No. 7 - La ragazza e il guscio

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Sito Ares, Asia

Ore quattro del mattino. Nei lugubri corridoi regna il silenzio intervallato da spari, urla ed esplosioni. Il disastro provocato dalla massiccia breccia nel contenimento dilaga nella Fondazione. Ad un certo punto si sente un grido:

-Lasciatemi! Lasciatemi andare bastardi! Lasciatemi! - Urla una guardia, trattenuta al muro da altre due.

-Se non ti calmi ti pianto una pallottola in testa! - Esclama Capitano della Squadra Ares-4, Hiroiko Tominaga.

-Lei non capisce Capitano! Non è me che deve uccidere, è lei! Deve uccidere lei!

-Per quale motivo dovrei farlo? E chi sei tu per darmi gli ordini?

-Lei non deve esistere! Se non viene uccisa, fuggirà da qui! E allora voi sarete fottuti. Non solo voi, ma l'intero mondo sarà fottuto! E la colpa ricadrà su di voi perché non siete riusciti a fermarla!

-Chiudi il becco! - Sbraita Tominaga, estrae la pistola e infila la canna in bocca alla guardia. Gli altri osservano la scena senza fiatare. - Non ti permetto di usare questo tono con me! Stai oltrepassando il limite! Tu hai una mente debole perché non riesci a controllare gli effetti anomali che lei ti ha dato! Sei tu quello che deve essere eliminato, non lei! Ora o ti calmi, o dici addio alla tua misera vita!

La guardia lo fissa dritto negli occhi e fa cenno con la testa di aver capito. Tominaga abbassa la pistola e la rimette nella fondina.

-Mi dispiace Capitano. No sono riuscito a controllarmi. Colpa mia.

-Spero che adesso tu abbia capito la gravità della situazione.

La guardia annuisce con una voce flebile.

-Adesso mi devi spiegare per quale ragione tu e gli altri avete fissato quell'anomalia? Perché non l'avete catturata subito?

La guardia fa per rispondere, ma in quel momento arriva di corsa una ragazza sudcoreana brandendo la propria spada in Teleuccidente.

-Che cosa succede? - Dice fermandosi vicino a loro. - Perché stavate urlando così tanto?

-Niente di ché, Agente Speciale Fi. - Risponde Capitano Tominaga. - La qui presente guardia, preposta alla sorveglianza della cella di SCP-053, ci stava per spiegare per quale motivo ha avuto un contatto visivo con l'anomalia.

-È così? - Fi si rivolge alla guardia.

-Sì signora. - Questa risponde. - Ma non è stata colpa mia!

-Guardare 053 per più di dieci minuti non è stata colpa tua?!

-Capitano la prego si calmi. Vai avanti.

-Dicevo, non è stata colpa mia. E nemmeno quella degli altri. Quando l'anomalia è uscita, abbiamo cercato di catturarla in tutti i modi. Ma lei capisce che senza colpirla e senza guardarla è alquanto complicato farlo. E così, quando siamo riusciti finalmente ad avvicinarci ad essa, l'abbiamo circondata in modo che non potesse fuggire ancora.

-Mi state dicendo che non stavate riuscendo a catturare una bambina di tre anni per ben tre ore? - Chiede con tono alto il Capitano.

-Le ho detto che era impossibile farlo in massima sicurezza. Dovevamo stare molto attenti. È pur sempre un'anomalia. Quando siamo riusciti finalmente a circondarla, la stavamo per catturare quando qualcosa ha catturato la nostra attenzione. Qualcosa che proveniva da lei. Non riuscivamo a distogliere lo sguardo in alcun modo. E così i minuti passavano e appena erano scaduti i dieci minuti, tutti noi abbiamo sentito un urgente bisogno di ucciderla. Sentivamo una rabbia talmente forte che siamo finiti per spararci a vicenda. Alla fine sono rimasto solo io e dell'anomalia nemmeno traccia.

SCP BrecciaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora