalla sullo stomaco, ed altri disegni che sembrano scarabocchi sulle spalle e sparsi per le braccia; quello sinistro è più disegnato di quello destro. Indossa soltanto i boxer, mi domando se non senta mai freddo.
"Scusa" biascico rimettendo l'album a terra, dove l'ho trovato.
Harry afferra una maglietta poggiata sul divano e la indossa, io resto immobile a guardarmi attorno.
"Come stai? Ti sei ripresa?"
"Sì"
"Bene" si sposta verso la penisola, ancora visibilmente assonnato, con gli occhi gonfi e le gambe che sembrano andare per conto loro. "Hai fame?"
Apre il frigo, ma tutto ciò che vorrei in questo momento è una secchiata d'acqua gelida in testa, anche se ho freddo.
"Ho sete"
Mugugna distrattamente, si passa le dita tra i capelli portandosi i ciuffi ribelli all'indietro e prende del succo alla pesca.
"Può andare?"
Annuisco. Harry prende due bicchieri trasparenti e li riempie, poi me ne passa uno.
"Grazie" dico prima di bere.
Mi sento in imbarazzo. Sono a casa di Harry, un quasi completo sconosciuto, dopo tutto quello che è successo. Il mio aspetto non dev'essere dei migliori, so di essere pallida e di avere evidenti occhiaie a segnarmi il viso. Per di più ho freddo e so di non avere niente di pesante appresso. Non so cosa fare e Harry mi fissa.
"Ne vuoi parlare?"
È la domanda più stupida ed inopportuna che possa farmi, non sono nemmeno sicura che gli interessi una risposta. Eppure io vorrei liberarmi. Non ho più voglia di piangere e non so nemmeno perché mi sentissi così spoglia e vulnerabile ieri sera, ma sento il bisogno di liberarmi.
"Brett è pazzo" dico a bassa voce e Harry alza un sopracciglio.
"Ha i suoi motivi" risponde facendo il giro della penisola. Lo seguo con lo sguardo, decisamente perplessa.
"Come?"
Lui si ferma e si volta a guardarmi.
"Hai la vaga idea di quello che è successo?" sbotto.
Harry non risponde e continua a guardarmi, innervosendomi.
"Quello che hai visto tu è solo una parte della storia. È venuto a cercarmi per mettermi in guardia da te"
Adesso sembra colpito, lo capisco dalla piega che ha preso il suo sguardo, con le sopracciglia inclinate e leggere rughe sulla fronte aggrottata. I suoi occhi sono verde acqua, ora.
"Che cosa ti ha detto?"
Deglutisco e non so se sia il caso di dirglielo, ma mi sono messa nei casini da sola, e adesso lui vuole una risposta. Sono brava a dire le bugie, ma in questo momento non mi riesce.
"Ha detto di starti alla larga. Che mi userai soltanto. Che mi fotterai come fai con tutte, e poi mi lascerai marcire in un angolo"
L'espressione di Harry non cambia, ma sposta gli occhi dal mio viso al pavimento. È scalzo, lo siamo entrambi a dire il vero, e vedo che ha anche una caviglia tatuata con una scritta.
Sospira ancora assorto nei suoi pensieri, dopodiché si volta e mi dà le spalle.
"Ti do qualcosa da mettere e ti porto a casa"
Lo guardo sparire in camera sua e vorrei tirargli dietro l'intera casa, se non fosse che non ne ho le forze. Lo detesto.
Non riesco a capire cosa gli passi per la testa, è come un rompicapo troppo complicato per me che non riesco nemmeno a capire me stessa. Per cui non dico niente.
Torna con in mano dei pantaloni da ginnastica, una maglietta ed una felpa, porgendomeli. Li prendo ed in silenzio mi dirigo in bagno. Indosso gli abiti che mi ha dato ed odorano di lui, o di qualcosa che mi ricorda lui. C'è lo stesso odore di pulito delle lenzuola, un profumo che mi stordisce per qualche istante perché è questo l'effetto che mi provoca Harry. Lui mi stordisce.
Impiego poco tempo per cambiarmi gli abiti, sciacquarmi il viso – constatando quanto pessima sia la mia faccia – e legare i capelli, e quando esco trovo Harry che infila i miei vestiti di ieri sera dentro una busta in carta. Indossa dei jeans neri stretti ed un maglione chiaro. Ha legato la parte superiore dei capelli in una piccola coda, lasciando quindi la fronte libera. Le sue sopracciglia sono lunghe e dritte, i suoi occhi incupiti nella stessa espressione che aveva prima e che non ha abbandonato. Mi domando perché le parole di Brett che gli ho riportato gli facciano questo effetto, ma non gli chiedo nulla. Poggio la maglietta e i boxer con cui ho dormito sul divano e il fatto che non mi ricordi se fosse stato lui od io a cambiarmi di abito mi manda in confusione, ma non voglio più parlare con Harry. Non per ora, almeno. Sono stanca e distrutta e tutto quello che vorrei fare è spegnere il mio cervello che martella senza sosta.
Harry mi porge la busta ed un paio di scarpe dicendo "Andiamo?" e io lo seguo fuori dalla porta.
Le scarpe mi stanno larghissime e ci cammino male, lo stesso discorso vale per i pantaloni che mi cadono in continuazione, ma la felpa è così lunga da arrivare alle cosce, devo arrotolare le maniche un paio di volte per farle arrivare ai polsi. Piove e non potrebbe andare peggio di così.
Saliamo in macchina in assoluto silenzio, ma appena Harry mette in moto parte un cd indie rock che riempie i nostri vuoti.
Harry guida bene. Non conosco la zona in cui vive, non è abbastanza trafficata ma lui riesce a districarsi anche nelle vie con un po' più di veicoli. Non devo ricordargli dove abito perché ormai conosce la strada a memoria.
Penso ad Oli, dovrei chiamarla. Poi penso a Louis e al fatto che siano venuti insieme. Penso a Brett e a quello che è successo ieri sera. Penso alla mano di Harry che sfiora la mia quando tocca il cambio, e la sposto.
"Conosci questa canzone?"
Ha rotto il silenzio ma non mi guarda. Lo tengo d'occhio senza farmi accorgere, il neo vicino alla bocca è una delle prime cose che ho notato.
"No"
"Si chiama Long Hair, è dei Drowners"
Inizia a canticchiarla e scopro che ha una bella voce per uno che fa domande di merda. Ora canta con più entusiasmo e sì, lo sa fare davvero bene. Deglutisco affaticata, gli lancio uno sguardo sperando che non mi veda. Tiene il ritmo battendo le dita sul volante ed in qualche modo mi mette allegria e mi tranquillizza, forse perché la canzone non è triste o sdolcinata. Ma io non voglio essere allegra e tranquilla. No, io voglio essere incazzata. Voglio avercela con lui per essere così enigmatico e silenzioso, perché mi confonde e non so come comportarmi con lui. Prima che me ne accorga ho spento la radio e i suoi occhi sono su di me. Vorrei che non mi facessero alcun effetto, ma non è così.
Poggio di nuovo la schiena sul sedile ed incrocio le braccia al petto, mentre lui continua a guidare fino ad un semaforo rosso. Qui si accende una sigaretta, i finestrini sono chiusi quindi il fumo mi arriva addosso. Con due dita si tortura il labbro inferiore, lo vedo anche se non vorrei.
Quando il verde scatta parte spedito e da qui inizio a riconoscere la strada. Non ci diciamo nulla per tutto il tragitto e la musica non si interpone più tra di noi.
La macchina si ferma nel parcheggio e io afferro di nuovo la busta coi miei vestiti, slacciandomi la cintura.
"Grazie" dico poco prima di aprire lo sportello, ma Harry mi afferra il polso e mi irrigidisco.
Guardo prima la sua mano, poi il suo viso e non è riuscito a rilassarsi nemmeno un po'. Mi guarda senza togliere la mano, la sua presa non è stretta.
"Fai attenzione"
Non so cosa voglia dire. Non so a cosa si riferisca. Annuisco una volta e lui sposta la mano dalla mia pelle, dandomi l'opportunità di andarmene. Forse vorrei restare con lui, ma so che non è il caso, così mi trascino fuori dall'abitacolo tenendomi i pantaloni e facendo attenzione a non perdere le scarpe mentre mi avvio verso il portone. Harry sparisce ancora prima che io riesca ad aprirlo.

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