6. sulla difficoltà

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Parlando del denaro, abbiamo detto che, volendo, possiamo pagare per avere più vite, mosse, potenziatori, ecc. Ma, secondo me, arriverebbe un momento in cui sarebbe un po' troppo facile, in cui non servirebbe più quella strategia che ti fa sentire meglio dopo che sei riuscito a superare un livello difficile. Perchè ci sono dei livelli molto difficili.

In teoria ci sono livelli più facili e altri più difficili, quelli più facili valgono meno, ti danno meno monete, e quelli difficili valgono di più, ti danno più monete. In linea di massima i livelli facili valgono 50 monete, che possono aumentare se ci rimangono mosse o potenziatori non utilizzati, quelli più difficili 100 monete e quelli ancora più difficili 150.

Io non sono abituata a guardare quante monete corrispondono a un livello prima di farlo, è uno di quei dati che ignoro consciamente perchè non mi cambia nulla. Ma, quando ci metto molti tentativi a superare un livello e poi mi dà solo 50 monete, mi chiedo sempre se sono stata sfortunata e mi sono toccate le combinazioni più difficili o se sono io che sono così scarsa che persino i livelli facili mi sembrano impossibili.

Il livello di difficoltà percepito é soggettivo. Dipende dal giocatore, dalla sua abilità, dalle sue emozioni in quel momento, dalla stanchezza, dall'allenamento, e forse da altre variabili che non stiamo a elencare. Anche se ci fosse un livello di difficoltà assoluto e oggettivo, in realtà sarebbe solo un dato che non servirebbe a nulla conoscere.

Anche nella vita ci sono momenti in cui non riusciamo a fare quel che vorremmo, o quel che crediamo di dover fare, in cui c'è qualcosa di troppo difficile. E persino momenti in cui qualsiasi cosa ci sembra troppo difficile. Ma è una difficoltà percepita, soggettiva. Molti credono che la soluzione stia nella ricerca dell'oggettività ma spesso è solo una perdita di tempo frustrante e controproducente. Io preferisco un'altra strada, la contestualizzazione.

Partendo dal pressuposto che ogni problema è una nostra lettura personale e soggettiva della realtà, abbinandogli dei dati sulla persona possiamo avere una lettura più completa su cui poter lavorare. Possiamo ampliare la mappa per vedere dove si nasconde la soluzione. Ma, per farlo, dobbiamo cambiare prospettiva. Come coach, il mio compito principale è proprio questo: aiutare le persone a cambiare il modo in cui guardano i problemi.

Quando al "non posso" o "non ci riesco" aggiungiamo dati su di noi, appaiono le soluzioni che ci permeterebbero di farcela. "Non posso dimagrire" è un pensiero molto più limitante che "non posso dimagrire mangiando così tanto". Non posso discutere con il mio capo è molto più frustrante che "in questo lavoro non si può discutere con il capo". Le definizioni contestualizzate ci lasciano intravedere che potremo mangiare meno o cambiare lavoro.

Le persone possono voler fare un cambiamento, per svariati motivi, ma principalmente si raggruppano in due categorie: convinzione o disperazione. Diciamo che, all'inizio, i problemi nascono piccoli e serve molta convinzione per cercare di risolverli. Ma, se non li risolviamo in quel momento, si ripetono in maniera sempre più pesante. Fino a quando, diventando grandi, è la disperazione a rendere tutto più "semplice".

Smettere di fumare perchè ci dà fastidio o per motivi economici è molto difficile, perchè non attiviamo tutte le nostre energie. Quando, invece, un dottore ci dice che se non smettiamo abbiamo un'aspettativa di vita molto limitata, sarà più facile che ce la mettiamo tutta. Lo stesso vale per qualsiasi cosa.

La buona notizia è che,  facendo le domande giuste, con curiosità e neutralità, un coach, come me, può aiutare le persone a trovare, a creare, le proprie strade, le proprie strategie per definire e raggiungere i loro obiettivi. I loro. Senza argomenti predefiniti, senza imposizioni, senza generalizzare. Se vi va, proviamo.

13 cose che ho imparato giocando a garden scapesWhere stories live. Discover now